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La prescrizione entra nella riforma penale. Ma Palazzo Chigi vuole bruciare le tappe PDF Stampa
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di Liana Milella


La Repubblica, 14 febbraio 2020

 

Sorpresa nel consiglio dei ministri. Perché il lodo sulla prescrizione viene inserito dentro la riforma del processo penale. Con un obiettivo chiaro. Poterlo utilizzare per trasformarlo in un emendamento al disegno di legge Costa, in aula il 24 febbraio, che all'opposto vuole cancellare la prescrizione "corta" del Guardasigilli Alfonso Bonafede entrata in vigore il primo gennaio.

Oppure potrebbe diventare parte integrante del ddl di Federico Conte di Leu, il vero padre della nuova versione del lodo, che era abbinato in commissione Giustizia al ddl Costa, ma è stato disabbinato nell'ultima seduta. Ma niente esclude che possa tornare dentro la Costa in aula, oppure sostituirla del tutto. Una cosa è certa. Dopo le pressioni di Italia viva, che ancora ieri al Senato ha votato con Lega, FI e Fdl per cancellare la prescrizione, all'opposto la legge nella nuova versione va avanti. Nella formula che piace a Pd, M5S e Leu. Si chiamerà definitivamente "lodo Conte-bis".

E non è certo quello che avrebbero voluto i renziani (prescrizione bloccata solo dopo l'appello). Alla fine di una giornata pazzesca l'ha sdoganato definitivamente, anche nel suo contenuto, il consiglio dei ministri dopo l'ennesima riunione tra il Guardasigilli Alfonso Bonafede e i tecnici di Pd e Leu. Il lodo ha assunto la sua forma definitiva.

Due corsie differenti per assolti e condannati in primo grado. Chi viene assolto vede la prescrizione continuare a correre, salvo nel caso in cui - e su questo Bonafede ha puntato i piedi - stia per scadere entro un anno e il pm fa appello. A quel punto ci sarà una sospensione di 18 mesi per finire il processo. Per i condannati invece la prescrizione si ferma, il processo di appello va celebrato entro due anni e sei mesi.

Dopo una nuova condanna lo stop è definitivo. Con l'assoluzione scatta un bonus per la prescrizione perduta. Nuova sospensione dei termini invece per chi è assolto in vista della Cassazione, ma di sei mesi se la prescrizione stessa muore entro un anno. Ma i renziani bocciano tutto al pari di Forza Italia.

La loro battaglia continua com'è avvenuto ieri al Senato, quando è stato votato un emendamento forzista, ispirato da Costa, col blocco della prescrizione di Bonafede, inserito nel decreto sulle intercettazioni. È finita 12 a 12, quindi emendamento respinto per le regole del Senato, ma Iv ha votato col centrodestra. In aula il decreto dovrà passare con la fiducia, come il Milleproroghe dove ci sarà un nuovo emendamento Annibali. Senza Iv, per non andare sotto, per la maggioranza non resta che affidarsi al gruppo dei responsabili.

Mentre Costa minaccia emendamenti a raffica: "Voglio proprio vedere se avranno il coraggio di mettere la fiducia su ogni legge". Ma la novità è un'altra. Dopo oltre un anno di stand-by fa anche un passo avanti il ddl sul processo penale, bloccato coi governi giallo-verde e giallo-rosso per via della prescrizione. Ora l'intesa Pd, M5S e Leu è stata raggiunta con le novità sui tempi del processo e sul disciplinare. L'appello potrà durare due anni.

In primo grado invece un range da uno a tre anni a seconda della gravità dei reati e del numero degli imputati. Un anno in Cassazione. La scure disciplinare agisce in due tempi. Il pm finisce sotto inchiesta al Csm se, di fronte alla richiesta dell'imputato di celebrare il dibattimento in tempi rapidi per una sua inderogabile esigenza di vita, il magistrato non risponde entro 30 giorni. In appello invece, sempre nel caso di una esplicita richiesta dell'imputato, il giudice avrà al massimo sei mesi di tempo per procedere.

 

 

 

 

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