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Bari. I Radicali Italiani in visita nel carcere: "Pochi agenti e celle sempre chiuse" PDF Stampa
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Valentina Stella


Il Dubbio, 22 febbraio 2020

 

La visita dell'associazione Marco Pannella. Annarita Di Giorgio: "Ci spiace constatare che la direzione di Taranto ci abbia negato gli ultimi permessi richiesti"

L'associazione Marco Pannella il 15 febbraio, con il consigliere regionale Francesca Franzoso e il segretario di Radicali Italiani Massimiliano Iervolino, ha effettuato una visita presso il carcere di Bari. "Una struttura- racconta Annarita Digiorgio, membro del direttivo dell'Associazione - che conosciamo bene date le numerose visite effettuate, e che pure, nonostante le tante segnalazioni, ancora vige in uno stato drammatico tanto che la settimana scorsa persino il Procuratore Generale di Bari Anna Maria Tosto (che ne ha fatto visita sollecitata dal direttore) ha parlato di trattamento disumano". Inoltre, aggiunge l'esponente radicale, "rispetto all'ultima visita che avevamo effettuato l'anno scorso, sono stati completati i lavori, chiesti dal direttore, per le docce in tutte le celle e una porta che separa le celle da bagno e cucina".

I detenuti presenti sabato mattina erano 436 su 399 posti disponibili. Per quanto concerne gli agenti di polizia penitenziaria, poche unità devono sopperire a traduzioni, copertura dei colleghi anziani, straordinari, 104, malattie, e "la loro esiguità va ad incidere su tutte le restanti attività trattamentali, rieducative e sanitarie, nonché di sicurezza stessa dei detenuti e del personale tutto. A volte un solo agente deve coprire tre piani. Motivo per cui, oltre alle esigenze legate alla pericolosità e incompatibilità tra detenuti, in questa struttura le porte delle celle restano chiuse tutto il giorno".

Nella casa circondariale di Bari quasi tutti detenuti sono in attesa di giustizia: ciò per la Digiorgio significa che "a differenza dei definitivi, non possono accedere ad attività trattamentale, rieducativa, permessi, né al lavoro. Tutti i detenuti lavoranti sono alle dipendenze del carcere (i cui fondi sono limitati), mancano completamente ditte esterne che li assumono usufruendo della legge Smuraglia, così come enti locali che sfruttino l'articolo 21 per lavori socialmente utili. A questo proposito è urgente segnalare la totale assenza degli enti locali, che pure dovrebbero occuparsene non solo perché il carcere è parte integrante della città e della società, ma anche perché diretti responsabili di impegni come il reinserimento".

Conclude Digiorgio: "Ci spiace constatare che la direzione del carcere di Taranto ci abbia negato gli ultimi permessi richiesti. Mentre sempre proficuo e fruttuoso è stato il rapporto instaurato negli anni con la direzione del carcere di Bari e in particolare con la dottoressa Pirè e il responsabile sanitario Nicola Bonvino. Tra l'altro le nostre visite si rendono ancora più necessarie dal momento che invece il Garante in carica da 7 anni e nominato dalla Regione Puglia, presidente di Confcoperative, è totalmente carente nel ruolo che gli spetta, ovvero garantire i diritti dei detenuti che nelle carceri pugliesi non sono garantiti affatto. E ogni volta che effettuiamo visite nelle carceri e parliamo con i detenuti ci dicono che mentre a noi ci vedono sempre, il garante regionale non lo hanno mai visto neppure una volta. Del resto pure la relazione annuale che dovrebbe consegnare è ferma al 2017".

 

 

 

 

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