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"Ma quale Casa di lavoro? Questa è una galera a discrezione della Procura" PDF Stampa
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di Luca Fazzo


Il Giornale, 10 febbraio 2020

 

Franco Mazzone ha 54 anni e, giudiziariamente parlando, un passato pesante. L'ultima condanna è stata per armi e droga, scontata girando per una lunga serie di carceri: Ancona, Opera, Fermo, Fossombrone. Sette anni. L'ha smaltita senza fare storie o piangersi addosso. Al momento di liberarlo, non lo hanno liberato. Lo hanno portato nella "Casa di lavoro" di Vasto, e ce lo hanno tenuto un altro anno.

 

Com'è stato?

"Peggio del carcere".

 

Perché?

"Partiamo dalle cose semplici. Vasto è un carcere, è sempre stato un carcere. Quando hanno chiuso la Casa di lavoro di Sulmona, hanno trasformato Vasto in Casa di lavoro. Ma è cambiato solo il nome. Mi hanno preso, immatricolato, portato in cella. Una cella a due posti, appena più grande dei cellini di San Vittore".

 

In una Casa di lavoro si dovrebbe lavorare, lo dice il nome...

"E invece no. Dentro non si fa nessuna attività, gli unici lavori possibili sono quelli classici del carcere: lo spesino, il portavitto. Io ho potuto fare il mof, la manutenzione, perché so fare l'elettricista. Ma i posti sono così pochi che ti fanno lavorare a turno, un mese per volta. Per il resto del tempo te ne stai in cella, come dappertutto: ti aprono la mattina, ti chiudono per pranzo, ti riaprono il pomeriggio. Dico che è peggio del carcere perché ti mandano lontanissimo da casa, io vivo a Milano, venire a trovarmi a Vasto per i miei era quasi impossibile. Ma c'è gente che è stata spedita fino in Sicilia. Quando chiedevo "perché mi hanno portato qua" mi dicevano di non saperlo neanche loro. Però intanto io ero a mille chilometri dai miei".

 

Potrebbero impiegarvi in lavori socialmente utili...

"Io per qualche tempo l'ho fatto, andavo a pulire una fattoria del prete, qualcuno andava a sistemare la spiaggia. Ma su trecento internati eravamo una piccola parte. Per andarci ho dovuto accettare di andare come volontario, cioè gratis, mentre per i lavoretti all'interno qualche euro si riesce ad averlo".

 

Chi ha deciso di mandarla in casa di lavoro?

"La Procura, sono loro a decidere se sei pericoloso o no".

 

Chi è il tipo classico di internato?

"A Vasto c'era un po' di tutto, la maggior parte erano napoletani, c'era anche gente con reati ostativi (quelli che non danno accesso ai benefici penitenziari; ndr)".

 

È servito a qualcosa questo anno per il suo reinserimento sociale?

"Assolutamente niente, è stato solo un anno in più, in cui oltretutto mi hanno distrutto psicologicamente impedendomi, di fatto, di vedere la mia famiglia".

 

 

 

 

 

 

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