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Civitavecchia (Rm). I detenuti e le competenze per avere futuro con il lavoro PDF Stampa
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di Fausta Chiesa


Corriere della Sera, 14 gennaio 2020

 

Parte alla fine del mese nel carcere di Civitavecchia il progetto di formazione professionale "Mi riscatto per il futuro", frutto di un protocollo d'intesa che il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e l'amministratore delegato di Enel Francesco Starace hanno firmato il 18 dicembre nella sede del ministero.

Il progetto punta a realizzare programmi formativi qualificanti per far acquisire competenze spendibili nel mondo del lavoro. "In particolare - spiega Vincenzo Lo Coscio, responsabile dell'Ufficio centrale per il lavoro dei detenuti, istituito nel novembre scorso dal ministero - saranno organizzati corsi di specializzazione per avviare i detenuti ad attività di lavoro nel mondo dell'elettricità: per esempio, saranno formati per diventare elettricisti.

Un lavoro spendibile, dove è richiesta una formazione particolare". li tavolo operativo si riunirà a breve e il progetto entrerà nel vivo a fine gennaio con la selezione dei detenuti e poi a febbraio con il corso. Dopo il carcere di Civitavecchia, sarà esteso ad altri istituti penitenziari del Lazio e poi alle altre regioni.

"Con il progetto - ha commentato l'amministratore delegato di Enel Francesco Starace - proponiamo una formazione professionale in linea con la rapida evoluzione del mondo del lavoro. E questo per favorire un'uscita più rapida dalla "zona grigia", quella tra l'uscita dal carcere e il reinserimento nella società civile". Terminato il corso, i detenuti potranno cominciare a lavorare già all'interno delle carceri.

"Ricordo che le luci nelle carceri sono accese giorno e notte - spiega Lo Cascio. Intendiamo tra l'altro lavorare con Enel per rendere più efficiente l'illuminazione". L'interesse del ministero e del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria è quello di ridurre il rischio di recidiva e favorire il reinserimento dei detenuti nella società.

"Il nostro impegno - ha dichiarato Bonafede - non mira solo alla rieducazione del detenuto ma comprende anche la sicurezza della collettività perché, quando un detenuto esce dal carcere, grazie a progetti come questo difficilmente torna a delinquere".

 

 

 

 

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