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Gli educatori delle carceri chiedono il riconoscimento giuridico PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 12 ottobre 2019

 

Stato di agitazione dell'Associazione Nazionale Funzionari del Trattamento (Anft). Gli educatori che operano in carcere sono una figura importantissima nell'opera trattamentale per il detenuto. Insieme al recluso e ad altre figure professionali l'educatore costruisce un progetto educativo e di reintegrazione dell'individuo nel contesto sociale, coinvolgendo i servizi pubblici, le agenzie territoriali, le associazioni e le singole persone che si rendono disponibili. Questi progetti possono essere realizzati non solo all'interno del carcere, ma anche attraverso strumenti legislativi che consentono al detenuto di scontare la sua pena all'esterno dell'istituto, in famiglia o in altre situazioni di vita.

A proposito delle misure alternative, il lavoro dell'educatore mira anche a valutare la possibilità per il detenuto di scontare la pena fuori dal carcere. Però la realtà è che tale figura professionale non solo è carente, ma non ha un adeguato riconoscimento in senso giuridico ed economico della specificità del ruolo.

Per quest'ultimo motivo, l'Associazione Nazionale Funzionari del Trattamento (Anft) ha promosso uno stato di agitazione per fare pressione al governo affinché ne sia atto. "Da diversi mesi - spiega in un comunicato l'Anft - è in corso un dialogo tra questa associazione e i vertici politici e di alta amministrazione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria in ordine alla necessità della istituzione, nell'ambito dell'organico della Polizia penitenziaria, di un ruolo tecnico ricomprendente il profilo dei funzionari del trattamento".

L'Anft aggiunge che "nella piena convinzione di rendere organico e sistematico il contributo professionale e di esperienze che tale profilo fosse in grado di procurare al corpo di Polizia penitenziaria, l'Amministrazione, in sede di Tavolo sul riordino delle carriere delle Forze di polizia, ha proposto e ribadito tale necessità". Però ha dato atto che "a fronte di tale evidenza, documentata nella piattaforma associativa, le altre componenti del Tavolo suindicato, non hanno condiviso, e non ne sono neppure immaginabili le motivazioni, la proposta".

L'accoglimento di questa proposta, oltre a rispondere ad un interesse dello Stato, determinerebbe un adeguato riconoscimento in senso giuridico ed economico della specificità del ruolo dei funzionari giuridico pedagogici nell'esecuzione penale, che, come detto, rivestono un ruolo centrale nelle attività intramurarie di osservazione e trattamento dei soggetti condannati e di rilevazione dei bisogni degli stessi e consentirebbe allo Stato italiano di aderire alle esortazioni contenute nelle Regole penitenziarie europee deliberate dal Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa e contenute nella Raccomandazione agli Stati membri. La regola n. 79 di tale raccomandazione prevede, infatti, l'attribuzione agli operatori penitenziari, tra i quali gli educatori, i benefici spettanti agli appartenenti alle Forze dell'ordine.

 

 

 

 

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