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Legge Spazza-corrotti sotto il tiro dei giudici PDF Stampa
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di Guido Camera e Valentina Maglione


Il Sole 24 Ore, 5 gennaio 2020

 

Pioggia di ricorsi alla Corte costituzionale sulla retroattività dei benefici solo ai detenuti che collaborano. È già stata dichiarata l'illegittimità dei limiti per i permessi premio. La "Spazza-corrotti" perde i pezzi. Nel suo primo anno di vita, la legge 3/2019, cavallo di battaglia del M5S e del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, non ha infatti retto al banco di prova della giurisprudenza. È stata soprattutto la mancanza di una disciplina transitoria a far approdare le norme di fronte ai giudici che, in più di una occasione, ne hanno limitato l'applicazione. E ora si attendono gli esiti dei procedimenti aperti di fronte alla Corte costituzionale, che dovrà fare chiarezza sulla natura di una delle misure simbolo della legge, ovvero l'equiparazione, per la concessione dei benefici penitenziari, dei fenomeni corruttivi a quelli mafiosi e terroristici. Ma andiamo con ordine.

Benefici premiali limitati - La legge Spazza-corrotti ha modificato l'articolo 4-bis dell'ordinamento penitenziario (legge 354/1975), stabilendo che le misure alternative al carcere (affidamento in prova ai servizi sociali, detenzione domiciliare, semilibertà), i permessi premio e l'assegnazione al lavoro all'esterno del carcere possono essere concessi ai condannati per reati di corruzione, istigazione alla corruzione, corruzione in atti giudiziari, concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità e peculato solo se collaborano con la giustizia efficacemente. E si adoperano per evitare che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, assicurare le prove dei reati e consentire di individuare gli altri responsabili o sequestrare le somme o le altre utilità trasferite. Ma la legge non ha spiegato se questa misura - mutuata dalla disciplina in materia di contrasto alla criminalità organizzata e al terrorismo - si debba applicare anche ai fatti commessi prima della sua entrata in vigore, il 31 gennaio 2019.

Le correzioni dei giudici - La Cassazione (con le sentenze 25212/2019 e 48499/2019) ha chiarito che gli ordini di sospensione dell'esecuzione della pena emessi prima dell'entrata in vigore della legge Spazza-corrotti non possono essere revocati benché la nuova legge limiti i benefici premiali per i condannati per corruzione. Per la Cassazione, infatti, "la validità degli atti è regolata dalla legge vigente al momento della loro formazione".

Sulla "retroattività" delle limitazioni ai benefici premiali ai fatti di corruzione commessi prima dell'entrata in vigore della legge 3/2019 si attende che si pronunci la Corte costituzionale. Sono infatti diverse le questioni di costituzionalità presentate alla Consulta, che ha fissato le udienze a febbraio 2020. Il nodo centrale è chiarire se la modifica apportata dalla legge Spazza-corrotti all'articolo 4-bis dell'ordinamento penitenziario abbia natura di "pena" in senso vero e proprio. Altri giudici, tra cui la Cassazione, hanno inoltre messo in discussione l'eccessività della misura per induzione indebita e peculato lieve.

Intanto la Consulta, con la sentenza 253/2019, ha già dichiarato l'illegittimità dell'articolo 4-bis dell'ordinamento penitenziario, sancendo che i permessi premio possono essere concessi ai condannati per i reati indicati nella disposizione - inclusi, quindi, quelli di corruzione - anche in assenza di collaborazione con la giustizia, se non risultano collegamenti (spesso, peraltro, nei reati di corruzione, inesistenti) con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva.

Gli effetti - I dubbi sulla legittimità dei limiti ai benefici premiali per i reati per corruzione non hanno - per ora - ricadute sugli ordini di esecuzione emessi dopo l'entrata in vigore della legge. La Cassazione, con la sentenza 51905, depositata lo scorso 23 dicembre, ha riconosciuto come "l'avere il legislatore cambiato in itinere le "carte in tavola", senza prevedere alcuna norma transitoria presenti tratti di dubbia conformità" con il principio di legalità, ma la questione di costituzionalità può essere posta solo nella fase dell'esecuzione della pena.

Quindi, se l'ordine di esecuzione è stato emesso dopo l'entrata in vigore della legge 3/2019, il condannato, per eccepirne l'incostituzionalità, deve entrare in carcere e rimanerci fino alla decisione della Consulta. Una decisione in linea con la sentenza 45319/2019 della Cassazione, che ha stabilito che il giudice dell'esecuzione, anche se ha sollevato questione di costituzionalità sull'applicazione dei limiti ai benefici per i reati di corruzione, non può sospendere l'efficacia dell'ordine di esecuzione.

Gli altri punti cancellati - Con la sentenza 5457/2019, la Cassazione ha stabilito che l'interdizione perpetua dai pubblici uffici del condannato per corruzione - un altro dei cavalli di battaglia della Spazza-corrotti - non si applica ai fatti commessi prima della sua entrata in vigore. Infine, con la sentenza 12541/2019, la Cassazione ha stabilito che la sanzione pecuniaria in favore dell'amministrazione lesa dal corrotto - introdotta dalla legge 3/2019 all'interno dell'articolo 322-quater del Codice penale, e pari a una somma equivalente al prezzo o al profitto del reato, da aggiungersi al risarcimento dei danni causati - non scatta in caso di patteggiamento.

 

 

 

 

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