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"Cambiamo il Codice rosso: subito l'arresto per i persecutori" PDF Stampa
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di Maria Novella De Luca

 

La Repubblica, 6 febbraio 2020

 

Il disegno di legge appena depositato in Senato. "Il Codice rosso dev'essere modificato. E la prima, urgente, modifica deve essere l'arresto in flagranza di chi viola le misure di protezione". È categorica Valeria Valente, senatrice Pd, presidente della Commissione d'inchiesta sul femminicidio, di cui proprio ieri è stata votata la proroga.

Sei donne uccise in una settimana, il grido contro la violenza lanciato dal palco di Sanremo da Rula Jebreal, ma anche il senso di impotenza di fronte a una scia di lutti e tragedie che nulla, sembra, riesce a fermare. Il Consiglio d'Europa che bacchetta l'Italia per la mancata applicazione della "Convenzione di Istanbul", i soldi agli orfani di femminicidio per adesso, ancora, mai arrivati alle famiglie e ai figli di quelle stragi.

Le leggi ci sono, anzi sono ottime, ma non applicate, come sottolinea il rapporto "Grevio" del Consiglio d'Europa, le vittime di violenza, grazie anche alla legge sul Codice rosso, oggi vengono ascoltate dai magistrati entro tre giorni, le procure, infatti, segnalano un netto aumento di denunce di violenza domestica, pur in assenza di dati nazionali. Allora perché le donne continuano a morire? "Perché, nonostante la presa in carico immediata da parte della giustizia, le donne restano esposte al contatto con i loro persecutori.

Per questo il Codice rosso va rivisto e riformato". E il punto cruciale, per Valeria Valente, prima firmataria di un disegno di legge appena depositato, riguarda l'infrazione delle misure di protezione. "Dobbiamo prevedere l'arresto in flagranza di chi viola gli ammonimenti, i divieti di avvicinamento, uomini che, nonostante le condanne, si presentano sotto casa delle loro vittime e continuano a perseguitarle. E intensificare l'uso del braccialetto elettronico, per fermare stalker e aggressori".

Repressione ancora, dunque, anche se, sottolinea Valente, sappiamo che la vera prevenzione è culturale. "Le donne continuano a non essere credute. Soprattutto in ambito civile, nelle cause di separazione. Accade sempre più spesso: madri che si vedono togliere i figli dopo che hanno denunciato partner violenti. Una violenza che si somma alla violenza".

 

 

 

 

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