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Libia. C'è l'accordo: tregua e stop alle armi. Haftar cede sulla commissione militare PDF Stampa
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di Francesca Sforza


La Stampa, 20 gennaio 2020

 

A Berlino siglata l'intesa politica. Un comitato intralibico monitorerà il cessate il fuoco. Resta il nodo degli Emirati. La Conferenza di Berlino sulla Libia si è conclusa sotto il segno di un accordo, ma saranno le prossime 48 ore a mettere il sigillo sulla sua effettiva riuscita.

Nel momento stesso in cui sul terreno si riprenderà con la violenza e con i morti, l'impegno della diplomazia internazionale potrà dirsi ricondotto al punto di partenza. Allo stesso tempo bisogna riconoscere alla cancelliera Angela Merkel e al segretario gnerale dell'Onu Antonio Guterres, sostenuto dal suo inviato speciale per la Libia Ghassam Salameh, di essere riusciti nell'impresa non facile di tenere insieme per quattro ore tutti i maggiori player dello scacchiere libico e di ottenere da ciascuno di loro un impegno a tener fede al cessate il fuoco.

Un risultato acquisito con fatica: mesi di lavoro da parte delle diplomazie coinvolte durante le sessioni preparatorie; messa a punto di un documento che riuscisse a tenere l'equilibrio tra i diversi interessi in campo; discussione fino all'ultima parentesi quadra nella giornata che ha preceduto la Conferenza; approvazione del documento da parte dei partecipanti; spola della cancelliera Angela Merkel dalla stanza dove si trovava il premier di Tripoli Al Sarraj a quella del generale Haftar per comunicare loro i contenuti del documento definitivo (pare che si sia utilizzata una procedura di comunicazione con auricolari perché Haftar si sarebbe collegato dall'albergo rifiutandosi di andare in Cancelleria per non incontrare Sarraj), infine la dichiarazione conclusiva della cancelliera e del segretario generale dell'Onu Antonio Guterres, in presenza anche dell'inviato delle Nazioni Unite in Libia Ghassam Salameh e il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas.

La commissione militare - Il punto fondamentale della Conferenza di Berlino ai fini di una tregua duratura è la creazione di una commissione militare intralibica "5+5", composta cioè da cinque membri nominati da Al Sarraj e cinque da Haftar, che secondo il piano di azione Unsmil, avrà il compito di monitorare il cessate il fuoco e stabilire la linea degli schieramenti. Fino a oggi il generale Haftar si era sempre rifiutato di offrire la sua partecipazione al formato, e anche se è vero, come ha detto Merkel, che "le divergenze fra i due leader libici sono numerose e non si parlano fra loro, il grande progresso è che hanno capito che si devono comportare in modo costruttivo". Il comitato militare si riunirà a Ginevra il 27 gennaio, con l'obiettivo, ha dichiarato Guterres "di risolvere la crisi in Libia", perché solo un meccanismo di monitoraggio costituito in accordo con le parti in conflitto può essere garanzia di successo nel tempo.

Non si è parlato invece di sanzioni per chi viola l'embargo delle armi perché, stando a fonti qualificate, non è sembrato opportuno, in questa fase, forzare la mano ai diversi partecipanti su un tema che, come ha detto la Cancelliera, "sarà affrontato nel caso in cui la tregua sarà violata". Sia la Turchia che la Russia hanno avuto un atteggiamento costruttivo mostrandosi disponibili ad accogliere i punti del documento finale, chiedendo in cambio che fosse riconosciuto il loro ruolo nel negoziato e, in particolare, nell'ottenimento di una tregua di fatto dopo il vertice di Mosca di una settimana fa.

Più intransigente è sembrato invece l'atteggiamento degli Emirati, fermi nel condannare l'ingerenza della Turchia e allarmati dell'intesa russo-turca (dunque non favorevoli a tributare troppi riconoscimenti all'azione di Mosca e Ankara). Anche il segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha ritenuto di dover intervenire con il ministro degli Esteri emiratino per ribadire la necessità di un cessate il fuoco duraturo.

L'Europa più unita - Per quanto riguarda gli europei, se il presidente francese Macron ha lasciato Berlino subito dopo la fine dei lavori dichiarando soltanto che "deve finire immediatamente la presenza di combattenti stranieri", il premier britannico Boris Johnson si è detto disponibile a inviare "persone ed esperti" per garantire il rispetto del cessate il fuoco.

Angela Merkel, a chi le chiedeva se l'Europa questa volta è stata capace di parlare con un'unica voce, non ha rinunciato al suo consueto pragmatismo: "Non sempre gli europei hanno parlato con una voce sola, ma c'è stata la disponibilità a farlo, sia del presidente francese, sia del premier italiano e sia di Boris Johnson. Per quello che io ricordo - ha aggiunto - lo stato del dialogo è molto migliore di due o tre anni fa".

 

 

 

 

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