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Non solo prescrizione, la questione è tosare il potere PDF Stampa
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di Alberto Mingardi


Gazzetta del Mezzogiorno, 22 febbraio 2020

 

La discussione politica non è una conferenza fra specialisti: e dunque, giustamente, semplifica, smozzica, traduce questioni complesse in materia digeribile dai più. Fa impressione però il tenore del dibattito sulla prescrizione. I sostenitori della riforma Bonafede sono riusciti a far passare l'idea che coloro che vorrebbero abolirla o rivederla in realtà vogliano soltanto creare conflitti all'interno della compagine governativa.

Questo, nel caso di Renzi, che fa di tutto per confermare l'impressione. Nel caso dell'opposizione, va da sé che Forza Italia rappresenta i corrotti e Salvini e Meloni, pure più prudenti del solito sulla questione, vorrebbero rappresentarli, ereditando tutto il pacchetto di "deplorabili" elettori berlusconiani.

È un mondo senza sfumature di grigio, guardie da una parte ladri dall'altra, e all'italiano medio, convinto - tutto sommato non a torto - che il grosso della classe dirigente del Paese giochi nella seconda delle due squadre, riesce facile capire per chi parteggiare. In realtà i giuristi spiegano che la prescrizione è parte dell'istituto del processo penale, non va considerata di per sé ma nell'economia del funzionamento complessivo del nostro diritto.

Alla più parte di noi dovrebbe bastare sapere che la prescrizione esiste a garanzia del diritto di difesa, serve affinché nessuno di noi possa subire processi infiniti perché sospettato di un certo reato. Se adottiamo il punto di vista per cui ognuno di noi è colpevole fino a prova contraria, va da sé che si tratta di un regalo ai criminali. Ma se pensiamo che sia vero il contrario, che civiltà voglia che ciascuno di noi sia considerato innocente fmché non emergono prove chiare a dimostrarne la colpevolezza, la prescrizione fa parte di quell'insieme di norme, comportamenti, istituti che passano sotto il nome di "certezza del diritto".

Perché la certezza del diritto è tanto importante? In buona sostanza, perché è uno dei modi coi quali si limita il potere: il potere dello Stato e dei suoi tentacoli, magistratura inclusa. Perché è importante limitare quel potere? Basti pensare alla più nota delle defmizioni di Stato: il monopolio della violenza legittima. La parola "violenza" non è lì per caso. Le nostre chiacchiere di tutti i giorni sono intrise di "potere".

Riteniamo che sia potente tizio oppure caio, immaginiamo poteri forti che tramano nell'ombra, consideriamo una grande impresa un "potere economico", c'è "potere" persino nei reality televisivi e nelle più scalcinate associazioni di periferia. Però nessuno di questi "poteri" può, se lo ritiene, requisirti la vita. Nessuno può bloccarti i conti correnti. Nessuno può decidere che per alcuni mesi o anni non potrai andare dove vorresti, o vedere le persone che desideri, quando lo desideri.

Il potere pubblico cerca di limitare la violenza nella società, la monopolizza per ridurre lo spazio a disposizione dei banditi di strada, di stupratori e topi d'appartamento. Ma chi monopolizza le risorse di violenza si trova a godere di immense possibilità di condizionare le vite degli altri.

"Se gli uomini fossero angeli, nessun governo sarebbe necessario. Se gli angeli governassero gli uomini, nessun controllo - esterno o interno - sul governo sarebbe necessario. Nel prefigurare un governo di uomini su altri uomini, questa è la difficoltà più grande: prima bisogna permettere al governo di controllare i governati, poi obbligare il governo a controllare se stesso".

In quattro righe, James Madison sintetizzò alla perfezione quello che è il problema di una società che voglia essere libera e ordinata. Le due cose non sono solo compatibili, lo sono necessariamente: senza un minimo di ordine, non si può godere appieno della libertà. Ma senza libertà non c'è ordine, c'è arbitrio, c'è un regime di terrore o la sua anticamera.

Ecco, il diritto è uno degli strumenti che abbiamo ereditato per cercare di mantenere questo equilibrio delicato. La prescrizione sarà pure materia che si presta a contingenti valutazioni politiche. Ma pensare che si tratti soltanto di questo, accettare che così ci venga raccontata, vuol dire rivelare che non si pensa che il potere debba essere limitato.

Effettivamente per contenere, limitare, circoscrivere il potere serve sempre una cultura che abbia proprio questa limitazione come obiettivo, una cultura che informi i comportamenti e le parole della classe politica ma anche di tutti noi. In Italia quella cultura è oggi patrimonio di pochissimi. Forse anche questo contribuisce a spiegare lo stato miserevole delle nostre istituzioni e del nostro Paese.

 

 

 

 

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