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Messa alla prova e lavori di pubblica utilità. La rivoluzione dell'espiazione della pena PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 6 febbraio 2020

 

L'associazione nazionale dei Centri di servizio per il volontariato (Csv), rappresentata all'interno del Consiglio nazionale del Terzo settore, mette in risalto la crescita esponenziale delle misure alternative al carcere.

Questo grazie ai dati della messa alla prova presentati dal Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità dove emerge quasi 40mila casi presi in carico nel 2019, oltre 7mila le convenzioni stipulate tra tribunali ed enti pubblici e non profit, tra cui Croce rossa italiana, Lega italiana lotta ai tumori, Legambiente e anche tanti Centri di servizio. Sono i numeri che caratterizzano a livello nazionale la messa alla prova e i lavori di pubblica utilità, due istituti sui quali non tutti inizialmente avevano creduto e che invece registrano un aumento esponenziale che stupisce perfino gli addetti ai lavori.

Una crescita esponenziale se si pensa che si è passati da 511 casi nel 2014, anno in cui è entrata in vigore la legge sulla messa alla prova, ai quasi 40 mila (39.350) quelli presi in carico nel 2019. I dati elaborati dal Dipartimento parlano di 18.214 persone in carico per la messa alla prova (al 15 gennaio 2020), con una netta presenza maschile: 15.339 uomini e 2.875 donne. Mentre su un totale di 8.331 persone condannate ai lavori di pubblica utilità, 7.460 sono uomini e 871 donne.

Le convenzioni promosse dal Dipartimento sia per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità da parte degli imputati "messi alla prova" che dei condannati ai lavori di pubblica utilità, al 31 dicembre 2019 sono state 7.255 con una ripartizione geografica che vede il nord Italia in testa con il 47% del totale, seguito dal centro (28%) e dal sud (25%). Il nord si caratterizza anche per il numero prevalente di convenzioni sottoscritte con gli enti pubblici (1.890) rispetto a quelle con enti non profit (1.554), che invece vedono un trend diverso nelle altre macro-aree in cui le convenzioni con enti non profit (1.311 al centro e 1.050 al sud) prevalgono su quelle che coinvolgono enti pubblici (717 al centro e 733 nel sud Italia).

Venezia, ufficio inter-distrettuale che comprende Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, è in testa alla classifica delle convenzioni sottoscritte dai tribunali del proprio territorio di competenza per entrambi gli istituti con un totale di 1.329, seguita da Milano (Lombardia) 1.221, Torino (Valle d'Aosta, Piemonte e Liguria) 894, Roma (Lazio, Abruzzo e Molise) 763, Bologna (Emilia Romagna e Marche) 682 e Firenze (Toscana e Umbria) 583. Fanalino di coda Catanzaro (Calabria) con 123 convenzioni attivate, preceduto da Napoli (Campania) 213, Palermo (Sicilia) 432, Bari (Puglia e Basilicata) 503 e Cagliari (Sardegna) 512.

"Quello che registriamo è un dato non del tutto soddisfacente, perché le potenzialità dei due istituti sono tali che meriterebbero una risposta ben più corposa, però il trend è in soddisfacente aumento - commenta il capo dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità, Gemma Tuccillo. I numeri ci dicono che il percorso intrapreso è quello giusto e gli accordi sottoscritti con organismi nazionali ci permettono di rendere ancora più capillare la possibilità di accesso. Ed è questo uno dei nostri maggiori obiettivi. Il bilancio odierno rappresenta uno stimolo per proseguire in questa direzione".

A oggi risultano stipulate convenzioni nazionali con la Croce Rossa Italiana per 634 posti, l'Ente nazionale protezione animali per 300 posti, l'Istituto Don Calabria per 53 posti, il Fondo Ambiente Italiano per 41 posti, la Lega Italiana Lotta ai Tumori per 31 posti, l'Associazione Familiari Vittime della Strada - Basta sangue sulle strade Onlus per 20 posti, l'Unione sportiva

Acli per 29, Legambiente per 17 posti. Convenzioni che rendono disponibili complessivamente 1.057 posti per lo svolgimento del lavoro in favore della collettività. "Cifre più che raddoppiate rispetto allo scorso anno - commentano dal Dipartimento - e destinate ad aumentare con il consolidarsi della collaborazione e al virtuoso dispiegarsi delle attività".

Per quanto riguarda, invece, i protocolli d'intesa nazionali, si registrano due importanti accordi sottoscritti rispettivamente con l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, che ha favorito la stipula a livello locale di numerose convenzioni per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità sia nell'ambito della sospensione del procedimento con messa alla prova per adulti, sia nell'ambito dell'infrazione al codice della strada, e, nel novembre scorso, con la Caritas Nazionale, con circa 65 convenzioni stipulate dai tribunali a livello locale. A questi si aggiunge un primo protocollo stipulato nel 2016 con l'associazione "Libera" contro le mafie, dal quale sono scaturite a livello locale diverse forme di collaborazione con gli uffici di esecuzione penale esterna per la promozione del lavoro di pubblica utilità e di programmi di giustizia riparativa, specialmente nell'ambito della messa alla prova.

 

Che cosa sono e a chi si rivolgono le due misure alternative al carcere

 

Lavoro di pubblica utilità - È una prestazione di un'attività non retribuita a favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti e organizzazioni di assistenza sociale o volontariato. La prestazione di lavoro, ai sensi del decreto ministeriale 26 marzo 2001, viene svolta a favore di persone affette da Hiv, portatori di handicap, malati, anziani, minori, ex detenuti o extracomunitari; nel settore della protezione civile, nella tutela del patrimonio pubblico e ambientale o in altre attività pertinenti alla specifica professionalità del condannato. È possibile svolgere lavori di pubblica utilità nel caso di guida in stato di ebrezza o in stato di alterazione da sostanze stupefacenti, nei reati previsti dal comma 5 dell'art. 73 (produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti di lieve entità), quando non può essere concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena; viene comminata in alternativa alla pena detentiva e alla pena pecuniaria. I lavori di pubblica utilità possono essere disposti anche quando il giudice concede la sospensione condizionale della pena e ritiene che sia necessaria un'attività riparatoria da svolgere entro un determinato termine.

Messa alla prova - Può essere richiesta da persone indagate o imputate per i reati di resistenza o minaccia a un pubblico ufficiale, di rissa, furto, ricettazione e per altri reati puniti fino a quattro anni di carcere. Per ottenere questa sospensione bisogna dare la propria disponibilità a risarcire il danno e a eliminare le conseguenze del reato. In particolare la persona deve essere disposta a svolgere un lavoro di pubblica utilità presso un ente pubblico o un'associazione di volontariato.

Se la prova è positiva il reato viene cancellato e non risulterà dal certificato penale. Se durante la prova la persona commette un reato o trasgredisce le prescrizioni imposte dal giudice il processo riprende immediatamente. Appena la persona indagata o imputata ha notizia di un processo penale nei suoi confronti deve, al più presto, fare domanda di sospensione del processo al giudice. Con la domanda di sospensione del processo l'indagato o l'imputato deve però dimostrare di essersi rivolto all'Ufficio Esecuzione Penale Esterna del territorio competente.

 

 

 

 

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