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Davigo: "Via i detenuti stranieri dalle carceri" PDF Stampa
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di Giuseppe Crimaldi


Corriere del Mezzogiorno, 19 febbraio 2020

 

È stato un confronto schietto, senza peli sulla lingua, a tratti anche teso quello avvenuto ieri a Castel Capuano tra Piercamillo Davigo, ex pm di "Mani pulite" e oggi consigliere del Csm, e gli avvocati, che spesso lo hanno criticato per le sue prese di posizione. Al centro del dibattito, moderato dal direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano, temi di grande attualità quali la prescrizione, la durata dei processi, la riforma della giustizia.

A partecipare, oltre a Davigo, sono stati gli avvocati Antonio Tafuri, presidente del Consiglio dell'Ordine, Alfredo Sorge, consigliere dell'Ordine, Ermanno Carnevale, presidente della Camera penale, Vincenzo Maiello, ordinario di Diritto penale all'Università Federico II, particolarmente critico nei confronti dell'ex pm, e il magistrato Marcello Amura, presidente della giunta napoletana dell'Anm.

Davigo ha innanzitutto protestato contro chi ha riportato in maniera distorta alcune sue dichiarazioni che hanno fatto infuriare l'avvocatura: "Mi si fanno dire cose diverse da quello che ho detto e questo mi sconcerta". Quindi ha affrontato il problema del sovraffollamento delle carceri: "Si sta male nelle nostre carceri, ma allora come mai gli stranieri non vogliono tornare nei loro Paesi? (e qui è stato interrotto dai fischi).

Il 40 per cento delle persone detenute nei nostri istituti sono straniere. Se noi riduciamo il numero dei detenuti stranieri risolviamo il problema del sovraffollamento: perché non avendo una casa e un lavoro è difficile che possano avere misure alternative al carcere. L'Albania, per esempio, rifiuta di prendere i suoi". Altri fischi sono arrivati quando Davigo ha raccontato l'episodio di un avvocato che, a Milano, è stato sorpreso a sottrarre atti processuali da un fascicolo: "Non è dignità", ha detto.

Ha replicato con fermezza Vincenzo Maiello, riferendosi allo scandalo che la scorsa estate ha travolto il Csm: "Non ci permettiamo di dire che esiste problema di moralità interno alla magistratura pur di fronte a una statistica che non ci lascia indifferenti". E, dopo avere affrontato diversi argomenti al centro del dibattito sulla giustizia, ha concluso: "Partiamo dalla Costituzione. Questa è la patria in cui ci sono stati martiri della libertà. Senza la difesa di diritti inviolabili della persona non c'è giustizia, ma spazi per scorribande di potere". Il suo intervento è stato particolarmente applaudito.

Ad assistere al dibattito c'erano i vertici di diversi uffici giudiziari tra cui la presidente del Tribunale, Elisabetta Garzo, il procuratore generale, Luigi Riello, e l'avvocato generale, Antonio Gialanella. Al termine del confronto, Sangiuliano ha invitato Davigo e Maiello a continuare il dibattito, interessante ancorché acceso, al Tg2.

 

 

 

 

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