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Via libera del governo all'uso del taser per tutte le forze dell'ordine PDF Stampa
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di Francesco Grignetti

 

La Stampa, 18 gennaio 2020

 

La "pistola elettronica" è classificata come arma di ordinanza. I Sindacati: "In caso di lesioni gravi o mortali l'operatore è responsabile penalmente". Ottantanove casi di utilizzo registrati dal 5 settembre 2018 a oggi: per 30 volte la pistola ha "sparato" impulsi elettrici attraverso i due dardi, per il resto è stato sufficiente brandirla per ottenere la deterrenza.

Finita la sperimentazione, è stato autorizzato in via definitiva l'uso della pistola elettronica, il cosiddetto taser, per le forze di polizia anche in Italia. Il consiglio dei ministri ha dato il via libera ieri al regolamento che disciplinerà l'uso della pistola elettronica. Ma c'è un ma. Pure se a impulsi elettrici, il taser resta una pistola.

E infatti è classificato come "arma di ordinanza". Come tale, Amnesty International avverte che non è affatto inoffensiva. Il Garante per i diritti dei detenuti, Mauro Palma, è altrettanto perplesso e ne ritiene "giustificato" l'uso solo in un ambito limitatissimo di casi. Anche i sindacati dei poliziotti nutrono dubbi. Non sulla pistola elettrica in sé, perché riconoscono che è un ottimo deterrente per i malintenzionati, e che protegge i poliziotti o i carabinieri quando sono alle prese con energumeni, peggio se armati di coltelli, ma per le possibili conseguenze civili e penali su chi lo utilizza.

Dicono i sindacati: sicuramente meglio gli impulsi elettrici dell'arma di ordinanza, che deve restare un'estrema risorsa. "Questo strumento consentirà, senza il contatto fisico con i violenti, di bloccarli evitando che le loro azioni possano produrre pregiudizio o danni alla sicurezza dei cittadini. Il Siulp lo richiedeva da anni proprio per queste ragioni e anche per l'escalation delle aggressioni delle donne e degli uomini in uniforme, che ormai si registrano ogni 4 ore", afferma ad esempio il segretario generale del Siulp, Felice Romano.

Il problema nasce dalle possibili ricadute sull'agente o sul carabiniere che ne facciano uso. Già, perché in Italia l'operatore deve vedersela con la magistratura, qualora ecceda nell'uso della forza. E il regolamento stabilisce che il suo impiego "dovrà sempre avvenire nel rispetto delle necessarie cautele per la salute e l'incolumità pubblica e secondo principi di precauzione condivisi con il ministero della Salute".

Qui però salta su il Silp-Cgil: "Si tenga davvero conto di due diritti inalienabili che vanno bilanciati: la sicurezza dell'operatore di polizia e quella del cittadino", dice Daniele Tissone, segretario generale del sindacato. "In particolare occorre un parere vincolante del ministero della Salute e soprattutto un protocollo operativo che dica con chiarezza come e quando usare la pistola elettrica. Un parere che non ci è mai stato fornito nonostante l'avessimo richiesto".

Il nodo è il pericolo per chi viene colpito dalle scariche elettriche. Si consideri che nelle linee-guida ministeriali, c'è un'avvertenza: non usare con un cardiopatico, con una donne incinta, se il soggetto può farsi male cadendo.

Il Silp teme la fregatura. "Nel nostro ordinamento giuridico, che ci piaccia o meno, la responsabilità penale è sempre personale e nessuno può garantire che non ci siano conseguenze per l'operatore di polizia se dovessero verificarsi lesioni gravi o mortali a causa dell'utilizzo della pistola elettrica. Stare realmente e concretamente dalla parte dei poliziotti significa anche questo, non cedere alla facile demagogia che rischia solo di danneggiare l'operatore in divisa".

Sulla stessa falsariga il sindacato Coisp: "I limiti troppo stringenti - ragiona Domenico Pianese - rischiano di trasformare questa novità in un boomerang. Le linee guida prevedono l'obbligo di considerare la "visibile condizione di vulnerabilità" e i rischi "associati" alla caduta della persona. Valutazioni complesse, difficili se non impossibili nelle situazioni di particolare rischio e concitazione, quando tutto avviene in tempi brevissimi.

Il rischio è che i poliziotti vengano esposti a richieste di indennizzo da parte dei soggetti colpiti per eventuali lesioni. E questo è inaccettabile". Entusiasta invece è Matteo Salvini, che ha voluto fortissimamente la sperimentazione e si considera il padrino del taser in Italia. I leghisti sono anzi polemici contro il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che non ha dato la pistola elettrica alla polizia penitenziaria.

 

 

 

 

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