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Trapani. Favignana modello di reinserimento dei detenuti PDF Stampa
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di Pietro Vultaggio


Quotidiano di Sicilia, 17 gennaio 2020

 

Protocollo d'intesa fra Carcere di Favignana, Area Marina Protetta e Uepe di Trapani. Saranno impegnati in attività finalizzate alla rieducazione e al reinserimento sociale. Non sempre il carcere permette una rieducazione pratica ed un reinserimento nel mondo lavorativo, ma nella più grande riserva marina d'Europa si sta portando avanti un nobile progetto nel tentativo di cambiare lo stato delle cose.

Saranno i detenuti del carcere di Favignana ad avere l'opportunità di essere impiegati, per la prima volta, in diverse attività ricadenti nell'ambito dell'Area Marina Protetta del territorio egadino, anche se da anni risultano già coinvolti in occupazioni temporanee retribuite sull'isola. Il lavoro è, infatti, uno dei principali strumenti, previsti dalla Costituzione e dall'ordinamento penitenziario, per la risocializzazione ed il trattamento rieducativo del condannato.

Entrando nel vivo del progetto, è stato firmato un protocollo d'intesa fra la casa di Reclusione, l'Area Marina Protetta e l'Uepe di Trapani (Ufficio esecuzione penale esterna), rappresentato da Maria Rosaria Asta, che consentirà l'impiego di una decina di detenuti per lo svolgimento di lavori sul territorio delle isole Egadi, nell'ambito delle attività e dei beni che ricadono nella riserva naturale.

Il documento prevede la corretta applicazione della Legge sei dicembre 1991, che configura le Aree Naturali Protette quali "luogo di sperimentazione e conduzione di modelli sociali consapevoli ed orientati allo sviluppo economico sostenibile dei territori, anche attraverso progetti d'inclusione sociale" e della Legge Penitenziaria che prevede l'inserimento socio lavorativo dei soggetti sottoposti a detenzione.

Un modello positivo in un Paese che non funziona ovunque allo stesso modo. Qualche mese fa è stata realizzata una relazione sull'attuazione delle disposizioni di legge relative al lavoro dei detenuti per l'anno 2018, inviata al Parlamento dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Quello che emerge è una sostanziale diminuzione dei detenuti lavoranti (17.614) rispetto ai 18.405 del 2017, il 4,29% in meno. Eppure nello stesso periodo i detenuti in carcere sono invece saliti da 57.608 a 59.655. Un aumento di presenze che non ha portato ad un aumento del lavoro. La situazione non è quindi delle migliori, ma realtà come quelle egadine fanno ben sperare per il futuro del territorio trapanese.

 

 

 

 

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