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"Nel centro di Gradisca situazione fuori controllo. Verità sul migrante morto" PDF Stampa
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di Fabio Tonacci


La Repubblica, 27 gennaio 2020

 

Riccardo Magi, parlamentare di +Europa, parla del caso del georgiano Vakhtang Enukidze trovato privo di conoscenza nel Centro di permanenza per i rimpatri di Gradisca e poi morto in ospedale,

 

Onorevole Riccardo Magi, a proposito del georgiano Vakhtang Enukidze trovato privo di conoscenza nel Centro di permanenza per i rimpatri di Gradisca e poi morto in ospedale, lei ha evocato lo spettro del caso Cucchi. Ci spiega?

"Quando una persona muore mentre è in custodia di una struttura dello Stato dobbiamo sentire l'urgenza che venga fatta chiarezza in tempi brevi. Sui media erano uscite versioni un po' sbrigative, che volevano il decesso di Enukidze frutto di una rissa tra reclusi nel Cpr. Ho parlato di rischio di un nuovo caso Cucchi rispetto a versioni liquidatorie, soprattutto a fronte di alcune testimonianze, tutte da verificare, che parlano di un pestaggio da parte degli agenti di polizia. Non volevo accusare nessuno".

 

Cosa ha visto durante le sue due visite al Cpr?

"Domenica notte, il giorno dopo il decesso, vado a Gradisca e mi apre un poliziotto in tenuta antisommossa, col casco in testa e il manganello in mano. Capisco che ci sono agitazioni e tensioni. In portineria sento gli agenti dire "c'è molto sangue in giro, perché uno si è tagliato". Durante la visita trovo migranti con profondi tagli autoinflitti sulle braccia e sull'addome. Alcuni sembrano in stato semi-confusionale, indice di un uso massiccio di calmanti e psicofarmaci".

 

Con chi ha parlato?

"Inizialmente con un egiziano di 27 anni, che era nella cella 1 della zona verde (il Cpr è diviso in zona rossa e zona verde, ndr), la stessa di Enukidze. Mi racconta che il 14 gennaio il georgiano è stato picchiato da otto-dieci agenti intervenuti per sedere una colluttazione".

 

Quante testimonianze le hanno confermato questa circostanza?

"Complessivamente otto. Il lunedì successivo torno e altri detenuti mi spiegano che Enukidze è stato pestato tre volte dalle forze di polizia interne al Centro. Uno dei più anziani mi descrive la dinamica dell'intervento del 14 gennaio, spiegandomi che gli agenti hanno colpito Enukidze alla nuca, poi alla schiena con una ginocchiata, infine l'hanno immobilizzato e trascinato via per i piedi".

 

Cosa ha scatenato la rissa?

"Stando a uno dei gestori del Cpr, Enukidze ha spaccato dei pannelli di plexiglass per ricavarne delle schegge appuntite, non so se le voleva usare come armi o per ferirsi. Gli agenti gli hanno ordinato di gettare le schegge, lui si è rifiutato ma a quel punto è stato il ragazzo egiziano a buttarle via. Da lì la rissa".

 

Schegge di plexiglass, risse, proteste, agenti in assetto antisommossa, materassi - è notizia di ieri - date alle fiamme. Ma che sta succedendo in quel Cpr?

"È una struttura fuori controllo, i reclusi sono in stato di abbandono. Non ci sono spazi di socialità, non c'è la mensa, tutti lamentano difficoltà a ottenere informazioni di tipo legale. È un Cpr nuovo, eppure i detenuti hanno a disposizione telefoni fissi che funzionano con le vecchie schede magnetiche della Telecom. Praticamente inservibili".

 

Non hanno i cellulari?

"Sì, però a volte glieli tolgono. La notte della mia visita i poliziotti mi hanno detto di aver sequestrato i telefonini, perché era uscito un video girato all'interno del Cpr. Per questo, se li vogliono tenere, sono obbligati a rompere la telecamera del telefonino con un cacciavite".

 

 

 

 

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