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Gorizia. Con il nuovo forno ritrovata la dignità dei detenuti goriziani PDF Stampa
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di Stefano Bizzi


Il Piccolo, 15 gennaio 2020

 

Problemi nella cucina da quindici anni. Una donazione ha permesso l'acquisto. A Natale i profumi della pasta pasticciata, del pollo arrosto e delle patate al forno hanno di nuovo invaso le celle e i corridoi del carcere di Gorizia. Il merito è stato di una donazione che ha permesso di acquistare e installare nella cucina della casa circondariale di via Barzellini un forno. A feste concluse, don Alberto De Nadai e Steven Stergar hanno voluto ringraziare pubblicamente chi ha permesso di migliorare la vita dei detenuti.

Entrambi notano che tra i tanti problemi riscontrabili all'interno del carcere, quello della cucina pare essere il più sottovalutato e trascurato dal momento che si trascina da oltre 15 anni. Al di là del fatto che la struttura si trovi nel seminterrato, i problemi erano dovuti principalmente al malfunzionamento del piano cottura a gas e del forno e ai danni a due delle quattro piastre elettriche. E questo costringeva a rigidi menù.

Nel corso degli incontri del sabato pomeriggio dedicati alla formazione dei detenuti per l'avviamento a un inserimento sociale e lavorativo tenuti dagli stessi don Alberto e Stergar è emerso il desiderio di avere in cucina almeno un forno "adeguato" alle esigenze che potesse permettere una maggiore varietà di menù, ma anche la realizzazione di corsi formativi di cucina.

"Questo stimolo, presentato all'istituzione carceraria è stato messo in disparte dalla frase "non ci sono soldi", ricorda Stergar aggiungendo: "Nonostante le difficoltà amministrative, la sensibilità di tanti cittadini che conoscono l'impegno di don Alberto sui problemi dei carcerati, ha permesso, anche con offerte, l'acquisto di un nuovo forno.

I benefattori accompagnano sempre il loro gesto con la frase "Lei sa dove metterli" e infatti uno di questi, venuto a conoscenza del progetto si è dedicato spassionatamente alla causa". Si è trattato di una persona che a suo tempo aveva vissuto l'esperienza del carcere ed è riuscita a riprendere in mano la propria vita. "Con volontà e umanità, non trascurando i suoi impegni lavorativi - spiega ancora Stergar - ha cercato, trovato, trasportato e, infine, installato il forno superando vari ostacoli burocratici".

Rivolgendosi a tutte le persone che nel tempo gli sono state vicine nella condivisione dei suoi progetti, don Alberto sottolinea in ogni caso: "L'acquisto del forno ha permesso di cambiare pacificamene una situazione che per tantissimi anni ha vissuto incatenata a cattivi pensieri e, di conseguenza, a cattivi comportamenti".

"La proposta concreta del forno - conclude l'assistente spirituale del carcere goriziano - fa sentire i detenuti e anche noi volontari meno soli nelle nostre disarmate battaglie per la dignità delle persone. Dal laboratorio di formazione del sabato sta rinascendo una "detenzione nuova", piena di voglia di cambiare in meglio la vita di tutti. È solo una prima minima tappa verso un ben più coinvolgente impegno sociale e politico perché non ci può essere carità senza giustizia".

 

 

 

 

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