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La libertà, il sentimento meno amato dagli italiani PDF Stampa
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di Iuri Maria Prado

 

Il Riformista, 5 gennaio 2020

 

Ci si può dolere ma non sorprendere del fatto che le cose di giustizia in Italia abbiano preso questa piega. E non solo le cose di giustizia ma generalmente quelle riguardanti i diritti e le libertà della persona. Sorprendersene significa non aver compreso la natura profonda del sentimento italiano verso quelle due faccende, i diritti e le libertà della persona: due faccende risentite e trattate dagli italiani come realtà non solo trascurabili ma persino ripugnanti.

Con questo sentimento non abbiamo fatto i conti dovuti, e infatti non riusciamo a riconoscere la verità definitiva del nostro rapporto con gli eventi che in Italia maggiormente hanno avuto peso sul regolamento dei diritti individuali e di libertà: quando quei diritti sono stati compressi fino alla soppressione, e quando sono stati riconquistati.

Le libertà in questo Paese non sono state impedite da pochi e con la forza: al contrario, in molti e senza sforzo vi hanno rinunciato. E così quando gli italiani hanno potuto nuovamente godere di libertà: non loro, non gli italiani se la sono riconquistata, ma altri gliel'hanno assicurata. Agli italiani la libertà è stata imposta, e una parte tutt'altro che minoritaria degli italiani avrebbe tranquillamente scelto di farsi governare da coloro che della libertà avevano anche meno rispetto a paragone di quelli che in Italia l'avevano soppressa.

Queste due verità - e cioè che alla libertà abbiamo rinunciato quasi spontaneamente o comunque senza sforzo, e che non ce la siamo riconquistata ma altri ce l'ha garantita - sono bestemmie in questo Paese. Perché attentano alla tenuta della contraffazione infinita su cui si regge tutto il corso repubblicano.

L'Italia non ha patito troppo della soppressione della libertà, e non ha trovato poi troppa soddisfazione nel poter poi godere della libertà ricevuta. Perché in entrambi i casi si trattava appunto di una cosa - la libertà, l'aspirazione alla libertà - che non è nelle fibre degli italiani.

Come dunque può far sorpresa che le diminuzioni di libertà cui oggi assistiamo non siano risentite con allarme da parte degli italiani? A chi non piace questo andazzo, a chi pur meritoriamente ne denuncia i pericoli, bisognerebbe raccomandare di non commettere l'errore ennesimo. E cioè di far credere che il rischio stia in un'Italia trasformata e che rinnega sé stessa: mentre sta in un'Italia che per l'ennesima volta si ritrova e si riconosce.

 

 

 

 

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