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Intercettazioni, l'intesa non ferma lo scontro tra il premier e Renzi PDF Stampa
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di Diodato Pirone


Il Messaggero, 19 febbraio 2020

 

Il Pd schierato con Palazzo Chigi: decida il presidente del consiglio come uscire dallo stallo. Sul tema delle intercettazioni la maggioranza trova un accordo in extremis ma la tensione non cala. Oggi si voterà la fiducia e poi il provvedimento passerà alla camera che ha pochissimi giorni per esaminarlo.

Intanto in Senato non si parla d'altro che del possibile ultimatum che Renzi potrebbe lanciare oggi da Porta a Porta. Il leader di Iv promette un "discorso duro e franco". Fonti renziane spiegano che al momento è più probabile che si arrivi ad un ultimatum a Giuseppe Conte, considerato all'origine dell'immobilismo.

Dal Pd osservano irritati: "Noi siamo leali a Conte: decida il premier a questo punto cosa fare". E dal Senato giungono segnali di un gruppo di responsabili pronti a sostenere il governo se servirà e se avranno "dignità politica": "Non faremo gli Scilipoti".

Nelle ore in cui a Palazzo Madama la maggioranza fibrilla per tutto il giorno sulla giustizia, per poi trovare un accordo solo in serata, Conte riunisce a Palazzo Chigi gli ultimi due tavoli sul programma di governo. Il messaggio che il premier, d'intesa con i "governisti" Pd, vuole lanciare è che "l'orizzonte è quello di legislatura". "Tutte le forze hanno condiviso l'obiettivo di imprimere la massima accelerazione all'agenda di governo", dice il premier aprendo il tavolo proprio sul tema della giustizia, con di fronte Maria Elena Boschi.

"Personalmente ho sempre preferito impiegare tempo e risorse per lavorare e non per alimentare polemiche. E così continuerò a fare", aggiunge Conte, accusando implicitamente Renzi di voler conquistare solo titoli di giornale. Sul programma elaborato "anche con le osservazioni e il contributo di Iv" il premier sarebbe pronto anche a presentarsi alle Camere, se necessario, per testare i numeri. Di sicuro, spiega chi gli ha parlato, non si può andare avanti a strappi. Un esempio? Al tavolo sull'Autonomia il ministro Francesco Boccia ottiene di portare la riforma in Cdm, probabilmente martedì.

Ma i renziani subito dopo fanno sapere che un accordo sul testo ancora non c'è. Era successo già in mattinata al Senato, sulle intercettazioni. Su un emendamento di Pietro Grasso che estende la possibilità di usare gli ascolti per le indagini su reati diversi da quelli per cui esse erano state effettuate. In un primo momento, su spinta dei 5S, erano stati inclusi i trojan.

Ma ai renziani non va bene neanche la riformulazione. "Votiamo la fiducia, ma al testo originario di Bonafede, se ci sono emendamenti non concordati spaccano la maggioranza", dice Davide Faraone. Renzi si accomoda tra i suoi senatori in Aula e si gode la scena. Si litiga tutto il giorno tra riunioni di maggioranza e commissione: Iv respinge anche una riformulazione dell'emendamento che restringe la platea dei reati. Solo a sera arriva l'intesa, su un subemendamento ancora più restrittivo, con l'accordo dei renziani. Ma intanto il testo slitta, le tensioni crescono.

Il senatore fiorentino riunisce a cena i suoi e festeggia l'ingresso in Iv di Michela Rostan alla Camera e Tommaso Cerno al Senato. È una sfida di numeri e di nervi. Grande attivismo si segnala anche nel campo dei "responsabili": alla Camera si muove Renata Polverini, al Senato Paolo Romani. Si susseguono pranzi, cene, incontri. C'è chi dice che a blindare la maggioranza sarebbero pronti tra i dieci e quindici senatori. Dal centrodestra già si scagliano su quelli che Fdi definisce "irresponsabili".

Ma l'operazione è complessa: "Non vogliamo essere i nuovi Scilipoti dice una fonte - Ci muoviamo se possiamo essere determinanti e se ci danno ogni dignità, un passo alla volta". Le cose potrebbero accelerare, se dal salotto di Porta a porta davvero Renzi annuncerà lo strappo. Comunque, concordano Conte e Zingaretti, così non si può andare avanti, bisogna fare chiarezza.

 

 

 

 

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