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Migranti. Di Maio: "In Libia 700mila pronti a partire" PDF Stampa
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di Daniela Fassini


Avvenire, 9 novembre 2019

 

L'allarme (politico) del ministro degli Esteri Di Maio, che ha sostenuto il rinnovo con modifiche dell'intesa. L'Oim: la metà di loro non vuole venire in Europa. Solo chi è nei centri di detenzione prende i barconi. "In Libia ci sono 700.000 migranti a piede libero che non sono nei centri. Se si pensa di far saltare la missione della Guardia costiera libica togliamo un potenziale tappo a quei 700mi1a migranti".

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, torna nuovamente a difendere l'accordo con la Libia. E lo fa snocciolando, in modo allarmistico, i numeri del Paese sull'altra sponda del Mediterraneo. Ma c'è anche chi conferma che non è proprio così. Se infatti, da una parte è vero che in Libia attualmente si trovano dalle 650mila alle 700mila persone (fra emigrati e profughi) non tutte sono però intenzionate a lasciare il Paese. Per Flavio Di Giacomo, portavoce Oim il numero indicato da Di Maio è "un numero che in realtà da anni viene citato da varie fonti".

"Anche con Gheddafi si parlava di due milioni di persone pronte a partire, ma abbiamo poi visto in realtà che non è così. Oggi, le stime in nostro possesso parlano di 650-700mila persone emigrate in Libia, di cui una buona metà di questi, circa 350mila, provengono da Niger, Egitto e Ciad, ovvero i tre Paesi confinanti e che sono le tre nazionalità che storicamente non arrivano in Italia via mare".

In realtà, prosegue, il portavoce dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni, "solo quelli attualmente presenti nei centri di detenzione o che vengono discriminati solo per il colore della pelle, potrebbero voler salire su un barcone per fuggire dalle violenze". Ma si tratta comunque, prosegue Di Giacomo, "di una situazione mutevole e troppo dinamica, per cui è impossibile fare qualsiasi previsione su quante persone abbiano intenzione di partire dalla Libia, considerando, appunto, che la Libia è sempre stata per molti un Paese di destinazione". La prima cosa che l'Italia dovrebbe fare "è aiutare questo Paese ad avere una stabilità politica e solo dopo si riuscirà ad aiutare i migranti che sono nel Paese".

L'esponente di Oim ha ricordato che "in questo momento abbiamo 5mila migranti in centri detenzioni, e di questi 3mila sono in centri chiusi in zone di conflitto e rischiano la vita ogni giorno. Non sarei preoccupato sul numero di arrivi che adesso è molto, molto basso - ha concluso - quanto alla protezione dei migranti che purtroppo in Libia sono vittime di violazioni di diritti umani molto serie".

Anche il portavoce di Unicef Italia, parlando di Libia, ha confermato la necessità di affrontare la questione dei diritti umani, ipotizzando una Conferenza internazionale per affrontare una situazione che "rischia di diventare come quella siriana, cioè senza una via d'uscita". "Non c'è dubbio che la questione libica sia una vicenda di carattere internazionale e credo che ci voglia di più di una soluzione tra paese e paese - ha detto il portavoce di Unicef Italia, Andrea Iacomini - Ma dobbiamo essere onesti: la Libia non è un porto sicuro, lo hanno detto le Nazioni Unite e lo ribadiamo.

Di conseguenza qualsiasi soluzione si possa trovare per impedire che madri e figli vengano sistematicamente abusati e violentati dentro i centri di detenzione di questo paese, è la benvenuta". La Libia, ha concluso, "è un Paese che vive una grande crisi umanitaria ma che riguarda tutti, quindi credo che in sede di Nazioni Unite si debba trovare una soluzione".

E sul tema migrazioni, affrontando però la questione in ambito economico - demografico, è ritornato anche il Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, che inaugurando l'anno accademico dell'Università di Cagliari ha lanciato l'allarme sull'invecchiamento della popolazione e il crollo demografico.

"Tra il 2020 e il 2030 il flusso di nuovi migranti (principalmente da Africa e Asia, ndr) potrebbe raggiungere la cifra record di circa 230 milioni di persone, quasi quanto la loro attuale consistenza" ha evidenziato Visco nella sua prolusione. "In Europa, tuttavia, gli arrivi previsti non basterebbero più a impedire una sensibile diminuzione del numero di persone in età attiva".

 

 

 

 

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