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Bologna. Anche i detenuti aderiscono alla fiaccolata contro l'odio PDF Stampa
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di Fernando Pellerano


Corriere di Bologna, 15 febbraio 2020

 

Lettera dalla Dozza al prof. Lederman: siamo con voi. Venti detenuti della Dozza hanno preso carta e penna per esprimere vicinanza al professor Henri Lederman, vittima di un episodio di antisemitismo. "Siamo venuti a conoscenza di alcuni vergognosi atti antisemitici (così nel testo, ndr). Noi generalmente siamo stati puniti per azioni socialmente riprovevoli e penalmente perseguibili. Le persone colpite da questi atti vengono discriminate senza aver commesso azioni penalmente punibili. Troviamo questo assurdo e ingiustificabile. È vergognoso assistere a tutto questo e vorremmo anche noi essere presenti fisicamente a questa fiaccolata silenziosa e pacifica per dire basata a questo razzismo ingiustificabile". Inizia così la lunga lettera di solidarietà di un gruppo di carcerati della Dozza inviata al professor Henri Lederman, sul cui campanello il 30 gennaio scorso è stata disegnata una stella di David con un pennarello. Un gesto inaccettabile e non certo isolato (vedi il caso della svastica disegnata sul muro del liceo Copernico), che hanno spinto Lederman a organizzare, insieme a molte altre reti cittadine, la fiaccolata silenziosa e senza bandiere, contro l'odio, il razzismo e l'intolleranza che si svolgerà mercoledì prossimo.

Fra le tante adesioni, inaspettata e fuori dall'ordinario arriva anche quella da carcere della Dozza. "La storia umana ci ha insegnato che l'odio verso il nostro simile non ha mai portato a un mondo migliore. In una società cristiana come si definisce la nostra, sarebbe meglio per tutti noi sforzarsi di mettere in pratica le parole della bibbia che ci esorta a perseguire la pace con tutti", prosegue la lettera che porta in calce la firma autografa di una ventina di detenuti. Consci della loro condizione, così concludono il messaggio di solidarietà, "mercoledì dalle nostre celle saremo con voi fortemente a favore del massimo rispetto che dobbiamo avere per il nostro simile a prescindere dal suo colore, dalla sua nazionalità, dalla sua religione, lingua e cultura. Con affetto...".

Nella passeggiata di "fratelli umani", come è stata definita dai promotori, ci saranno tante comunità straniere: islamica, ebraica, indiana, ortodossa e anche quella cinese, impegnata ieri in una cena solidale, con piatti orientali, alle Cucine Popolari di via del Battiferro. La fiaccolata vuole metaforicamente far uscire dalle tenebre ogni genere di discriminazione e intolleranza, compresa quella sottile e pericolosa prodotta dalla paura del Coronavirus nei confronti dei cittadini cinesi. L'ultima adesione è arrivata dalla presidenza del Collegio dei Maestri Venerabili dell'Emilia Romagna che, "con tolleranza, uguaglianza e libertà", invita tutti i fratelli a partecipare alla fiaccolata che per raggiungere piazza del Nettuno attraverserà il ghetto.

 

 

 

 

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