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Uno bianca, "Ora riaprire le indagini" PDF Stampa
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di Andreina Baccaro


Corriere di Bologna, 5 gennaio 2020

 

Nel giorno del 29esimo anniversario dell'eccidio del Pilastro, i familiari dei tre carabinieri uccisi chiedono con una lettera che siano riaperte le indagini sulla banda della Uno Bianca. Ventinove anni dopo la strage del Pilastro, i familiari di Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini chiedono che siano riaperte le indagini sulla banda della Uno Bianca.

Scelgono il giorno della commemorazione del terribile eccidio, il cui anniversario ricorreva appunto ieri, per diffondere in una lettera un appello "affinché venga fatta piena luce sulle tante ombre che aleggiano su questa vicenda". Perché per i familiari dei tre militari barbaramente uccisi al Pilastro, la banda dei fratelli Savi che per sette anni insanguinò Bologna, l'Emilia-Romagna e le Marche, lasciandosi dietro 24 morti e più di 100 feriti, non fu solo una banda di "semplici" criminali, pur se poliziotti con simpatie per la destra estrema.

Scrivono le famiglie che "un contributo in questa direzione potrebbe arrivare anche dalla preannunciata informatizzazione e pubblicazione degli atti processuali, così come avvenuto per altre vicende. Ci batteremo e continueremo a opporci ai vergognosi sconti di pena". La giustizia italiana ha chiuso i conti con i tre fratelli e i loro complici: Alberto, il più giovane dei Savi, usufruisce di permessi premio e ha trascorso il Natale fuori dal carcere, Marino Occhipinti è in libertà condizionata, liberi sono i gregari Luca Vallicelli e Pietro Gugliotta.

Continuano a scontare l'ergastolo in carcere Fabio e Roberto Savi ma quest'ultimo, riporta l'Ansa, due anni fa avrebbe reiterato la richiesta di grazia che nel 2005 fu costretto a ritirare dopo le polemiche sollevate dai familiari delle vittime. Una richiesta a cui sia la Questura che la Procura generale di Bologna si sarebbero opposte.

Il suo avvocato Donata De Girolamo assicura: "Non c'è alcuna richiesta di grazia al momento. Roberto Savi è detenuto nel carcere di Bollate ma non ha incontrato il fratello". I familiari dei tre carabinieri uccisi, intanto, chiedono ancora di conoscere la verità su alcuni interrogativi senza risposta: "Come il foglio di servizio della pattuglia sparito - scrivono nella lettera - o il cambio auto della banda a San Lazzaro, dove un testimone notò un quarto uomo".

Fa suo l'appello a indagare ancora anche il deputato dem Andrea De Maria: "Occorre approfondire il contesto di quelle azioni criminali, che assunsero un carattere eversivo e destabilizzante della democrazia". "I Savi - ha detto ieri Anna Stefanini, madre di Otello - non possono provare alcun pentimento. Stiamo attenti a farli uscire, non vorrei si finisse come con Angelo Izzo (autore della strage del Circeo, ndr) che ha ammazzato ancora". Parla dei permessi premio anche Rosanna Zecchi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime: "Penso che questa non sia giustizia".

Grigolon ha ricordato i vigili del fuoco morti in provincia di Alessandria e i poliziotti uccisi in servizio a Trieste: "Come i nostri carabinieri avevano trovato l'amore e la forza di mettersi al servizio degli altri", lanciando un appello ad abbassare i toni. Anche il generale di brigata Claudio Domizi ha preso la parola: "Andrea, Otello, Mauro, non vi dimentichiamo. Non dimentichiamo tutti quei berretti rimasti a terra, impregnati di sangue, di tanti servitori dello Stato".

Parole di comprensione per il dolore dei familiari dal sindaco Virginio Merola: "Le persone che hanno sofferto non potranno mai dimenticare, ma la giustizia in Italia è dovuta al nostro sistema democratico che i criminali della Uno Bianca hanno disprezzato, ma di cui oggi godono i vantaggi". "Condivido la rabbia dei familiari delle vittime" ha scritto su Fb la candidata del centrodestra alle Regionali Lucia Borgonzoni, mentre il governatore Stefano Bonaccini ha espresso sui social "solidarietà all'Arma dei carabinieri".

 

 

 

 

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