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Quei detenuti anziani che chiedono di restare in carcere PDF Stampa
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di Paola Lo Mele

 

Gazzetta di Parma, 16 gennaio 2020

 

"Non fatemi uscire, non so dove andare, fatemi morire in pace qui". In carcere. La richiesta, tanto accorata quanto inimmaginabile per i non addetti ai lavori, è arrivata personalmente alla garante dei detenuti di Roma Gabriella Stramaccioni.

A voler restare dietro le sbarre, rinunciando alla possibilità dei domiciliari, è un romano di 75 anni, malato e attualmente ancora recluso nella casa circondariale di Rebibbia. Il suo, stando ai dati raccolti dalla stessa Stramaccioni, non è affatto un caso isolato: "Solo fra Rebibbia penale e Nuovo Complesso ci sono 60 uomini ultrasettantenni. Molti di questi rimangono negli istituti penitenziari perché non ci sono strutture esterne dove possano scontare l'ultimo periodo della loro pena e della loro vita".

L'allarme della garante sulle condizioni di vita di questi uomini riguarda soprattutto i malati: "Si tratta di persone sole che non hanno più legami familiari, molte provenienti dalla strada. Vista l'età e la malattia, potrebbero accedere alle misure alternative, il problema è che non ci sono posti - spiega. Ed il carcere, che rimane l'unica accoglienza possibile, si trasforma inevitabilmente un deposito". Diversi di loro finiscono nel reparto infermeria: "Può capitare, come sta accadendo in questi giorni, che in questi reparti sia rotto il riscaldamento e le persone, malate ed anziane, vivano in condizioni disperate".

All'origine del dramma, oltre alla mancanza di reti personali dei carcerati (alcuni dei quali hanno interrotto i rapporti con le loro famiglie in seguito al reato), "c'è anche la carenza di posti nelle Rsa, le residenze sanitarie assistite che potrebbero accoglierli - afferma ancora la garante romana. Così, anche con il certificato medico di incompatibilità con il carcere, non escono...Dopo l'ultimo giorno di carcere, quando proprio devono lasciare la struttura, in qualche caso siamo riusciti a trovare loro una collocazione con l'aiuto della Chiesa". E la situazione di sovraffollamento delle strutture permane: al 31 dicembre 2019 nei 14 istituti di pena del Lazio erano presenti 6.566 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 5.247.

Non finisce qui. "Sono carenti anche i posti disponibili nelle Rems - punta il dito Stramaccioni -. Si tratta delle residenze per le misure di sicurezza, che hanno sostituito gli ex Opg e che dovrebbero ospitare chi ha problemi psichici. In tutto il Lazio ci sono solo 80 posti e le liste d'attesa non sono più sostenibili. Finisce che anche queste persone, insieme agli anziani malati, restano in carcere. E la struttura diventa impraticabile". In un convegno organizzato dalla Fondazione Di Liegro che si è svolto a Roma lo scorso novembre Stramaccioni ha chiesto esplicitamente alla Regione Lazio di aumentare l'offerta di Rems: "Ci hanno promesso che entro gennaio sarebbero stati attivati altri 20 posti. Li aspettiamo".

 

 

 

 

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