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Del Gaudio, camorrista immaginario e quei giorni nell'inferno del carcere PDF Stampa
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recensione di Irene Cosul Cuffaro

 

La Verità, 6 febbraio 2020

 

Il disastro professionale e umano dell'ex sindaco di Caserta per un errore giudiziario. Sono le 4 del mattino del 14 luglio 2015 quando la vita di Pio Del Gaudio, incensurato, ex sindaco di Caserta in quota centrodestra, viene sconvolta. In piena notte, è svegliato da cinque carabinieri, tre dei quali a volto coperto, che impugnando i mitra entrano in casa sua.

Fuori, intanto, il rumore di un elicottero che sorvola il palazzo. "Signor sindaco, questa è la suo ordinanza di arresto" dicono gli uomini del Ros, consegnando in mano a Del Gaudio 300 pagine. "Nemmeno Michele Zagaria è stato arrestato in questo modo", commenta ricordando quei momenti, l'ex sindaco, che dopo il plateale blitz viene portato in cella.

Lì scopre di essere accusato di corruzione nell'ambito dell'indagine della Dda di Napoli su presunti condizionamenti del clan dei casalesi nella concessione degli appalti nel settore idrico da parte della regione Campania. Un imprenditore, mentre era in auto da solo, presumibilmente sapendo di essere intercettato, parlando in terza persona, aveva detto: "Pio, ti ho dato 20.000 euro nel 2010 per la campagna elettorale per le regionali dell'onorevole Angelo Polverine e, nel 2011; 30.000 euro per la tua campagna elettorale".

Tanto è bastato per sbattere in cella un innocente. Il Tribunale del riesame il 24 luglio 2015, e la Cassazione il 14 dicembre 2016, ribadiscono infatti la sua assoluta estraneità ai fatti contestati dai magistrati della Procura e del tribunale di Napoli, sottolineando l'assoluta assenza di rapporti con l'imprenditore in questione. I giudici ribadiscono inoltre l'assoluta inadeguatezza della "misura di custodia cautelare in carcere".

Pio Del Gaudio, dopo anni dall'errore giudiziario di cui è stato vittima, racconta la sua storia nel libro "Guai a chi ci capita", nel quale riporta dettagliatamente anche i giorni passati in cella, a cominciare da quel "Avete preso un piccione grosso" detto da un agente della polizia penitenziaria, che l'ha riconosciuto, a un collega che lo stava accompagnando dentro il carcere.

Ma la battaglia più dura è iniziata una volta liberato: "L'arresto ha implicato per me un disastro non solo politico e professionale. La mia vita è stata sconvolta, per tutti ero diventato un camorrista. Dopo aver assistito al mio arresto, mio figlio decise di studiare al Nord, a Milano, ma nessuno voleva affittargli una casa. Scrivevano il mio nome su Google e si spaventavano. Perché in Italia, se vieni arrestato, sei comunque sempre colpevole" racconta Del Gaudio, "ma io nella sfortuna sono stato fortunato, la mia vicenda è stata definitivamente archiviata dopo due anni, per altri i tempi sono molto più lunghi. E il ministro Alfonso Bonafede vuole cancellare la prescrizione. Non sa ciò che fa".

Ma oltre al danno, la beffa. Del Gaudio è stato costretto a chiudere lo studio associato con i suoi colleghi commercialisti, aperto 25 anni prima, ha subito un crollo reddituale dell'8o per cento e ha dovuto ricorrere alle cure di uno psicologo. Lo Stato ha quantificato il danno causatogli in 2.500 euro. Solo lo scorso novembre, quattro anni e mezzo dopo il suo rilascio, gli sono state rimosse le cimici dall'auto, come racconta: "Per superare lo stress il dottore mi ha consigliato la corsa. Un giorno, mentre stavo correndo, mi chiamano i carabinieri al telefono dicendomi di andare da loro, in macchina. Dopo anni, mi hanno fatto sapere che ero ancora intercettato, proprio quando stavo iniziando a stemperare l'angoscia".

L'ex sindaco ha più volte raccontato la sua storia, testimoniando quanto la superficialità di qualche pm e gip possa avere conseguenze che non sono immaginabili da chi non finisce dentro la spirale giustizialista. E vuole continuare a farlo: "Io cammino a testa alta. Tutti mi conoscono, e tutti sanno che sono una persona onesta".

 

 

 

 

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