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Processi sui mass-media, così muore la Giustizia PDF Stampa
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di Paola Giordano


Quotidiano di Sicilia, 22 novembre 2019

 

Indagati alla gogna ma poi silenzio "colpevole". Intanto, si arena la riforma: c'è un'intesa sul processo civile, fumata nera però su penale e soprattutto sulla prescrizione. L'art. 27, comma 2, della nostra Costituzione stabilisce che "l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva".

La realtà, però, ci racconta molte volte tutta un'altra storia perché le sentenze di condanna arrivano sempre più spesso dalle pagine dei giornali, dalle televisioni e dal web, dove quasi quotidianamente si celebrano processi a danno di questo o quell'indagato, peggio ancora se si tratta di un personaggio noto all'opinione pubblica. Se poi questi risulta innocente, quegli stessi salotti televisivi e quegli stessi giornali che hanno già emesso la sentenza di condanna sembrano dimenticare di dare il giusto spazio alla conclusione delle indagini o dei processi, se favorevoli all'indagato o all'imputato.

La riforma della giustizia annunciata dal ministro Alfonso Bonafede, intanto, rimane arenata. Le forze politiche che compongono il governo Conte hanno raggiunto proprio ieri un'intesa sulla riforma del processo civile che verosimilmente approderà in Consiglio dei ministri la prossima settimana. Fumata nera, invece, sul processo penale e prescrizione.

Eppure le tante storture del sistema sono sempre lì, note a tutti ma ancora irrisolte: errori giudiziari, ingiusta detenzione, durata irragionevole del processo, per citare i più eclatanti. Quest'ultimo, insieme alla riforma del Csm, finito nel caos dopo il "caso Palamara", è uno dei punti cardine della riforma che Bonafede ha nel cassetto ormai da mesi.

Lunghezza processi. Il testo della riforma del ministro Alfonso Bonafede prevede una durata massima di sei anni per i processi sia nel civile sia nel penale, superati i quali i giudici rischiano un illecito disciplinare.

Prescrizione. La legge cosiddetta "Spazza-corrotti" prevede che con la sentenza di primo grado non decorrano più i termini della prescrizione. Il blocco dei termini entrerà in vigore dal prossimo 1 gennaio. Ciò vuol dire che la prescrizione si fermerà solo entro i termini del giudizio di primo grado, mentre non decorrerà più e quindi non verrà applicata nei successivi gradi del giudizio, e ciò sia che si tratti di assoluzione sia che si tratti di sentenze di condanna.

Riforma Csm. Per superare l'attuale sistema legato alle correnti, è prevista l'introduzione del sorteggio tra i candidati al Consiglio superiore della magistratura prima della elezione vera e propria.

Nell'attesa che si sciolgano questi nodi, gli ultimi dati di errorigiudiziari.com, relativi al 2018, parlano di 895 casi di ingiusta detenzione, 136 dei quali si sono verificati nella nostra Isola, e di quasi 48 milioni di euro sborsati dallo Stato a titolo di risarcimenti per ingiusta detenzione (5,75 dei quali erogati in Sicilia). Numeri spaventosi che insieme a tanti altri indicatori mostrano quanto oggi più che mai sia improrogabile una seria riforma.

 

 

 

 

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