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Se il bambino va in carcere ad incontrare un familiare recluso PDF Stampa
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di Rosalba Miceli

 

La Stampa, 21 novembre 2019

 

Le visite dei bambini al familiare in carcere rappresentano esperienze ad alto impatto emotivo, potenzialmente traumatico: preoccupazioni, ansia, imbarazzo, paura, ma anche attesa e gioia si alternano e si compenetrano durante quei brevi momenti di incontro tra bambini e detenuti. Alcuni sanno già cosa aspettarsi perché la visita al familiare in carcere è ormai un appuntamento fisso, per altri invece è la prima volta che varcano la soglia del carcere.

Come sostenere e tutelare i minori che entrano in contatto con la realtà penitenziaria? Come evitare che venga compromesso il loro sviluppo psico-affettivo? Il progetto Bambini e Carcere, sviluppato da "Telefono Azzurro" in collaborazione con il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (Dap), nasce nel 1993 a Milano presso la Casa Circondariale di San Vittore, con l'obiettivo di tutelare i diritti di quei bambini che accedono al carcere per fare visita a un loro genitore o parente detenuto.

Il progetto intende mettere in pratica il principio sancito dall'articolo 9 della Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia secondo cui "il bambino i cui genitori, o uno dei due, si trovano in stato di detenzione, deve poter mantenere con loro dei contatti appropriati". Contatti che alimentano la relazione di attaccamento reciproco, mantenendo i legami affettivi.

Di recente l'accordo con il DAP è stato rinnovato con la firma del protocollo di intesa che regola le attività di "Telefono Azzurro" nelle strutture carcerarie di tutta Italia. Portato avanti dall'impegno dei volontari e dai consulenti di "Telefono Azzurro", il progetto attualmente è operativo in 24 Istituti penitenziari italiani. Nello specifico, il progetto Ludoteca prevede la creazione di spazi e di tempi a favore dei minori con lo scopo di creare un clima sereno e accogliente e di facilitare la relazione e l'espressione delle emozioni tra bambino e genitore o parente detenuto.

I volontari rappresentano una presenza sensibile e discreta che accompagna i minori in tutte le fasi, dai controlli preliminari fino al momento di entrare, durante i colloqui e al momento della separazione. La fase di pre-accoglienza è precedente all'incontro con il familiare detenuto: in questi momenti carichi di aspettative, i volontari cercano di allentare la tensione che si crea con le procedure di entrata nel carcere; segue l'incontro con il familiare in ludoteca o nella sala colloqui. I volontari che gestiscono questa fase animano alcuni momenti, in modo particolare i laboratori, creando occasioni significative per la crescita psico-affettiva del minore.

Dopo il colloquio giunge il momento del distacco. È un momento molto delicato. Le aspettative iniziali sono state in qualche modo soddisfatte? O rimane ancora qualcosa da dire, da fare, un ultimo abbraccio, un ultimo saluto... In questi momenti il bambino viene aiutato a concludere positivamente l'incontro e a salutare il familiare detenuto.

Oltre a mitigare nei bambini l'impatto con la realtà carceraria, i volontari di "Telefono Azzurro" si impegnano con i genitori o parenti reclusi per favorire il recupero degli affetti familiari, mediante "gruppi di parola", laboratori di scrittura e colloqui individuali.

 

 

 

 

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