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Il fatto di lieve entità è valutabile solo dopo un esame globale di tutti gli indici previsti PDF Stampa
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di Giuseppe Amato


Il Sole 24 Ore, 27 gennaio 2020

 

Cassazione - Sezione IV penale - Sentenza 10 dicembre 2019 n. 49897. Ai fini del riconoscimento o dell'esclusione del fatto di lieve entità ex articolo 73, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, è necessaria la valutazione complessiva degli indici elencati dalla disposizione, sicché (come argomentato dalle sezioni Unite, 27 settembre 2018, Murolo) occorre abbandonare l'idea che gli stessi possano essere utilizzati dal giudice alternativamente, riconoscendo o escludendo, cioè, la lieve entità del fatto anche in presenza di un solo indicatore di segno positivo o negativo, a prescindere dalla considerazione degli altri.

Così come è da abbandonare - proseguono i giudici della Suprema corte con la sentenza 49897/29019 - l'idea anche che tali indici debbano tutti indistintamente avere segno positivo o negativo. Infatti, va riconosciuta la possibilità che tra gli stessi si instaurino rapporti di compensazione e neutralizzazione in grado di consentire un giudizio unitario sulla concreta offensività del fatto anche quando le circostanze che lo caratterizzano risultano prima facie contraddittorie in tal senso.

Valutazione globale di tutti gli indici del fatto di lieve entità - Solo all'esito della "valutazione globale" di tutti gli indici che determinano il profilo tipico del fatto di lieve entità, è poi possibile che uno di essi assuma in concreto valore assorbente e cioè che la sua intrinseca espressività sia tale da non poter essere compensata da quella di segno eventualmente opposto di uno o più degli altri

Da queste premesse, la Corte ha annullato il diniego del riconoscimento del fatto di lieve entità, siccome inadeguatamente motivato solo sul numero delle dosi detenute - neppure 40 - e sul luogo ove l'imputato si era recato per spacciare, senza alcun accenno al grado di purezza e di capacità drogante dello stupefacente, derivando per l'effetto arbitraria la ritenuta collocazione dell'imputato in un ambiente criminale.

Giurisprudenza precedente - La giurisprudenza è consolidata nel ritenere che fattispecie di cui all'articolo 73, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990 n. 309 richiede una valutazione complessiva di tutti i parametri richiamati dalla norma stessa (mezzi, modalità, circostanze dell'azione, quantità e qualità della sostanza), nessuno escluso, sì da giustificare il riconoscimento dell'ipotesi attenuata soltanto quando gli stessi depongano nel senso di un fatto di lieve entità; con la speculare conseguenza per cui, di contro, è sufficiente che uno solo dei canoni citati ecceda questo limite per giustificare il diniego dell'ipotesi di reato di minore gravità (tra le tante, sezione III, 4 dicembre 2014, M. e altro, nella specie, la Corte, accogliendo il ricorso del procuratore generale, ha ritenuto immotivata la qualificazione del fatto come lieve operata dal giudice di merito, che, a tal fine, aveva impropriamente proceduto ad un frazionamento della condotta - detenzione di cocaina e marijuana - non consentito alla luce della contestualità spazio-temporale che aveva caratterizzato la detenzione delle sostanze, valorizzando solo il quantitativo di una delle due; nonché, sezione VI, 6 dicembre 2018, Izzo, laddove si è precisato che, nell'ambito di questa valutazione complessiva della vicenda, anche la condotta del reo successiva al fatto di reato - nella specie, il perdurante svolgimento della attività illecita pur in costanza di arresti domiciliari - può legittimamente essere valorizzata dal giudice, all'interno della valutazione globale ed unitaria del fatto, giacché tale dato rientra a pieno titolo tra le "modalità e circostanze dell'azione", cui fa espresso riferimento il citato comma 5, se e in quanto è in grado di rivelare rivela l'inserimento del reo all'interno di una rete commerciale, sia di clienti che di fornitori, significativamente vasta e stabile).

 

 

 

 

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