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Collaboratori di giustizia, competente Roma su domiciliari PDF Stampa
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di Paola Rossi

 

Il Sole 24 Ore, 6 febbraio 2020

 

Corte di cassazione - Sezione I penale - Sentenza 5 febbraio 2020 n. 4930. È competente solo il tribunale di sorveglianza di Roma a decidere le misure alternative per i collaboratori di giustizia. È automaticamente lo status di "collaboratore" ad attrarre la decisione alla competenza del giudice romano della sorveglianza. Mentre non rileva il momento di presentazione dell'istanza di richiesta del beneficio previsto dall'articolo 47-ter dell'Ordinamento penitenziario. Questo il chiarimento recato dalla sentenza n. 4930 della Cassazione depositata ieri.

Competenza funzionale inderogabile - Scatta la competenza funzionale inderogabile della magistratura romana anche quando l'ammissione al programma di protezione dei collaboratori di giustizia sia successiva alla data della domanda presentata davanti al giudice di sorveglianza territorialmente competente in base al regime generale (comma 1 dell'articolo 677 del Codice di procedura penale). Perciò in tale situazione di fatto il giudice non avrebbe dovuto decidere sulla misura, bensì dichiarare la propria incompetenza. I giudici di legittimità hanno precisato che si tratta appunto di un'eccezione, rispetto alla regola generale stabilita dal Codice di procedura: per cui la norma derogatoria prevale sul regime ordinario della competenza territoriale del giudice.

Il ricorso accolto - La sentenza di legittimità ha perciò accolto il ricorso del Procuratore generale presso la Corte di appello di Venezia che contestava la violazione della norma speciale contenuta nell'articolo 16-novies del Dl 8/1991, a fronte del convincimento del locale tribunale di sorveglianza di poter decidere sulla richiesta, che aveva tra l'altro accolto. I giudici veneti erano evidentemente stati fuorviati dalla posteriorità dell'ammissione al regime di protezione. Al contrario come affermano ricorrente e Cassazione avrebbe dovuto declinare la propria incompetenza a favore del tribunale di Roma una volta constatato che era intervenuta la deliberazione di ammissione al programma "protetto".

 

 

 

 

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