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La scelta del procuratore di Roma: il Csm stia al riparo dalle correnti PDF Stampa
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di Armando Spataro


La Repubblica, 15 gennaio 2020

 

Il Consiglio Superiore della Magistratura assume le sue decisioni nelle assemblee plenarie sulla base di rapporti e proposte delle Commissioni referenti. Tra le commissioni con compiti più delicati c'è la "quinta", per il conferimento di incarichi direttivi e semi-direttivi ai magistrati che ne fanno domanda dopo bandi di concorso.

Ed è proprio in relazione a queste procedure che si agitano polemiche, accuse, recriminazioni, soprattutto nei confronti del Csm, quasi tutte gravitanti attorno alla denuncia di interessi e accordi correntizi che le condizionerebbero. Ne nascono ipotesi di modifica del sistema di elezione dei suoi componenti e la "vicenda Palamara-Ferri-Lotti", esplosa lo scorso maggio, ha generato la impresentabile proposta di sorteggio per designare i componenti togati del Consiglio.

Il 23 maggio dell'anno scorso, prima dell'emergere del caso citato, la V Commissione aveva trattato la pratica per la nomina del Procuratore della Repubblica di Roma, arrivando a formulare tre proposte: una in favore del procuratore generale di Firenze sostenuta da quattro componenti del Csm (due togati e due laici), e altre due rispettivamente per i procuratori di Palermo e di Firenze (ciascuno sostenuto dal voto di un membro togato).

Gli elementi emersi nel corso delle indagini, tra cui le aspettative per le nomine oggetto di conversazioni intercettate, inducevano però la V Commissione a settembre scorso, a revocare le tre proposte e a riaprire la discussione, mentre cinque membri togati si dimettevano dall'incarico.

Mutava, quindi, anche la composizione della Commissione: sostituiti due dei togati dimessi e, per normale rotazione, i due laici, solo due togati continuavano a farne ancora arte. Intanto nuovi esiti di indagini e conseguenti polemiche inducevano anche alte cariche istituzionali (tra cui il vice presidente del Csm) e magistrati (inclusa l'Anm) a ferme prese di posizione: il Capo dello Stato, a giugno, nel corso di un plenum straordinario, affermava la necessità di far comprendere alla pubblica opinione che magistratura e il Csm hanno "al proprio interno gli anticorpi necessari e sono in grado di assicurare nelle proprie scelte rigore e piena linearità".

E tutti i componenti del Consiglio sottoscrivevano un documento manifestando forte amarezza. A poco più di sette mesi dai fatti ricordati, la V Commissione ha ridiscusso la nomina del Procuratore di Roma, formulando di nuovo tre proposte: una in favore del procuratore di Palermo, sostenuta da due componenti del Csm (un togato e un laico), e altre due per il procuratore di Firenze e per il procuratore aggiunto di Roma (ciascuna sostenuta dal voto di un membro togato). La novità è costituita da due astensioni, quelle di un membro togato e di uno laico, e il quadro diventa di ancor più incerta comprensibilità rispetto al voto del 23 maggio.

Certo non si può tacere sulla complessità dei criteri previsti dalla circolare del Csm per la nomina dei dirigenti delle Procure. Nella loro quadriennale successione, i Consigli subentranti tentano spesso di riscriverli, per migliorarne interpretazione e applicazione, tentando di ancorare a parametri oggettivi la selezione dei candidati da nominare.

Ma anche il caso in questione dimostra che non sarà mai possibile eliminare una quota di discrezionalità nelle scelte. Nell'attesa di conoscere le motivazioni delle proposte, l'elevata professionalità dei tre candidati alla guida della più importante procura italiana, può tranquillizzare tutti, senza dimenticare che anche in altre occasioni il Csm ha dovuto prendere in considerazione proposte plurime e decidere con maggioranze esigue.

Ma il futuro dibattito in assemblea plenaria sarà comunque necessario per comprendere la ragioni di tali divergenti scelte: la piena trasparenza del processo decisionale deve essere auspicata non solo a tutela del prestigio della magistratura e per fugare ogni rischio di polemica, ma anche perché il futuro Procuratore di Roma dovrà operare in condizioni di meritata e riconosciuta legittimità.

 

 

 

 

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