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"Naufraghi... in cerca di una stella", il libro di Beccarini e Aversa sui laboratori di Rebibbia PDF Stampa
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di Elisabetta Zamparutti

 

Il Riformista, 16 gennaio 2020

 

Oggi 15 gennaio 2020, dalle 18, alla biblioteca Moby Dick, in via Edgardo Ferrati, 3, a Roma si presenta "Naufraghi... in cerca di una stella" che è un libro edito da UniversItalia, frutto del laboratorio di pratica filosofica che i professori Emilio Baccarini e Fernanda Francesca Aversa hanno tenuto nell'arco di quattro anni nel carcere di Rebibbia a Roma con detenuti dell'alta sicurezza.

Sono quasi tutti laureati: Juan Dario Bonetti in lettere come Pietro Lo Faro, Maurizio De Luca e Giuseppe Gambacorta; Fabio Falbo, Filippo Rigano e Giacomo Silvano in giurisprudenza; Giovanni Colonia in drammaturgia antica; Giuseppe Perrone al Dams. Tra gli autori figurano anche Mario Sgambellone ed Enrico Zuppo. Grazie a loro ha preso corpo questo testo straordinario, una guida per i naufraghi della vita, e chi non si è sentito tale almeno una volta nell'arco della sua esistenza.

Se i testi introduttivi scritti dai docenti spiegano il senso del laboratorio, quelli dei detenuti compiono quel senso con il vissuto del loro naufragio che ha coinciso con l'ingresso in carcere e la condanna a una lunga pena detentiva. Perso così il salvagente, cioè la strategia esistenziale, che fino a quel momento li ha tenuti a galla nel mare della vita, hanno scoperto in carcere che ognuno può cambiare, può "trascendersi" e trovare nel proprio sé autentico le risorse per far fronte a quell'insieme di tempeste, onde, correnti e calma piatta in cui si può identificare il tempo della pena.

Questo libro spiega come la conoscenza autentica sia un processo che coinvolge tutta la persona, non solo la ragione che schematizza e semplifica per giudicare, e come la verità non possa mai cogliersi da un'unica prospettiva esistenziale. Insomma è un testo di altissimo livello umano, civile, filosofico e giuridico che non solo dimostra come siano uomini autenticamente liberi coloro che lo hanno scritto ma che può aiutare chiunque a liberarsi da semplificazioni e pregiudizi malsani per chi li pensa e per chi gli sta attorno.

Nella lettura di questo libro e nella presentazione che se ne è fatta nel teatro di Rebibbia alcuni giorni fa mi è risuonato molto di quanto Nessuno tocchi Caino fa nei laboratori "Spes contra spem" delle sezioni di alta sicurezza, perché la stella di riferimento, guida e orientamento, che i naufraghi di Rebibbia hanno cercato per quattro anni nel loro laboratorio, non l'hanno vista luccicare lontana in alto nel cielo, l'hanno scoperta dentro di sé brillare di una luce più potente e irresistibile di quella di una stella cometa, quale è la luce che emana dalla propria coscienza.

"Perché chi è capace di scavare in sé stesso, perforando e frantumando gli strati profondi di quelle irreali e false certezze di cui tutti, più o meno, siamo portatori, è degno di fiducia. Perché l'unica via che porta a un "radicale cambiamento" è quella che ha la sua origine nella profondità del proprio sé, in quel cammino detto dell'auto-trascendenza" come scrive Juan Dario Bonetti.

Partecipano alla presentazione di oggi, insieme ai curatori, anche Filippo La Porta ed Eligio Resta mentre modera Stefano Anastasia. Sarà presente Rita Bernardini che con Nessuno tocchi Caino anima il laboratorio a Rebibbia. So anche che alcuni dei detenuti, autori del libro, avevano chiesto un permesso per partecipare alla presentazione di questo importante loro lavoro che più di ogni altro argomento testimonia il cambiamento nel loro modo di pensare e di agire.

 

 

 

 

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