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G20 in Arabia Saudita: la farsa del forum della società civile PDF Stampa
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di Riccardo Noury


Corriere della Sera, 14 gennaio 2020

 

"Un farsesco tentativo di far dimenticare le violazioni dei diritti umani": così Amnesty International, Transparency International e Civicus hanno definito, in una nota congiunta, il cosiddetto C20, un ciclo di incontri preparatori della società civile in vista del summit del G20, di cui quest'anno l'Arabia Saudita ha la presidenza. Il C20 è presieduto dalla Fondazione re Khalid, ovviamente legata alla famiglia reale.

Nelle intenzioni delle autorità saudite, il C20 dovrebbe costituire una piattaforma della società civile mondiale che potrebbe suggerire temi da inserire nell'agenda del summit del G20. È un peccato, hanno commentato ironicamente le tre organizzazioni, che l'unica "società civile" locale cui sarà consentito di partecipare al C20 è una creazione del governo mentre la maggior parte delle voci indipendenti dell'Arabia Saudita languono da tempo dietro le sbarre: come i fondatori dell'Associazione saudita per i diritti civili e politici o le attiviste per i diritti delle donne.

In un paese nel quale i partiti politici, i sindacati e le organizzazioni per i diritti umani sono messi al bando e i giornalisti indipendenti sono assassinati all'estero, quale processo di consultazione della società civile può mai aver luogo? Siamo di fronte, dunque all'ennesima campagna di pubbliche relazioni per migliorare la reputazione internazionale dell'Arabia Saudita. Come nel caso dello sport-washing, ci sarà certamente qualcuno che considererà il C20 l'ennesima conferma che il paese ha intrapreso la strada delle riforme.

 

 

 

 

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