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Un ergastolo più umano. Isolamento diurno e 41bis da ridiscutere PDF Stampa
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di Marzia Paolucci


Italia Oggi, 10 febbraio 2020

 

Italia bacchettata dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura. Abolire l'isolamento diurno per gli ergastolani e rivedere il regime del "41bis" offrendo ai detenuti un minimo di attività utili e sottoponendolo a verifiche periodiche.

È la richiesta del Comitato del Consiglio d'Europa per la prevenzione della tortura (Cpt) che il 21 gennaio scorso ha pubblicato sulla base delle visite effettuate nelle carceri di Milano Opera, Biella, Saluzzo e Viterbo dal 12 al 22 marzo 2019, un rapporto in cui analizza le varie forme di isolamento e di separazione dal resto della popolazione carceraria imposte ai detenuti condannati alla pena dell'ergastolo e sottoposti al carcere duro ex "41bis".

In particolare il Comitato definisce l'isolamento e la separazione dal resto dei detenuti, "anacronistici e da abolire per gli effetti dannosi nonché contrario al principio di risocializzazione soprattutto se arriva diversi anni dopo la sentenza di condanna".

Docce e mobilio fatiscenti, scarsa qualità del cibo, cortili austeri, accesso insufficiente alla luce naturale, ventilazione inadeguata nelle celle e illuminazione artificiale non funzionante. Il tutto caratterizzato da un frainteso concetto di sorveglianza dinamica da parte della polizia penitenziaria più incline al ruolo sorpassato di secondino che a quello di corpo specializzato coinvolto nel recupero sociale dei detenuti impostole dall'Europa e dalla Corte internazionale dei diritti umani.

È il resoconto del ciclo di visite nelle carceri italiane fatte dal Comitato che ci invita a garantire almeno 4 m2 di spazio personale vitale nelle celle collettive e a un maggiore ricorso alle misure alternative. Quindi passa in rassegna i risultati specifici emersi: condizioni materiali pessime e attività molto limitate per i 28 internati di Biella e condizioni dure per i detenuti in alta sicurezza di Saluzzo e Milano Opera senza una procedura chiara per l'assegnazione e il riesame dell'assegnazione al tipo di circuito penitenziario.

Altri rilievi per il regime del "41bis" riservato ai detenuti del carcere di Milano Opera e Viterbo dove il Comitato ritiene che fattori quali la sospensione delle regole del trattamento, le persistenti carenze materiali, la mancanza di privacy, i gruppi di socialità binari e il prolungamento automatico di tale misura impongano di "avviare una seria riflessione sul bilanciamento tra le esigenze di lotta alla criminalità organizzata e il rispetto del concetto della funzione rieducativa della pena, alla luce dell'articolo 27 della Costituzione italiana".

Alla richiesta di abolire l'isolamento diurno da parte del Cpt, fa eco la reazione di Antigone che per bocca del presidente Patrizio Gonnella, sottolinea l'importanza di risposte coerenti da parte di chi ha responsabilità politiche. E sul regime di carcere duro imposto a detenuti per reati di criminalità organizzata, terrorismo ed eversione, interviene Mauro Palma, Garante delle persone private della libertà: "Il 41bis è accettabile e necessario nella misura in cui risponde alle finalità dell'istituto: interrompere le comunicazioni tra gruppi criminali. Non lo è se va oltre".

Critico Giuseppe Moretti, presidente dell'Unione sindacati di Polizia penitenziaria: "La tortura di cui parla l'Europa testimonia la lontananza degli organismi internazionali dalle vere emergenze che si registrano nelle carceri italiane. Se è giusto prevenire e reagire agli abusi, non bisogna sottovalutare la strumentalità della quasi totalità delle denunce dei detenuti perché siamo convinti che nella maggior parte dei casi non si accerteranno infrazioni al regolamento di servizio né tanto meno alle norme penali, con particolare riferimento alla legge sulla tortura".

Parole, le sue, in difesa del corpo di appartenenza: "La Polizia Penitenziaria è una forza sana del paese che opera per garantire legalità, sicurezza e recupero del reo con enormi difficoltà legate alla carenza endemica dell'organico e all'abnorme sovraffollamento degli istituti. Funzioni rese difficili da attuare anche a causa di norme che hanno nel tempo consentito ai detenuti di assumere atteggiamenti prevaricatori testimoniati dalle continue aggressioni tra loro e nei confronti degli agenti".

 

 

 

 

 

 

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