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L'Iran e la tortura, ma nel mondo nessuno protesta PDF Stampa
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di Lucio Malan


Il Riformista, 14 febbraio 2020

 

Violazioni dei diritti umani, sostegno al terrorismo, minacce di guerra, repressione. C'è un solo Paese che mette insieme sanguinosa repressione di pacifiche manifestazioni di protesta, sostegno evidente al terrorismo internazionale, promesse di annientare uno stato sovrano (Israele) e sistematica e grave violazione dei diritti umani, in particolare di dissidenti, donne e omosessuali.

Eppure ha generalmente buoni rapporti con quasi tutti i paesi del mondo, Unione Europea inclusa. Se ne è parlato ieri in una conferenza stampa al Senato, per iniziativa di Elisabetta Zamparutti di Nessuno tocchi Caino, insieme a Laura Harth, rappresentante del Partito Radicale Trasnazionale presso l'Onu, Elisabetta Rampelli, presidente del Tribunale delle Libertà Marco Pannella, con la partecipazione dell'ex ministro degli esteri Giulio Terzi, del sottoscritto, da tempo impegnato contro gli abusi del regime di Teheran, del senatore del Pd Roberto Rampi, autore di un disegno di legge per introdurre sanzioni individuali contro i responsabili di gravi violazioni di diritti umani, e di Mahmoud Hakamian, del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana. Elisabetta Zamparutti ha presentato il dossier "I volti della repressione", i profili di 23 esponenti del regime iraniano.

I protagonisti, tra l'altro, del massacro di trentamila prigionieri politici nel solo 1988, e quelli della gravissima repressione delle recenti proteste in tutte le province dell'Iran contro il regime degli ayatollah, al quale imputano di usare i soldi della gente per portare la guerra in paesi esteri anziché migliorare la vita della popolazione.

La proposta concreta è di inserire quei 23 nomi nella lista Uedelle persone da sottoporre a misure restrittive. Di questi gravi fatti, però, non si parla molto, forse perché si tratta dell'Iran, paese potente, maestro nel coltivare relazioni internazionali da almeno 2500 anni - quando si chiamava Persia.

Quando ci si chiede come mai al regime iraniano vengano sostanzialmente condonate le sue condotte inaccettabili, ricordo che, secondo lo storico Plutarco, Alessandro Magno trovò negli archivi persiani le lettere del re di Persia che ordinava di pagare il grande oratore e politico Demostene perché portasse la sua potente città, Atene, su posizioni convenienti per la Persia. Sono passati più di 2300 anni, ma qualcosa mi dice che la tradizione è rimasta.

 

 

 

 

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