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Asti. Si farà un nuovo carcere a insaputa degli amministratori locali? PDF Stampa
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La Stampa, 27 gennaio 2020


Spunta il progetto del Ministero di raddoppiare l'attuale struttura di Quarto. Il Comune: "Nessuno ci ha informato". Giaccone: "C'è bisogno di più personale non di più detenuti". Il carcere di Asti è abituato a cambiare pelle, essendo passato da casa circondariale (accoglienza di detenuti comuni) a istituto ad alta sicurezza (detenuti mafiosi o con lunghe pene da scontare). Ma che potesse quasi raddoppiare nessuno ci aveva proprio mai pensato.

La notizia ha colto di sorpresa gli amministratori astigiani che hanno chiesto aiuto, per capirci qualcosa di più, anche ai parlamentari astigiani. In attesa di avere certezze dal Ministero della Giustizia. Nessuno, infatti, si è preoccupato di informare il Comune. È vero che il mondo carcere è un pianeta a parte e tutto ciò che lo riguarda dipende dal Ministero della Giustizia, ma sorge pur sempre a Quarto, frazione di Asti. E attorno ad esso proprio come satelliti ruotano temi come la sicurezza, il trasporto pubblico, la scuola, il lavoro, la sanità, che coinvolgono tutta la comunità astigiana.

La fonte della notizia è il quarto dossier sulle criticità strutturali e logistiche relative alle carceri piemontesi presentato da Bruno Mellano, garante regionale dei detenuti. Che alla voce Asti recita tra le altre cose: "È stata annunciata la realizzazione di un nuovo padiglione detentivo utilizzando una parte dello spazio attualmente occupato dalle aree verdi".

Il sindaco Maurizio Rasero e l'assessore Mariangela Cotto chiedono: sarà vero? E spiegano: "Il Comune di Asti non ha ricevuto comunicazione da parte del competente Ministero. Informazioni ufficiose alimentano molte perplessità. Un padiglione di 3 piani per ospitare circa 200 detenuti oggetti a "custodia attenuata"?

Custodia attenuata come il progetto Arcobaleno della Casa Circondariale "Le Vallette" di Torino? Custodia attenuata come nella casa di reclusione di Fossano dove ci sono detenuti comuni a bassa pericolosità sociale a fine pena e per i quali sono previsti laboratori per attività varie?". Questi nuovi detenuti andrebbero ad aggiungersi ai circa 300 già presenti. Una piccola città nella città con 500 detenuti.

Scorrendo il dossier si scopre, ad esempio, che alla casa di reclusione Giuseppe Montalto di Alba, il cui padiglione principale è chiuso dal gennaio 2016 per una epidemia di legionella, "il padiglione sta degradando e i 4 milioni e mezzo che sono stati stanziati, rischiano di non essere sufficienti". Perché non fare lì a questo punto il padiglione previsto ad Asti?

Tra le altre criticità del carcere astigiano Mellano annota anche la necessità di adeguare e ampliare lo spazio dedicato ai colloqui, con particolare riguardo ai bambini; la necessità di destinare spazi ad attività formative e scolastiche; chiarire cosa si intenda per spazio vitale in seguito a un provvedimento di un magistrato di sorveglianza in Sicilia. In Piemonte ci sono 13 carceri per adulti e un istituto minorile. Per ognuno il dossier indica gli aspetti principali di criticità o progetti.

Interrogazione al ministero - Sul caso ha già preso posizione il deputato della Lega Andrea Giaccone: "Presenterò in settimana un'interrogazione al ministro competente per approfondimenti e chiarimenti sul tema, il carcere di Asti ben lungi dall'avere bisogno di nuovi detenuti, avrebbe invece bisogno di un'implementazione di figure della polizia penitenziaria, in primis ispettori e Sovrintendenti di cui la struttura astigiana è da tempo carente".

 

 

 

 

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