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Calabria. Progetto "Liberi di scegliere": presentata la proposta di legge PDF Stampa
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di Domenico Grillone

 

Corriere della Calabria, 1 gennaio 2020

 

Rilanciare il programma "Liberi di scegliere" che il presidente del Tribunale per i minorenni Roberto Di Bella ha voluto raccontare in un libro che ripercorre i suoi vent'anni di servizio nella comunità reggina, attraverso una legge dello Stato. E' l'obiettivo delle associazioni "Libera" e "Centro Comunitario Agape" che hanno discusso, nel salone delle udienze del tribunale per i minorenni reggino, assieme allo stesso giudice Di Bella, Mimmo Nasone per l'associazione Libera, Giuseppe Marino per le Camere Minorili della Calabria, Patrizia Surace Giudice Onorario, l'on. Dalila Nesci firmataria del disegno di legge Liberi di scegliere e Mario Nasone, presidente del Centro Comunitario Agape, la proposta di legge della stessa onorevole pentastellata.

"Il percorso ancora è lungo - dichiara il giudice Di Bella nel corso dell'incontro - al momento noi ci muoviamo con dei protocolli governativi elaborati dal Ministero dell'Istruzione, Giustizia, Famiglia. Protocolli legati a volontà contingenti, situazioni estemporanee ed hanno una durata limitata nel tempo. La legge garantirebbe una continuità giuridica, sociale ed economica al progetto, per questo è molto importante". Ma per fare questo, spiega il Giudice, "abbiamo bisogno di investimenti stabili, economici, culturali, di una prospettiva di lungo periodo perché il fenomeno criminale è soprattutto un fenomeno culturale, a maggior ragione qui in Calabria. Noi lo riscontriamo giorno dopo giorno durante la nostra attività".

Si ricorda che il percorso "Liberi di scegliere" ha dato l'opportunità a tanti minori che vivevano in contesti familiari di ndrangheta di rompere con i clan di appartenenza e fare delle esperienze significative di crescita e di responsabilizzazione. Da qui l'esigenza di normare un percorso da tutti considerato virtuoso.

"Dal lavoro del giudice Di Bella e dai vari protocolli di legalità Liberi di scegliere, firmati in questi anni - sottolinea Dalila Nesci, promotrice della proposta di legge - ho elaborato, grazie anche all'aiuto del presidente Di Bella, questa proposta di legge che spero venga presto calendarizzata e discussa. E' stata già depositata nel mese di agosto, Siamo nella fase della presentazione e pubblicazione ed il testo è già visibile. Ho ritenuto importante mettere al centro dell'attenzione del nuovo governo questo tema e quindi abbiamo sistematizzato nel testo di legge questo percorso attraverso un meccanismo di comunicazione tra gli uffici giudiziari, penali, e minorili affinchè si possa subito intervenire per tutelare i minori qualora ci sia necessità".

"Abbiamo inserito la pena accessoria dell'associazione di stampo mafioso - continua Nesci - quando sono coinvolti dei minori nei riguardi dell'imputato perché andiamo a scardinare la dinamica tramandata di generazione in generazione della subcultura mafiosa. Inoltre vogliamo istituire una rete di protezione ed assistenza sociale, sanitaria, psicologica, di inserimento lavorativo sia per i minori che per i loro familiari". Un testo di legge per il quale si presume possa essere approvato all'unanimità.

"In maniera informale - risponde l'onorevole Nesci - so che ci sono sensibilità comuni e diffuse sia nel centrodestra che nel centrosinistra. Però è una materia molto delicata che non può essere approvata in un giorno, non soltanto per le critiche degli anni passati ma perché va ad intaccare la sfera, l'integrità del minore e per questo motivo bisogna andare cauti. Intanto c'è un testo di legge ed è possibile cominciare a discuterlo".

Per Patrizia Surace, Giudice Onorario, "c'è bisogno di uno strumento normativo che possa far diventare una pratica, su tutto il territorio nazionale, quello che è stato una sperimentazione da parte del tribunale dei Minori della città. L'obiettivo è quello di fornire su tutto il territorio nazionale degli strumenti operativi che si muovano all'interno di una cornice stabile che abbia anche dei riferimenti centrali attraverso cui coordinare l'operato, all'interno di tutti i tribunali dei minorenni che ne facciano richiesta, con lo scopo di monitorare l'andamento di questi casi".

"L'investimento istituzionale è già notevole - continua la dottoressa Surace - se consideriamo l'accordo quadro del 2017, i protocolli successivi ed in ultimo quello del 5 novembre del 2019. Questo significa che c'è la massima attenzione delle istituzioni, anche di Ministeri importanti e significativi che avranno un ruolo fondamentale. A questo punto la cornice normativa rappresenta l'ultimo tassello".

Una legge, quella proposta da Dalila Nesci che per Mimmo Nasone di Libera, ha radici lontane. "Nel momento in cui dovrebbe essere approvata diverrebbe un grande strumento al servizio dei ragazzi che purtroppo vivono in contesti di mafia e non solo. Darebbe un sostegno concreto a quelli che sono dei percorsi già avviati e quelli in itinere e che adesso hanno bisogno di concretezza. Una cornice istituzionale che intanto riconosca l'efficacia di questo servizio che ormai ha radici nel 1980 grazie a don Italo Calabrò con le prime esperienze di accompagnamento di questi minori ma tutto si è fondato sul volontariato".

"Oggi - continua Mimmo Nasone - se non fosse stato per l'aiuto concreto della Cei, non avremmo avuto grandi risorse dal punto di vista economico per portare avanti tutti quei servizi strutturali che servono a garantire la riservatezza e la sicurezza sia delle mamme che dei minori. Ecco perché la legge diventa uno strumento necessario, oggi più che mai. Ovviamente la legge dovrebbe accompagnarsi ad altri interventi che coprano a 360 gradi non solo i danni subiti dai ragazzi ma che serva a prevenire tante situazioni con una serie di politiche sociali, del lavoro, della cultura che in qualche modo possano aprire gli occhi ai ragazzi per fare delle scelte libere. La libertà delle scelte si fonda soprattutto sull'opportunità che i ragazzi hanno di formarsi una coscienza ed una consapevolezza".

Anche per Giuseppe Marino, rappresentante delle Camere Minorili della Calabria, dopo la sperimentazione del percorso "occorre riuscire a far diventare legge quello che è stata una attività che ha portato frutti positivi sia per i minori intercettati nel percorso ed anche per lo Stato che a tal modo ha potuto far valere le sue prerogative attraverso un percorso virtuoso: non lo Stato che condanna ma lo Stato che aiuta ad iniziare una nuova vita". Per Mario Nasone dell'Agape l'incontro con il Giudice Di bella e gli altri ospiti ha rappresentato un momento di sintesi ma anche di rilancio.

"Nel senso che, conclusa la sperimentazione - spiega Nasone - vista la positività di questo lavoro che non è pretestuoso definire rivoluzionario, è giunto il momento che questo percorso abbia una validazione soprattutto da parte delle istituzioni. Ovviamente non riteniamo che la legge sia salvifica, che possa risolvere tutti i problemi perché qui si tratta di fare una rivoluzione culturale a 360 gradi, ma la legge può essere uno strumento importante per mettere dei tasselli, delle certezze. Per cui noi abbiamo voluto questo incontro per lanciare questa prima proposta di legge, elaborata dall'onorevole Nesci, sulla quale speriamo che poi si apra un dibattito tra tutte le forze politiche in modo tale da trovare una sintesi".

"E' chiaro - sottolinea il rappresentante dell'Agape - che nel momento in cui il giudice Di Bella va via, le preoccupazioni sono tante. E il rischio è che tutto possa essere vanificato. Certamente non vogliamo una legge che favorisca l'allontanamento dei minori dalle famiglie, come qualcuno ha malignato. Vorremmo si attuasse una strategia diversificata, che possa sostenere i minori all'interno del proprio nucleo familiare, fare molta prevenzione e soprattutto investire risorse perché qui occorrono operatori (che non ci sono), educatori, assistenti sociali, psicologi. E ricordiamo che i figli dei mafiosi sono in tutta Italia anche se da noi il problema è più acuto. Essere figli di mafiosi non è una colpa e si può uscire se si danno a questi ragazzi delle opportunità. Speriamo che assieme alla legge si apra un dibattito che coinvolga non solo gli addetti ai lavori ma anche tutti quelli che in qualche modo hanno dei ruoli educativi, di prevenzione. E speriamo che anche la Regione Calabria mantenga le promesse fatte, ma al momento non mantenute, perché occorre la collaborazione di tutti. Da questa esperienza tre sono stati i segnali più importanti: i ragazzi che sono usciti, le donne che hanno deciso di rompere con i clan e gli stessi mafiosi, detenuti, che durante alcuni incontri in carcere gli stessi hanno considerato il presidente Di bella come un giudice che vuole bene ai loro figli".

 

 

 

 

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