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Napoli. I pranzi di Natale della Comunità di Sant'Egidio nelle carceri della Campania PDF Stampa
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di Antonio Mattone


Ristretti Orizzonti, 14 gennaio 2020

 

1.017 detenuti, circa 500 volontari, più di 100 esponenti della società civile, 7 vescovi in 12 pranzi e due eventi minori. Sono questi alcuni numeri dei pranzi di Natale organizzati dalla Comunità di Sant'Egidio nelle carceri della Campania durante le ultime feste del periodo natalizio. Ma oltre i numeri, queste cifre sono il segno che le carceri si possono trasformare in luoghi di rinascita e di riscatto.

Da sottolineare la fattiva ed empatica collaborazione con le direzioni degli istituti e con la polizia penitenziaria, oltre all'importante contributo che hanno dato alcuni sponsor. Gino Sorbillo, Sal De Riso, Vitigno Italia, Marco Infante, i ristoranti La Bersagliera, Baccalaria, l'Europeo e Amico Bio Spartacus Arena dell'anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, la Coldiretti di Benevento, l'Ordine degli Psicologi di Napoli, solo per citarne alcuni, hanno voluto contribuire concretamente alla realizzazione del pranzo, e qualcuno di loro ha voluto partecipare direttamente all'evento promosso. Il pizzaiolo Sorbillo ha affermato che per lui venire a Poggioreale "è stata una grande emozione", ed ha auspicato che "tante cose a Napoli possono cambiare se c'è l'impegno di molti a fare cose buone".

Di grande rilievo il pranzo gourmet preparato da Peppe Daddio nel carcere di Arienzo. Lo chef, che già aveva cucinato per papa Francesco nella sua visita al carcere di Poggioreale, ha saputo coinvolgere i produttori del territorio, realizzando un menù di tutto rispetto che ha riscosso un grande successo.

Questi eventi hanno avvicinato la società esterna al mondo del carcere. Professori universitari, ristoratori, imprenditori, avvocati, presidenti di importanti fondazioni si sono seduti a tavola accanto ai detenuti, condividendo emozioni forti, storie di galera, saluti e convivio con gli ultimi tra gli ultimi. Perché i carcerati che hanno partecipato ai pranzi sono quelli più poveri, che non fanno colloqui o che hanno i familiari lontani.

Sono quelli che durante l'anno incontrano i volontari di Sant'Egidio. I due momenti conviviali nei centri clinici di Secondigliano e Poggioreale hanno invece visto a tavola i malati ed è stata molto importante la presenza del direttore generale dell'Asl Napoli 1 Ciro Verdoliva con cui si è potuto parlare dei problemi più urgenti della sanità penitenziaria.

L'Amministrazione penitenziaria ha dimostrato grande attenzione con il provveditore Antonio Fullone che ha partecipato a quattro pranzi, mentre non è mancata anche quest'anno la visita del presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli Adriana Pangia. I volontari erano molto colpiti, alcuni di loro non avevano mai messo piede in un carcere.

Alcuni incontri preparatori hanno preceduto gli eventi: c'era bisogno di spiegare e far comprendere un contesto così complesso e difficile. Tutto è andato per il meglio e per qualcuno di loro questi incontri hanno suscitato il desiderio di avvicinarsi al mondo del carcere.

Tanti i sacerdoti e ben sette vescovi, a cominciare dal cardinale Crescenzio Sepe e al vescovo di Sant'Angelo dei Lombardi, Pasquale Cascio, delegato dei vescovi campani per la pastorale carceraria. Un presenza folta e significativa nell'anno che la diocesi di Napoli ha voluto dedicare alla settima opera di misericordia: "visitare i carcerati".

Di rilievo anche la partecipazione di molti artisti: Francesco Cicchella, Rosalia Porcaro, Ida Rendano, Marino Bruno, Giuseppe Di Capua, Franco Ponzo, Emiddio Ausiello, Gaetano Amato, Marco Critelli, Argia di Donato, Paolo Neroni, Franco Mayer, Pasquale Rea, Rosa Chiodo e Andrea Sensale hanno saputo rallegrare con il loro talento queste feste. Il comico-attore Cicchella ha addirittura raddoppiato, organizzando qualche giorno dopo uno spettacolo tutto suo nel carcere di Poggioreale.

Forse la testimonianza più significativa e toccante è stata quella di Giuseppina Troianiello, la moglie di Giuseppe Salvia, il vicedirettore ucciso dalla camorra il 14 aprile 1981. Anche quest'anno ha voluto pranzare con i detenuti. E anche quest'anno con lei c'era il figlio Claudio nei panni di Babbo Natale. Stupore e commozione si sono stampati sui volti dei detenuti che stavano al suo tavolo appena hanno compreso chi fosse la signora che mangiava amabilmente accanto a loro.

All'uscita uno degli ospiti che ha partecipato al pranzo è visibilmente commosso, e salutando i volontari prima di tornare a casa, ha esclamato: "Chi cercasse un senso al Natale, si affacci qui dentro per favore".

 

 

 

 

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