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In carcere sono pochi gli spazi per pregare PDF Stampa
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di Marzia Paolucci


Italia Oggi, 27 gennaio 2020

 

I dati del Dap. Nelle carceri svantaggiati i non cattolici. Quasi 8 mila i detenuti aderenti al culto islamico. Nelle carceri italiane, tra i 60.889 detenuti, secondo i dati diffusi dal Dap -Dipartimento amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia, la comunità religiosa più numerosa è ancora quella cattolica con 36.608 aderenti seguita dall'islamica con 7.940 aderenti e dall'ortodossa con 2.467 fedeli.

Gli altri culti si attestano tutti intorno alle centinaia e anche meno a cominciare dai 339 cristiani evangelici delle varie chiese, il rispettivo centinaio di hindu e buddisti per arrivare a 66 testimoni di Geova, 56 ebrei e 30 anglicani.

Il principio della libertà religiosa, sancito all'art. 19 della nostra Costituzione, non dovrebbe valere meno nei nostri istituti di pena visto che all'articolo 26 dell'ordinamento penitenziario si prevede che detenuti e gli internati abbiano libertà di professare la propria fede religiosa approfondendola e praticandola.

Eppure, dall'ultimo rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione risulta che nel 22% delle carceri visitate mancano spazi dedicati alla preghiera dei non cattolici. Per quanto concerne la religione cattolica, in ogni istituto è prevista la presenza di almeno un cappellano e la celebrazione dei riti di culto mentre gli appartenenti a religione diversa dalla cattolica hanno diritto di ricevere, su richiesta, l'assistenza dei ministri del proprio culto e di celebrarne i riti.

Al 15 gennaio 2019, sono quasi 50 mila i detenuti che hanno dichiarato di professare una fede religiosa. In 11.631 casi, per la statistica del Dap, la religione d'appartenenza figura come "non rilevata" e ci sono 961 detenuti non appartenenti ad alcuna religione. L'assistenza è assicurata per tutti i culti: per i cattolici è presente un cappellano in ogni istituto penitenziario, per i culti diversi dalla religione cattolica, ad oggi i 1.505 i ministri di culto entrano in carcere attraverso due differenti modalità.

Per le confessioni religiose che hanno stipulato un'intesa con lo Stato Italiano, i relativi ministri possono entrare "senza particolare autorizzazione", secondo le rispettive leggi d'intesa e ai sensi dell'art. 58 del regolamento di esecuzione della legge 354/75. In questi casi, le suddette confessioni trasmettono ogni anno al Dap e ai provveditorati regionali gli elenchi dei ministri destinati a prestare assistenza spirituale negli istituti penitenziari.

Allo stato attuale, le confessioni che hanno stipulato un'intesa con lo Stato italiano, sono la Tavola Valdese, le Assemblee di Dio in Italia, la Chiesa Evangelica Luterana, l'Unione delle Comunità Ebraiche, la Chiesa Cristiana Avventista, la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia, la Chiesa Apostolica, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, l'Unione Buddhista Italiana e l'Istituto Buddista Italiano "Soka Gakkai".

Invece, per i ministri di culto che appartengono a religioni che non hanno stipulato alcuna intesa con lo Stato, la domanda presentata dal singolo o dalla congregazione per accedere in uno o più istituti è trasmessa dalla Direzione generale detenuti e trattamento del Dap all'Ufficio culti del ministero dell'interno che svolge gli accertamenti di rito e rilascia un nulla osta. Per la religione islamica, mancando una struttura unitaria rappresentativa dell'islam, si segue la stessa procedura utilizzata per i ministri di culto che appartengono a confessioni religiose senza un'intesa con lo Stato italiano.

Ad oggi sono 43 gli imam che hanno ottenuto il nulla osta del Viminale: alcuni accedono alle strutture penitenziarie periodicamente, altri solo in occasione del Ramadan. Nel 2015 è stato siglata un'intesa tra il Dap e l'Unione delle comunità ed organizzazioni Islamiche in Italia grazie alla quale 13 imam indicati dall'Ucoii hanno ottenuto il nulla osta e sono stati inseriti nell'elenco dei ministri di culto già autorizzati all'accesso negli istituti.

Con riferimento ad altre fedi, ci sono 24 ministri di culto ortodossi autorizzati ad accedere negli istituti penitenziari a seguito di rilascio del nulla osta del ministero dell'interno. La legge 126/2012 ha inoltre regolarizzato i rapporti tra lo Stato Italiano e la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia autorizzando 32 sacerdoti.

Per i buddisti, nel 2015, con una prima intesa dell'Unione Buddista Italiana con lo Stato, sono entrati nelle carceri 17 monaci e una seconda del 2016 con l'Istituto Buddista Italiano "Soka Gakkai" di Firenze, ha permesso a 73 ministri di culto buddisti di accedere agli istituti penitenziari.

 

 

 

 

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