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Libia. Haftar bombarda il Collegio militare: "70 morti: guerra ai turchi" PDF Stampa
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di Fiorenza Sarzanini


Corriere della Sera, 5 gennaio 2020

 

Bombardamento aereo delle forze del generale Khalifa Haftar nell'operazione chiamata "Vulcano di rabbia". La chiamata alle armi del generale Khalifa Haftar, sabato, invocava "il jihad e la mobilitazione generale" contro l'intervento militare turco. E la risposta dei suoi miliziani non s'è fatta attendere. Secondo fonti ufficiali sarebbe di 28 studenti morti e 18 feriti il bilancio - provvisorio - di un bombardamento aereo delle forze del generale sul Collegio militare di Tripoli: anche se le forze di Haftar sostengono invece di aver causato almeno 70 vittime.

La minaccia dell'Italia - Sale dunque, inevitabilmente, anche la minaccia per l'Italia, sia per l'arrivo di barconi carichi di migranti, sia per la possibile offensiva fondamentalista. Un rischio tanto elevato da convincere il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a intensificare i contatti con alleati e Unione Europea, ma soprattutto con i possibili partner in Africa e Medio Oriente.

La linea è dunque tracciata: cauti nelle critiche agli Stati Uniti e a Donald Trump per l'attacco in Iran, cooperanti con i Paesi che hanno un ruolo attivo nella negoziazione con i libici. Un doppio binario che Di Maio indica chiaramente: "Se vogliamo provare a raggiungere un risultato bisogna usare anche la testa, non solo il cuore. E soprattutto non bisogna perdersi: la priorità è la Libia, soprattutto per i nostri interessi geostrategici e per la minaccia terroristica che abbiamo a poche centinaia di chilometri, col rischio di nuovi flussi incontrollati verso l'Italia". Adesso l'obiettivo per il ministro degli Esteri è "far riacquistare all'Italia il ruolo naturale di riferimento nel Mediterraneo. Perché il dossier libico è quello più importante, la partita su cui ci giochiamo la faccia". Sulla Siria, e ora in particolare sull' Iraq e l'Iran, Di Maio rimane convinto che sia "necessario coinvolgere tutti gli attori".

Ma lascia intendere che quando si parla di Tripoli nel "tutti" ci sono soprattutto sia Ankara, sia Mosca. "Perché bisogna fare una triangolazione e su questo anche gli Stati Uniti concordano", ripete, sottolineando di averne parlato con il segretario di Stato americano Mike Pompeo al ritorno dal Libano e di aver ricevuto "il massimo sostegno per la nostra azione nel Mediterraneo".

La missione di martedì in Libia - Ecco perché martedì volerà in Libia per una nuova missione e poi si sposterà al Cairo per partecipare all'incontro organizzato dal collega egiziano Same Shoukry con Grecia, Cipro e Francia.

Ma già domani sera incontrerà a Roma il rappresentante dell'Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell e il collega tedesco Heiko Maas. Incontro riservato per mettere a punto una strategia comune che possa servire a mediare tra le forze in campo in Libia. Durante la visita a metà dicembre, Di Maio aveva avuto colloqui sia con il generale Haftar, sia con il premier Al Serraj in un tentativo di collaborazione che però difficilmente potrà adesso portare frutti. Anzi.

Dopo l'annuncio di Erdogan sull'intervento militare e la reazione di Haftar, l'Italia dovrà giocare una nuova partita diplomatica e certamente non potrà farlo da sola. Di Maio appare però scettico sulla possibilità che un risultato possa arrivare dalla Conferenza di Berlino prevista nelle prossime settimane.

"Su questo - dice - sono d' accordo con Pompeo. Le "foto opportunity" non servono, noi dobbiamo puntare sulla missione Ue". Hanno già annunciato la propria partecipazione francesi e britannici "e dobbiamo coinvolgere anche gli altri Paesi africani" vicini al popolo libico "ma ignorati dalla conferenza di Berlino".

Per questo subito dopo Il Cairo Di Maio andrà in Tunisia e in Algeria: "Siamo in prima linea, dobbiamo avere un ruolo attivo. Bisogna mettere da parte la propaganda". È convinto "di dover dare il massimo perché di terreno se ne è perso fin troppo, ma come Italia dobbiamo provare a recuperare. Non ho la bacchetta magica né la verità in tasca, ma so cos' è il sistema Paese". Ma è consapevole che la crisi internazionale di queste ore, e quella altrettanto grave in Libia possono avere conseguenze drammatiche per il nostro Paese.

 

 

 

 

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