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'Ndrangheta, ecco l'alternativa per madri e figli dei boss PDF Stampa
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di Alessia Guerrieri

 

Avvenire, 7 novembre 2019

 

Firmato "Liberi di scegliere", l'intesa tra Miur, Giustizia, Pari opportunità, Cei e Libera per dare una rete di supporto alle famiglie che decidono di dissociarsi dalla vita criminale. Garantire pari opportunità ai minori provenienti da contesti familiari mafiosi, fornendo loro un'occasione alternativa alla vita criminale; valorizzare le potenzialità dei minori che attuano questa scelta creando una rete che li accompagni nella nuova realtà sociale.

E ancora, individuare una rete di famiglie, case famiglia e strutture che diano supporto economico, logistico, psicologoco e lavorativo alle donne e ad interi nuclei familiari che decidono di dissociarsi, a seguito dei loro figli, dai contesti 'ndranghetisti. Sono questi i punti principali del protocollo d'intesa "Liberi di scegliere" stato siglato dal ministro dell'Istruzione, Lorenzo Fioramonti, con i colleghi della Giustizia, Alfonso Bonafede, e delle Pari Opportunità, Elena Bonetti, il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho, il segretario della Cei, monsignor, Stefano Russo, e don Luigi Ciotti, presiedente di Libera, i capi della procura e della procura per i minorenni di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri e Giuseppina Latella, il presidente del tribunale dei minori della stessa città, Roberto Di Bella. Un progetto, la cui fase sperimentale era già partita nel 2018 con il contributo economico della Cei attraverso i fondi per l'8xmille, che in questa seconda fase vede invece la Conferenza episcopale italiana anche tra i firmatari del protocollo.

Un ruolo fondamentale in questo percorso è quello delle madri, delle donne che decidono di dissociarsi dal contesto 'ndranghetistico. "Sono le mamme che da sole, in modo silenzioso, si avvicinano ai magistrati per trovare per loro e i loro figli un'alternativa", ha detto Cafiero de Raho, spiegando che "25 donne si sono già fatte avanti e sono state portate fuori dal contesto 'ndranghetista, mentre altre 25 sono in attesa".

L'intervento dei ministri e della Cei consente di guardare al progetto per il futuro come un grimaldello che cerca di scassinare un sistema chiuso. "La 'ndrangheta si sgretolerà - ha aggiunto - quando si capirà che al di fuori ci sono prospettive di miglioramento. I criminali ci saranno sempre ma non sarà il sistema criminale di oggi".

"La lotta alla criminalità è complessa", ha detto il ministro Fioramonti, sottolineando l'importanza "della sfida di ricreare un contesto familiare per ragazzi che si trovano a nascere in contesti affettivi che non fanno il loro bene. Ed è compito dello Stato ricreare le condizioni per permettere a tutti i ragazzi e le ragazze di fiorire". L'iniziativa - ha spiegato poi il ministro Bonafede - "sancisce la dimensione più bella giustizia, quella più alta. Sbagliamo se pensiamo alla giustizia nel perimetro in un'aula di tribunale. Giustizia è legalità, è formare le giovani generazioni a vivere in maniera onesta e libera".

Dobbiamo far capire - ha aggiunto - che "si possono recidere i legami con la 'ndrangheta. L'ambizione è dare speranza a chi non l'ha mai avuta". Il fatto che si assicuri un'alternativa ai minori che vivono in contesti di criminalità organizzata o che siano vittime della violenza mafiosa e che "la assicuriamo anche ai familiari che escono dalle logiche criminali - ha sottolineato la ministra Bonetti -, credo ci porti al cuore di ciò che è il senso più alto delle istituzioni che abbiamo l'onore di rappresentare".

Quel che è certo è che "occorre una svolta perché sono 164 anni che noi parliamo di mafia. Nonostante l'impegno di chi ha sacrificato la propria vita, c'è tutta la nostra gratitudine, ma serve una svolta", ha detto don Luigi Ciotti, presidente di Libera, intervenendo al Miur per la firma del protocollo. "Bisogna cambiare la prospettiva. Perché se è avvenuto ciò forse lo abbiamo anche permesso - ha aggiunto - Uno scatto in più deve essere fatto da tutti. La mafia più pericolosa è la mafia delle parole, parlare e non fare. Ne abbiamo sentite tante nel corso degli anni".

 

 

 

 

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