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Iran. L'Occidente ricordi l'Iraq di Saddam: non si ributti in una guerra sbagliata PDF Stampa
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di Claudio Magris


Corriere della Sera, 15 gennaio 2020

 

La crociata del 2003 contro Bagdad e le "armi chimiche" (inventate) del suo dittatore ci regalò Isis e la polveriera libica. Non ripetiamo lo scriteriato errore contro l'Iran. Nel 2003 c'è stata la crociata contro l'Iraq, allora governato da Saddam Hussein. Lui e il suo regime lo meritavano, ma le conseguenze sono state un disastro.

Per giustificare la guerra in Iraq si sono inventate, mentendo, armi terribili di cui l'Iraq del feroce dittatore sarebbe stato in possesso e che era necessario distruggere. Lo dissero, mentendo - e ammettendo più tardi, troppo tardi, di aver mentito - personaggi illustri quali Colin Powell, segretario di Stato americano, e Tony Blair, primo ministro inglese.

Se Giovanni Paolo II era così decisamente contrario non era per pacifismo ad oltranza, che non dimostrò durante la guerra in Jugoslavia, né tantomeno per simpatie terzomondiste. Semplicemente conosceva la Storia; era esperto - grazie alla sua origine, alle sue vicende e alla sua conoscenza dei tremendi focolai latenti nei Paesi di frontiera e di nazionalità e religioni diverse - delle disastrose conseguenze di tali tamburi di guerra. Grazie a quella guerra in Iraq baldanzosamente proclamata si sono scatenate in quelle terre conflitti di ogni genere fra siriani, turchi, curdi, iraniani, arabi. È quella guerra ad averci più tardi regalato l'Isis, così come ora occorre fronteggiare la polveriera libica creata pure da benintenzionati interventi militari, ovviamente democratici e umanitari.

Papa Wojtyla non fu ascoltato perché parlava a sordi e ad ignoranti; ignoranti di storia e di geografia, così come Dick Cheney, vice presidente degli Stati Uniti al tempo di George W. Bush, non sapeva bene dove fosse Francoforte. Nella sua autobiografia Powell dichiarò, dieci anni più tardi, che le sue informazioni che avevano contribuito a provocare quella guerra non erano credibili e che sentiva il dovere di ammetterlo per salvare il suo onore di soldato. Anche Blair, pur proclamando la sua buona fede, fece un mea culpa a proposito di quella guerra, dei morti inglesi e iracheni e dello sciagurato errore politico.

Sembra ed è sperabile che ora non si voglia ripetere lo scriteriato errore con l'Iran. Il Medio Oriente brucia già abbastanza per conto suo e l'Occidente non ha bisogno di nuovi incendi.

 

 

 

 

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