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Carceri. Il legislatore dovrebbe fermare il libero arbitrio dei giudici PDF Stampa
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di Bruno Ferraro*


Libero, 23 ottobre 2019

 

Il sistema carcerario e la stessa funzione della pena in carcere sono tra gli argomenti più discussi, sia nell'immaginario collettivo sia nelle analisi di studiosi e giuristi. Sussistono pregiudizi di ogni genere in ordine ad un istituto vecchio come il mondo, per il quale la nostra Costituzione stabilisce il principio che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato, preparandolo al ritorno nella società con caratteristiche diverse da quelle che lo hanno portato dietro le sbarre.

Alcune situazioni evidenziano il permanere di equivoci su cui è opportuno fare chiarezza. Custodia cautelare. Vigendo il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza, le ordinanze restrittive del gip su conforme richiesta del pm dovrebbero costituire l'eccezione. La sensazione invece è che se ne faccia un uso eccessivo, con il paradosso della restituzione alla libertà a distanza di pochi giorni e spesso di poche ore, con una sostanziale delegittimazione delle Forze dell'Ordine.

Così non va: tocca al legislatore introdurre dei correttivi ed ai giudici di intervenire. Capienza carceraria. Il numero delle carceri in Italia è più che sufficiente. Al netto dei detenuti in custodia preventiva la percentuale di utilizzo sarebbe senz'altro adeguata e sarebbe evitato il fenomeno del sovraffollamento. Quando esistevano ancora le Preture (fino al 1999), ciascuna di esse era dotata di una o più celle destinate agli arrestati ed ai soggetti non pericolosi. Il problema da affrontare è invece quello dei contatti fra i detenuti, per evitare che le carceri si trasformino in scuole del crimine.

Minorenni detenuti. Gli Istituti di osservazione ed i reclusori per i minorenni sono sufficienti per numero e qualità del trattamento. I vari servizi vengono assicurati da personale in gran parte preparato e motivato. La permanenza in tali strutture di soggetti che hanno commesso reati prima dei 18 anni evita i rischi di promiscuità con i maggiorenni.

Madri detenute. Nel 2018 ha fatto molta impressione il caso di una mamma trentunenne di nazionalità tedesca che a Rebibbia ha scaraventato i due figli nella tromba delle scale provocandone la morte. Al di là del fatto che le madri detenute erano in Italia solo 52 (25 straniere) e che in genere godono di molte attenzioni, quale sarebbe l'alternativa: il diritto a rimanere libere o l'affidamento dei loro figli a famiglie di affidatari?

Stranieri detenuti. Costituiscono un problema, sia per il loro numero complessivo, sia per l'entità di coloro che sono in attesa di giudizio (quindi non estradatili), sia per la varietà legislativa dei Paesi di loro provenienza. La permanenza in carcere crea il paradosso di un onere economico a carico dello Stato. Per i condannati la soluzione c'è ed è quella del trasferimento dell'espiazione nei loro Paesi e non nelle nostre carceri, generalmente più generose ed accoglienti. È questo il compito cui dovrebbe attendere il Ministero della Giustizia.

 

*Presidente Aggiunto Onorario Corte di Cassazione

 

 

 

 

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