Lunedì 28 Settembre 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Sassari. Unida, il garante dei detenuti: "Ho un sogno per Bancali" PDF Stampa
Condividi

di Giovanni Bua


La Nuova Sardegna, 24 gennaio 2020

 

Da quasi tre mesi "Jodo" è il rappresentante dei detenuti nella Casa circondariale. "Non mi spaventano le critiche, ma ho ancora tanto da vedere e imparare". Un vestito di Bagella indosso e una copia di "Abolire il carcere" di Luigi Manconi sotto il braccio.

"Perché - dice parafrasando il mitico George Best - nella mia vita la maggior parte dei soldi li ho spesi in abiti, corsi e libri. E il resto l'ho sperperato". Non manca certo il senso scenico, e una robusta autoironia, ad Antonio Unida, per tutti semplicemente Jodo, pseudonimo scelto in onore del suo maestro Alejandro Jodorowsky, studioso e teorico di psico-magia.

Pezzo importante, e come sempre stravagante, dello "spiazzante" puzzle che forma la vita del 58enne di belle speranze che da novembre è il nuovo garante dei detenuti della casa circondariale di Bancali. La sacrestia. Infanzia tra via Munizione Vecchia a la sacrestia di monsignor Masia a San Giuseppe, dove fa incetta di incenso e politica. "Mi ci ha mandato mia madre per togliermi dalla strada - racconta. E, guardando la fine che hanno fatto la maggior parte dei miei vicini, mi sento di ringraziarla".

Tessera del Fronte della gioventù in tasca in pieno 1968 ("mio padre, che ha combattuto con la resistenza a Bologna, quando l'ha trovata mi ha preso per l'orecchio da scuola fino a casa e poi me l'ha strappata in faccia, e forse proprio per avere quella reazione l'avevo fatta") e ritiri spirituali autoimposti già dai tredici anni. Studente disastroso ("mi hanno bocciato due volte, per fortuna dopo il militare ho finito ragioneria) e fresco dottore in psicologia a Roma. Impiegato al banco di Sardegna, sindacalista, ambientalista e consuelor, sciamano, social-maniaco, attore e fresco gattaro.

Insomma: "Un po' maccu - ammette - ma non maccu maru". Le critiche. Niente da stupirsi dunque se, quando il consiglio comunale lo ha eletto per il delicato ruolo ("al sindaco mi sono proposto io, con umiltà ma determinazione") in molti hanno storto il naso. Anche perché lui delicato nella vita, e nel raccontarla passo passo nella sua pagina Facebook, non lo è mai stato. "Ho scoperto i social solo nel 2015 - racconta - usavo il web per interagire con il mio relatore, all'università, e ho pensato di usare Facebook per lanciare messaggi a carattere ambientale.

Ebbero un grande successo, così ho pensato che potevo denunciare situazioni, dare esempi. A un certo punto "funzionavo" talmente tanto che mi ha cercato pure Striscia la Notizia". Mezzo nudo. Difficile verificare, perché nel mentre Jodo è già andato avanti. Tra il quotidiano bagno al mare in pieno inverno ("il freddo è una questione di testa, di concentrazione, ne ho parlato anche con Pozzecco") reading, meditazione e qualche brutto scivolone. Come quel filmato diventato virale, mezzo nudo sopra il letto, in cui si lamenta dell'imbecillità dei sassaresi che non l'hanno eletto alle ultime Comunali.

"Per un pelo mi costava il posto di lavoro. Grande errore. Non il primo né l'ultimo. Ma non faccio mai due volte lo stesso". Dentro. E ora Bancali, dentro le cui mura il "dandy" si è tuffato con il solito incosciente entusiasmo. "Sì lo ammetto - dice sornione - mi hanno detto di darmi una calmata. Anche perché ci sono situazioni molto delicate dentro cui devo imparare a muovermi. I 41bis per esempio. Regime carcerario che, sia chiaro, andrebbe radicalmente rivisto". Il fronte. Roba da far drizzare i capelli al vecchio iscritto del "Fronte", che spesso appunto deve apostrofare i suoi seguaci.

"Mi seguono molte persone che si classificano, e mi classificano, di destra. Collocazione che chiaramente mi sta stretta. E che comunque non giustifica un modo miope di vedere il carcere e chi lo occupa. Che è una potenziale risorsa, e non un problema da dimenticare". Senz'acqua. E così, tra una visita alle 6.30 del mattino ("vado "dentro" due volte a settimana, per tutto il giorno, ma faccio qualche sorpresa"), qualche post ancora da "limare", un ufficio a Palazzo Ducale aperto per incontrare i parenti, l'ex consigliere provinciale di An ("mi chiese di candidarmi Gianfranco Deriu, e lì ho proposto per la prima volta, sia a livello comunale sia provinciale, l'istituzione della figura del Garante dei detenuti, appena introdotta a Roma") inizia a snocciolare le sue denunce: "L'acqua è sporca, imbevibile.

E non tutti hanno i soldi per comprarla in bottiglia. Ed è colpa dei serbatoi da ripulire. Gli sciacquoni dei water sono vuoti. Piove dal tetto. Spesso manca la luce. Il menù è interessante ma mal cucinato. E in cucina, sino a qualche giorno fa, gli estintori erano scaduti". E ancora: "Ci sono solo 5 educatori, che poi diventano 3. E carenze croniche di personale amministrativo e agenti. Siamo senza direttore e capo delle guardie".

Ma soprattutto: "Domina l'ozio, l'abbandono. Bancali è un contenitore di corpi. Non è colpa di nessuno, perché chi è dentro quel contenitore lavora, si danna, fa l'impossibile. Ma purtroppo è così". La visione. E, tra tanti piccoli, grandi problemi da risolvere, arriva "la visione": "Quella importante - spiega Jodo - perché quando i ragazzi mi chiedono di fargli la copia di un codice fiscale o portare un messaggio alla famiglia, io li aiuto, ma gli spiego anche che il mio ruolo è un altro. È fare il facilitatore del rapporto tra il carcere e la città. Trovare il modo di portare i detenuti in città, e la città dentro il carcere".

Avamposti. Molti gli "avamposti" che già ci provano: il laboratorio di teatro di Gazale, di sartoria, musica, falegnameria, pittura. Le scuole (come il Pellegrini) che organizzano percorsi di qualificazione personale o (come il Devilla) veri e propri corsi di istruzione superiore. I dentisti della Fraterna Solidarietà e i volontari Caritas. "Ma non basta. Mai. Il punto è che, ogni volta che si organizza qualcosa per la città - spiega Unida - bisogna pensare a come coinvolgere Bancali. Che deve diventare un quartiere della città, anche perché ci vivono mille persone, e la maggior parte dei detenuti sono sassaresi.

E deve partecipare al Natale e alla Cavalcata, ai reading e alle rappresentazioni. Uscire fuori a presentare i suoi lavori, e ospitare chiunque abbia interesse a portare conoscenza, speranza, tra le sue mura. Mi prendo l'impegno di appoggiare ogni progetto, piccolo o grande, di affiancare, consigliare. E nel mentre guardo, studio, imparo. E continuo la mia battaglia per incontrare provveditore e presidente del consiglio regionale, direttori di carceri modello come Opera ed esperti delle problematiche carcerarie come la galassia radicale. E a raccontare tutto".

Prospettive. "Io penso che ridare prospettive ai sassaresi che passano dentro Bancali vuol dire ridare prospettive a Sassari. E che dobbiamo puntare all'eccellenza". Il tutto con un bel completo dandy indosso, una copia di "Abolire il carcere" sotto il braccio. E il passo veloce e incosciente di uno che non si spaventa per prese in giro e critiche.

"Nella mia vita ho spesso sentito la necessità di sentirmi un po' diverso. E per questo ho pagato pegno. Ma sono troppo maccu per farmi abbattere. E poi chi ne ha il tempo con tutto quello che c'è da fare".

 

 

 

 

02


01


07


 06

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it