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Intercettazioni, c'è l'intesa PDF Stampa
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di Simona Musco


Il Dubbio, 19 febbraio 2020

 

L'emendamento Grasso fa infuriare Iv: "Teniamo il testo di Bonafede". Voto rinviato a oggi ma la maggioranza si presenta compatta. L'esame del decreto intercettazioni rischia di mandare ancora una volta in fibrillazione la maggioranza giallorossa.

L'accordo tra renziani e 5Stelle arriva solo nella tarda serata. Poco prima Forza Italia e Lega avevano chiesto l'intervento della presidente Elisabetta Casellati e dai banchi delle opposizioni, prima delle parole della seconda carica dello Stato, si erano levati cori al grido di "onestà onestà", il refrain preferito dei grillini.

A far slittare il tutto è stata la presentazione del nuovo emendamento al decreto Intercettazioni da parte del relatore, Michele Giarrusso, frutto della mediazione interna alla maggioranza, ma sul quale manca il via libera di Italia viva. "Noi votiamo la fiducia su DL intercettazioni come chiesto dal Governo. Per cambiarlo serve il consenso di tutti. Chi forza a colpi di emendamento spacca la maggioranza", aveva twittato Davide Faraone.

Prima gli scontri sull'emendamento a firma Pietro Grasso. Poi i tentativi di conciliazione, il rinvio e infine l'accordo al fotofinish. Sono state ore di passione quelle di ieri in Commissione giustizia al Senato, dove la maggioranza si è spaccata per l'ennesima volta, questa volta sul decreto intercettazioni. E per arrivare alla pace è toccato attendere oltre le 19, quando i partiti di maggioranza hanno trovato l'intesa su un subemendamento alla proposta di Michele Giarrusso, arrivato in soccorso per evitare la fuga in avanti di Italia Viva.

Il testo del relatore, arrivato in sostituzione a quello dell'ex presidente del Senato Pietro Grasso, stabilisce che le intercettazioni disposte per un processo non possano essere utilizzate in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti, salvo che risultino indispensabili per l'accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza "o per reati molto gravi come lo spaccio di sostanze stupefacenti, contrabbando, pedopornografia, usura".

L'accordo si è trovato con l'introduzione di una ulteriore restrizione procedurale, in virtù della quale tali intercettazioni devono non solo essere "indispensabili" all'accertamento del reato, ma anche "rilevanti". Pericolo scampato, dunque, dopo una giornata di fibrillazioni interne alle forze di governo e le proteste delle opposizioni, che hanno chiesto l'intervento della presidente del Senato al grido di "onestà, onestà".

Ancora una volta a fare da pungolo al governo è stato il partito di Matteo Renzi, contrario alla proposta Grasso, che prevedeva la possibilità di utilizzare le intercettazioni anche per i reati per cui non si sta indagando, a patto che siano reati per i quali è previsto l'utilizzo degli ascolti. Una modifica al primo accordo mal digerita da Italia Viva, disposta a tutto pur di non "morire populista". A schierarsi in prima linea contro la proposta del senatore LeU è stato il renziano Davide Faraone.

"A scanso di equivoci - ha poi precisato in un Tweet - noi votiamo la fiducia su dl intercettazioni come chiesto dal Governo. Per cambiarlo serve il consenso di tutti. Chi forza a colpi di emendamento spacca la maggioranza. Sì fiducia, no provocazioni". Dopo le proteste, dunque, la Commissione ha interrotto i lavori, slittati prima alle 16.45, poi alle 18.30, in attesa di trovare un'intesa ed evitare così un voto congiunto tra Italia Viva e opposizioni, in vista del voto di fiducia in aula. E così, al termine del confronto è stata messa sul piatto la proposta di Giarrusso, riaprendo dunque i termini per la presentazione di nuovi sub-emendamenti, con il rinvio delle discussioni a oggi.

"Il punto è trovare una formulazione" che rispetti anche l'ultima sentenza della Cassazione sulle intercettazioni", aveva affermato Renzi, dribblando le allusioni su una possibile nuova rottura nella maggioranza. "Ci va bene il testo di Bonafede uscito dal Cdm o un testo che rispetti la sentenza della Cassazione, non capiamo perché ci si intestardisca su altro", avevano ribadito i senatori di Italia Viva, decisi a mantenere il punto.

Sul rinvio si è così scatenata l'ira di Forza Italia e Lega, mentre la presidente del Senato Elisabetta Casellati ha invocato di nuovo un patto etico sui lavori in aula: "questo andamento dei lavori non va bene perché non è rispettoso dei diritti di tutti".

"La ruota gira - ha commentato il capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo. Quando sarete all'opposizione e noi in maggioranza, la prossima volta, non venite poi a dire che non rispettiamo le regole", visto che "voi lo state facendo, prima dicendo che c'era fretta sul decreto e ora non siete in grado di mettervi d'accordo". Mentre per il senatore del Carroccio Andrea Ostellari, "noi restiamo al nostro posto e attendiamo, ma gli italiani stanno perdendo la pazienza: una maggioranza divisa non può governare".

Ma proprio mentre le opposizioni pregustavano la crisi finale, è arrivato l'annuncio: accordo raggiunto, con tanto di firma del capogruppo di Italia Viva, Giuseppe Cucca. "Oggi abbiamo lavorato molto e bene per raggiungere un accordo tra tutte le forze di maggioranza su un tema cruciale come quello dell'utilizzo delle intercettazioni - ha esultato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà. Sono soddisfatto del confronto avuto al tavolo sul dl intercettazioni dal quale è emersa una sintesi tra vari punti di vista e sensibilità che ci ha permesso di trovare una soluzione condivisa".

 

 

 

 

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