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Migranti. Perché le leggi "Sicurezza" sono ancora in vigore? PDF Stampa
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di Stefano Galieni


Left, 24 gennaio 2020

 

Non passa giorno senza che i tribunali rigettino quanto scritto nelle leggi simbolo dell'ex ministro dell'Interno. Liberarsi del peso materiale e simbolico dei decreti Sicurezza ormai convertiti in legge (il primo 132/2018 e il bis 53/2019) sembra a tratti possibile.

Poi basta un tentennamento, la perenne campagna elettorale, le difficoltà ad uscire da decenni di narrazioni tossiche e ci si ferma. Da queste pagine ne abbiamo scritto spesso, affrontando non solo gli aspetti più crudeli dei provvedimenti attuati nei confronti dei richiedenti asilo ma anche quelli che direttamente vanno ad incidere nella vita quotidiana di ognuno.

Un esempio. Il 17 gennaio il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto che disciplina l'utilizzo del taser, la pistola elettrica, da parte delle forze di polizia. Dopo un periodo di sperimentazione in 12 città ora occorrerà solo l'avallo del Consiglio di Stato ed un ulteriore passaggio in Cdm per rendere ordinario l'utilizzo di tale strumento, che negli Usa miete vittime ogni giorno e che pare incomprensibile di fronte ad un continuo calo dei reati.

Nel dibattito pubblico, a partire da quanto affermato dalla ministra Luciana Lamorgese che ha sostituito l'ideatore dei decreti Sicurezza, emerge l'ipotesi di una loro modifica, almeno per quanto riguarda gli aspetti più incostituzionali, soprattutto quelli riguardanti l'immigrazione. Non passa quasi giorno che le sentenze dei tribunali e le difficoltà ad applicare alcune norme portino a dover smentire quanto già pubblicato in Gazzetta ufficiale.

Il 19 dicembre è stata dissequestrata la nave della Ong Sea Watch che ha vinto il processo d'appello al tribunale di Palermo, lo stesso giorno veniva emanata dal Viminale una circolare che, se applicata, avrebbe messo in strada, entro il primo gennaio, migliaia di richiedenti asilo presenti negli ex Sprar (Sistema di protezione dei richiedenti asilo e dei rifugiati, ora sostituito dal Siproimi, ndr) che avevano perso il diritto all'accoglienza in virtù delle norme sull'immigrazione volute da Salvini.

Al ministero quando si sono resi conto del fatto che si stava utilizzando in maniera retroattiva una legge, si decideva di sospenderne l'esecuzione, e si fa strada ora l'ipotesi di estendere ad ulteriori categorie vulnerabili una protezione speciale e temporanea.

Il 17 gennaio la Terza sezione della Corte di Cassazione, dando un altro colpo alle azioni intraprese con i decreti, ha respinto il ricorso presentato dalla Procura di Agrigento contro l'ordinanza che il 2 luglio scorso aveva rimesso in libertà la comandante della Sea Watch Carola Rackete. Il Gip che non aveva convalidato allora l'arresto aveva motivato la decisione col fatto che il reato di cui era accusata, resistenza a pubblico ufficiale, era avvenuto in nome di un interesse sovrastante, salvare vite umane.

Le perplessità evidenziate all'atto dell'approvazione del decreto bis dal Presidente Sergio Mattarella paiono dunque addirittura superate dall'inapplicabilità concreta di gran parte delle misure previste. Nonostante gli attacchi delle destre sovraniste ci sarebbero oggi le condizioni per ulteriori interventi, ad esempio risposte efficaci (non i rimpatri), alle tante persone che lavorano e sono costrette nell'irregolarità da una legge fallimentare come la Bossi-Fini, quindi azioni per incidere anche più a fondo, oltre il perimetro dei decreti sicurezza.

Nel frattempo, pur essendo diminuita la pressione nei confronti dei migranti, almeno a livello mediatico, complice anche la temporanea diminuzione degli arrivi, i decreti continuano ad essere utilizzati pesantemente. Sia negli articoli che riguardano il contrasto all'immigrazione che in quelli inerenti generali questioni di dissenso sociale.

Tanti gli elementi che lo comprovano, quello più evidente - nonostante i tentativi di mettere la sordina alle notizie - riguarda il peggioramento delle condizioni di vita nei Centri permanenti per i rimpatrio. Il "Salvini 1" ha riportato a 6 mesi i tempi massimi di trattenimento e questo ha fatto salire le tensioni. Il risultato: rivolte, atti di autolesionismo, tentativi di fuga a Torino, Bari, Palazzo S. Gervasio, Caltanissetta, Gradisca D'Isonzo.

E mentre lunedì ha aperto il nuovo Cpr di Macomer, in provincia di Nuoro, il 12 e il 18 gennaio si sono verificati due decessi rispettivamente a Caltanissetta (un cittadino tunisino che sembra non abbia ricevuto assistenza sanitaria adeguata) e a Gradisca, riaperto il 16 dicembre, dove è morto un ragazzo di 20 anni della Georgia. In entrambi i casi sono stati aperti fascicoli per appurare le cause dei decessi.

Per quanto accaduto nel Cpr friuliano l'ipotesi è pesante: omicidio volontario. Il Garante per i diritti dei detenuti, dopo una ispezione, ha dichiarato che intende costituirsi come parte civile. Con una circolare si potrebbe riportare almeno a tempi più congrui i trattenimenti ma ad oggi tutto tace. 211 gennaio è stata comminata l'ultima multa del "Salvini bis": a Claus Peter Reisch, comandante della nave dell'Ong Lifeline è stato chiesto di pagare 300mila curo, per ingresso illegale nelle acque territoriali italiane.

Per smontare il peso dei decreti bisognerebbe agire su più fronti ma sono rimasti in pochi, in Parlamento a chiederne tout court l'abrogazione. Vanno eliminate le misure contenute nei testi con cui si estende la possibilità di infliggere Daspo, punire con pene che oltrepassano i confini del fascista Codice Rocco chi esprime dissenso e si fa protagonista di lotte sociali.

Le multe inflitte ai lavoratori di Prato e Genova, i provvedimenti contro i pastori sardi, sembrano trovare scarso interesse fra forze politiche, sindacati e associazioni, tranne apprezzabili eccezioni. Come se ci fosse un tacito accordo per rendere pressoché impraticabili mobilitazioni non compatibili col quieto vivere.

A creare paura sono i rumori francesi e delle periferie del Medio Oriente che rischiano di raggiungere e contaminare un Paese ancora privo di prospettive e in balia di una crisi non superata. E paradossalmente l'attenzione resta concentrata sull'ex inquilino del Viminale. Lunedì 20 gennaio si è riunita la Giunta per le autorizzazioni a procedere, per deliberare in merito all'accusa di sequestro di persone, relativa ai 6 giorni in cui alla nave della Marina militare italiana Gregoretti venne impedito l'attracco al porto di Siracusa pur avendo a bordo, in condizioni pessime, 119 richiedenti asilo salvati.

Accadeva a fine luglio, pochi giorni dopo la crisi di governo e l'evoluzione inaspettata del quadro politico. In giunta i senatori della maggioranza e del gruppo misto non hanno partecipato al voto, dei 22 aventi diritto erano presenti in 10.

Il presidente della Giunta ha chiesto che non si procedesse contro l'ex ministro ma, in chiave puramente legata alla propaganda elettorale, i rappresentanti della Lega si sono opposti e, in parità, l'autorizzazione a procedere è stata concessa. Se ne discuterà in aula, dopo le elezioni in Emilia e Calabria, ma ancora con i decreti perfettamente in vigore?

 

 

 

 

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