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Treviso. A processo gli otto detenuti che protestarono per le condizioni della cella PDF Stampa
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di Milvana Citter


Corriere del Veneto, 22 novembre 2019

 

Otto carcerati sono stati rinviati a giudizio per la rivolta del 17 febbraio del 2013. Si erano organizzati con olio bollente e bombole di gas da campeggio minacciando di farle esplodere, per aggredire gli agenti di polizia penitenziaria e tentare di coinvolgere anche gli altri detenuti in una sommossa di tutto il carcere di Santa Bona. Scatenando attimi di vero panico all'interno dell'istituto di pena trevigiano.

Una rivolta finita per nove detenuti con la cella d'isolamento e una denuncia. In quegli scontri, infatti, sette guardie carcerarie erano rimaste ferite. E ora, a distanza di 6 anni da quei fatti, su richiesta del pubblico ministero Barbara Sabattini, otto di loro, che oggi hanno tra i 31 e i 47 anni di nazionalità marocchina e tunisina, finiranno a processo con le accuse di resistenza, lesioni e danneggiamento aggravati. La posizione di un altro imputato, nel frattempo espulso dal Paese, è stata invece stralciata.

A scatenare la rivolta dei detenuti reclusi nella cella numero 12, la sera del 17 febbraio 2013, sarebbero state le condizioni di detenzione ritenute precarie dagli imputati. Che dopo alcune rimostranze lecite con il personale di sorveglianza e i dirigenti del carcere, avevano deciso di passare alle vie di fatto e inscenare la rivolta. Tutti i detenuti di quella cella, avevano iniziato a rovesciare le brande e rompere mobili e suppellettili.

A scagliarli contro i muri, facendo intervenire gli agenti penitenziari. Ma contro di loro era pronto un vero e proprio piano d'attacco. E appena le guardie avevano tentato di entrare nella cella, avevano scagliato loro addosso olio bollente, riscaldato sulle bombolette a gas da campeggio che tenevano in cella, e che avevano poi avvolto in stracci imbevuti di liquido infiammabile. Minacciando di farle esplodere e far saltare in aria l'intero carcere. Una vera e proprio sommossa che ha rischiato di degenerare.

Perché dopo il lancio di oggetti, i detenuti avevano colpito gli agenti che cercavano di riportare la calma, scalciando e tirando pugni a destra e a manca. Gli operatori, seppur contusi, erano riusciti a bloccarli ma non era ancora finita, perché vistisi bloccati i detenuti della cella 12 avevano tentato di incitare i compagni delle altre celle a ribellarsi e continuare la rivolta in tutta la struttura. Fortunatamente non c'erano riusciti ed erano finiti in isolamento.

Mentre gli agenti feriti venivano accompagnati in ospedale per essere visitati, medicati e dimessi con prognosi da 5 ai 10 giorni per le contusioni e lievi ustioni causate dall'olio bollente. Per quei fatti tutti e nove erano stati denunciati e ora, a sei anni di distanza dovranno affrontare un processo.

Anche se alcuni di loro, hanno completamente cambiato vita e oggi sono fuori dal carcere, lavorano e hanno una famiglia. La giustizia però, presto o tardi presenta il conto e per loro è arrivato ieri mattina quando, assistiti dagli avvocati Carlo Cianci, Diego Melioli, Paola Miotti, Luca Motta e Valentina Sartor, sono comparsi davanti al Gup Bruno Casciarri per l'udienza preliminare. Su richiesta della procura, tutti sono stati rinviati a giudizio, il processo inizierà il 20 ottobre del 2020.

 

 

 

 

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