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Prescrizione, trattativa tra Pd e 5S. Ora Leu prova a convincere Renzi PDF Stampa
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di Carlo Bertini

 

La Stampa, 6 febbraio 2020

 

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a palazzo Chigi. Ieri è saltato il vertice sulla prescrizione: non c'era mediazione tra i renziani garantisti e i grillini fermi nella posizione giustizialista. Come in tutte le trattative che si rispettano, il momento della massima drammatizzazione segnala che le parti forse si stanno avvicinando.

Ed è proprio quello che succede sulla prescrizione, dove anche se è saltato il vertice con Conte, "mentre gli estremisti litigano, gli altri lavorano ad un accordo", dice Walter Verini, responsabile giustizia del Pd e gran tessitore con tutte le parti in causa. Gli estremisti sarebbero i renziani con la bandiera di garantisti e i grillini con quella giustizialista, che anche ieri se le son date di santa ragione.

Al punto che tornano gli interrogativi su cosa voglia davvero fare Renzi. "Decida se stare in maggioranza", intima il ministro dei rapporti col Parlamento, Federico D'Incà, vicino a Fico. "Se Renzi smette di stare in maggioranza, lui smette di fare il ministro", gli ribatte acido Ettore Rosato. Dando corpo ai fantasmi di chi teme una crisi di governo. "Io invece vorrei capire cosa vuole fare davvero Di Maio", si chiede il renziano Gennaro Migliore.

Lodo Conte bis - Ma in mezzo alle voci di dimissioni di Bonafede, stando a Migliore "ormai inevitabili", o a quelle di forte irritazione del Colle che, insieme al vertice del Csm, ha trasmesso energici inviti a deporre le armi, si muove la politica. Con molteplici contatti tra vertici di Pd, M5S e Leu. I Dem sostengono che dopo le giaculatorie di magistrati e avvocati sulle conseguenze della sua riforma, Bonafede si sarebbe convinto a fare un passo verso il fronte ampio che chiede di modificarla.

Come possibile mediazione crescono le quotazioni del cosiddetto "lodo Conte bis", che prende il nome non dal premier ma dell'esperto di Leu Federico Conte. Una soluzione che bloccherebbe la prescrizione non dopo il primo, ma dopo due gradi di giudizio. Servirebbero due sentenze di condanna, mentre in caso di assoluzione in appello la prescrizione ripartirebbe dal primo grado di giudizio negativo. Renzi non dà ancora la sua benedizione, ma lo considera un primo passo avanti. "Bonafede se la potrebbe vendere bene con i suoi", sostengono dal Pd.

L'idea di un decreto - Ma lo strumento con cui procedere non è secondario. Nel transatlantico di Montecitorio, Lucia Annibali, madrina dell'emendamento sulla sospensione di un anno della legge Bonafede, sostiene che Italia Viva accetterebbe solo un decreto legge per cambiare la riforma Bonafede. Se il Guardasigilli pensa di inserire una norma ad hoc sulla prescrizione nella legge delega che porterà la prossima settimana in Consiglio dei ministri si illude: i renziani diranno che non va bene.

Nello stesso proscenio di conversazioni in libertà che è Montecitorio, l'ex Guardasigilli e numero due del Pd Andrea Orlando, si mostra fiducioso dopo aver incontrato il premier a Palazzo Chigi. Confida che si troverà un accordo prima del 24 febbraio per evitare uno showdown in Aula sul voto dell'emendamento Costa di Forza Italia, che abroga la legge sulla prescrizione. "Non rimettiamo in gioco Salvini", è la preghiera che fa Orlando a Renzi che minaccia di votare la norma Costa con il centrodestra, creando così una pericolosa maggioranza trasversale. "Prima del 24 il premier presenterà una sua proposta", scommette dunque Orlando. Guadagnare tempo e stemperare la tensione, sono gli input trasmessi dal capo delegazione nel governo Dario Franceschini. Anche se una accelerazione degli eventi è inevitabile.

Quando questo fine settimana si voteranno in commissione gli emendamenti al decreto mille proroghe, i Dem si schiereranno con i grillini contro la proposta della Annibali di un rinvio. E i renziani, convinti che il rinvio di un anno sia l'unica via di uscita per poter varare la riforma del processo penale, avranno agio per attaccarli. Ma poi il quadro si ricomporrà. "La soluzione - insiste Verini - deve venire da Bonafede, che si deve far carico del suo ruolo di ministro di tutta la maggioranza e della Repubblica, e non solo di capo delegazione dei 5 Stelle".

 

 

 

 

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