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In Calabria sono tutti mafiosi, fango dell'Espresso dopo l'inchiesta di Gratteri PDF Stampa
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di Tiziana Maiolo


Il Riformista, 15 gennaio 2020

 

Padri, mogli, fratelli, suoceri, amici e vicini di casa. Non era difficile profetizzare, dopo la retata del 19 dicembre e dopo il siluro del Fatto quotidiano al candidato Cinque Stelle, che in Calabria si sarebbe aperta la caccia mediatico-giudiziaria a un'intera classe politica. Anche tramite i parenti (non si sa fino a quale grado) dei candidati. Non si guarda in faccia a nessuno, nessun partito, con sprezzo del pericolo. Ha provveduto l'Espresso che, pur sempre meno agguerrito, ha dedicato quindici pagine alla Calabria, naturalmente intitolandole alla 'ndrangheta, in vista delle elezioni del prossimo 26 gennaio.

E lo strano è che ormai, come ci dicono e scrivono ogni giorno tanti improvvisati storiografi a supporto delle inchieste giudiziarie, questa forma di criminalità si sarebbe trasferita al nord, fino alla punta estrema della Val d'Aosta. Pure non si può nominare la Calabria senza identificarla con la 'ndrangheta. La tentazione è sempre forte.

Nella campagna elettorale per l'Emilia, la regione gemella nell'appuntamento del 26, si parla di buona o cattiva amministrazione, di risultati da collegare solo a questioni locali o a problemi politici nazionali, di programmi. Addirittura del Salvini di turno da esorcizzare. Al massimo, se proprio vogliamo andare sul piano giudiziario, di Bibbiano e di bambini sottratti alle famiglie naturali. Non si criminalizzano i parenti dei candidati, e neanche si dice che, se una lista è "pulita", non è perché è composta di persone per bene, ma perché "...la vittoria appare sicura e i poteri occulti preferiscono presentare le loro richieste a giunta fatta".

In Calabria invece è così. E questo è il messaggio per Jole Santelli, candidata al ruolo di governatore del centrodestra, rispetto alla quale, evidentemente, il grande circo giudiziario e mediatico non è riuscito a trovare parenti né vicini di casa che possano gettare ombre. Quindi ci si prepara al "dopo". Non sono così fortunati gli uomini del Pd.

Citiamo in modo anonimo gli esempi che l'Espresso sciorina con nomi e cognomi, risparmiando solo la riproduzione delle impronte digitali. C'è un candidato che ha il torto di essere figlio di un altro che è stato sindaco ai tempi del "boia chi molla" e che ha un fratello indagato. Un'altra ha il padre condannato. Poi ce ne è uno che addirittura è considerato "vicino" a persona coinvolta nell'inchiesta sui rimborsi ai consiglieri regionali.

E un altro contiguo a un imprenditore coinvolto in un'inchiesta di mafia, anche se poi assolto. Purtroppo, par di capire. È rimasto invece fuori dalle liste - e in questo caso ci pare giusto farne il nome - Luigi Incarnato, arrestato nella retata organizzata dal procuratore Nicola Gratteri, anche se nel frattempo il tribunale del riesame lo ha già scarcerato.

A tal proposito va detto che non è andata così per l'avvocato Giancarlo Pittelli, finito nella stessa retata del 19 dicembre. All'udienza del riesame ha reso dichiarazioni spontanee in videoconferenza durata cinque ore dal carcere di Nuoro, e al termine, proprio ieri, il tribunale ha confermato la sua detenzione in carcere, anche se ha derubricato il reato a "concorso esterno" nell'associazione mafiosa.

Un altro colpettino, comunque, alla solidità dell'inchiesta. La quale, proprio come quella parallela giornalistica dell'Espresso, parte da un assunto. È vero, dice, che ormai la 'ndrangheta si è trasferita al nord, dove esistono mercati finanziari più appetitosi. Ma ci sono pur sempre qui in Calabria i "capi invisibili", quelli come l'avvocato Pittelli accusati di fungere da cerniera tra i due mondi, quello degli ignoranti montanari calabresi e quello degli uomini del nord in grisaglia con il master alla Bocconi.

Non a caso nel "portafoglio contatti" dell'avvocato calabrese ci sono nomi come quello di Fabrizio Palenzona, ex numero due di Unicredit, il cui nome viene buttato lì, insieme a quello di Tronchetti Provera, quasi a casaccio. E chi deve intendere, intenda.

La sintesi di questa triste storia sta nell'ancor più disperante titolo: "Calabrexit", che pare quasi un invito a scappare, e invece fa quasi venir voglia di tornarci, nella più bella e tragica regione italiana. Se non altro per un piccolo sfizio, per guardare in faccia la sardina Jasmine, che secondo l'Espresso è l'unica speranza di un'intera regione, la quale ha formulato il seguente profondo pensiero politico, in vista delle elezioni: "Abbiamo dato solo un'indicazione di voto, molto precisa: non votare Jole Santelli". Forza Calabria, vien da dire. Altro che Calabrexit.

 

 

 

 

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