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La riforma penale è già sgonfia. Preferibile la depenalizzazione, ma la gente non la vuole PDF Stampa
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di Alessandra Ricciardi


Italia Oggi, 19 febbraio 2020

 

Se l'obiettivo della riforma del processo penale è quello di annullare gli effetti perversi della sospensione della prescrizione, accelerando i processi, allora proprio non va". Carlo Nordio, ex procuratore aggiunto di Venezia, tra i protagonisti di Tangentopoli, legge attentamente il ddl delega messo in campo dal ministro della giustizia Bonafede per accelerare il processo penale così da ridurre gli effetti negativi della nuova prescrizione.

Un tema, quello della giustizia, su cui il braccio di ferro tra Italia Viva di Matteo Renzi e M5s, e più in generale il premier Giuseppe Conte, non si allenta. "Alcune scelte sono effettivamente utili, come l'introduzione delle notifiche telematiche", ragiona Nordio, "altre pericolose, come la devoluzione alle Procure dei criteri di selezione preferenziale dei fascicoli. Ogni Procura così rischia di diventare una Repubblica giudiziaria a sé stante".

 

Domanda. La riforma penale è stata approvata dal consiglio dei ministri, ed è attesa alla Camera. Servirà a deflazionare il processo?

Risposta. No. Una deflazione seria si può fare solo con una forte depenalizzazione e con l'introduzione della discrezionalità dell'azione penale. È vero che qui vengono incentivati i riti alternativi, ma senza quelle conseguenze premiali che si hanno, ad esempio, negli Stati Uniti. Insomma, né il patteggiamento né l'abbreviato risulteranno particolarmente convenienti, e la gran parte degli indagati, se il pubblico ministero non chiederà l'archiviazione, preferirà il dibattimento.

 

D. Le indagini più rapide saranno effettivamente possibili?

R. Una buona novità è proprio il criterio di richiesta di archiviazione. In pratica oggi l'indagato viene mandato a giudizio quando non vi è la prova della sua innocenza, e questa è un'anomalia grave. Con questa riforma dovrebbe essere "prosciolto" quando gli elementi raccolti dall'accusa non consentono una ragionevole previsione di condanna. Avrebbe un modesto (ma apprezzabile) effetto deflattivo e soprattutto sarebbe più aderente al principio della presunzione di innocenza. Ma questo non servirà ad accelerare le indagini, anzi potrebbe allungarle, perché qualche Pm potrebbe impiegare più tempo nella ricerca delle prove a carico dell'indagato così da evitare che non si arrivi a processo.

 

D. I riti alternativi saranno incentivati. Mi fa un esempio?

R. L'incentivazione riguarda soprattutto il patteggiamento, esteso a reati più gravi di quelli per i quali è ammesso oggi, ma con preclusioni che ne stemperano la novità. Quanto all'abbreviato, confesso che la legge delega è fumosa, e non si capisce dove voglia arrivare. Il giudizio abbreviato aveva un senso nella sua versione originale del codice Vassalli, cioè un giudizio allo stato degli atti. Poi è stato imbastardito, e ora è anche più confuso.

 

D. L'azione penale resta obbligatoria. Ma sarà ogni Procura a selezionare le priorità. Non c'è il rischio che ci siano tante linee di indirizzo a seconda delle Procure, che scontano magari anche sensibilità politiche diverse?

R. Certo che c'è questo rischio, ed è inaccettabile. Ogni Procura rischia di diventare una Repubblica giudiziaria a sé stante, perché non è previsto un indirizzo unitario e un conseguente controllo sulle decisioni dei singoli Capi degli uffici. E poiché i Capi non rispondono a nessuno di queste scelte, avremo l'ennesimo esempio di potere senza responsabilità. Tutto questo perché non si ha il coraggio di introdurre la discrezionalità dell'azione penale, che oggi è diventata arbitraria.

 

D. Non sarebbe stato più logico che fosse la politica a scegliere su cosa intervenire e concentrare l'azione penale?

R. Si, ed è quello che accade in tutti gli ordinamenti con un processo penale accusatorio. Una simile proposta era stata avanzata vent'anni fa nella Commissione bicamerale presieduta da Massimo D'Alema, con la famosa bozza Boato. In pratica si diceva che doveva essere il Parlamento, sotto la sua responsabilità politica (e quindi con un controllo elettorale) a indicare le priorità di trattazione dei procedimenti, secondo criteri di trasparenza e soprattutto di omogeneità. Ora invece non ci saranno né l'una né l'altra, ma soprattutto non si sarà un controllo sulle scelte operate dai Capi degli uffici. Vorrei ricordare che in America, dove c'è una severità che piace tanto ad alcuni miei colleghi, il pubblico ministero è elettivo, e se non lavora bene va a casa. Qui spesso è promosso al Consiglio superiore della magistratura

 

D. Una strada che in questo ddl non è stata presa in considerazione è quella della depenalizzazione di alcuni reati.

R. È politicamente poco pagante. Purtroppo l'opinione comune, a destra e a sinistra, è che tante leggi severe aumentino la sicurezza, è ogni depenalizzazione è vista come una sorta di resa di uno Stato debole. Non sono molto ottimista sulla possibilità di convincere la gente del contrario.

 

D. Si annuncia anche un rinfoltimento degli organici: 500 giudici onorari e mille amministrativi. Bastano?

R. No. Per neutralizzare gli effetti funesti della sospensione della prescrizione ce ne vorrebbero almeno dieci volte tanti. Questi non bastano nemmeno a coprire i vuoti di organico.

 

D. Ci sarà qualcosa di positivo nella riforma Bonafede.

R. Alcune scelte sono effettivamente utili, come l'introduzione delle notifiche telematiche e la loro semplificazione, ma se il suo obiettivo è quello di annullare gli effetti perversi della sospensione della prescrizione, accelerando i processi, allora proprio non va. Ripeto, questa legge non è tutta da buttare, ma non giustifica la riforma sulla prescrizione. Per di più bisognerà attendere i decreti attuativi. Ammesso che nel prossimo futuro ci sia un governo in grado di promulgarli.

 

 

 

 

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