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Piacenza. Suicida poliziotto penitenziario del carcere delle Novate PDF Stampa
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piacenzasera.it, 12 ottobre 2019


Un poliziotto penitenziario di 53 anni, da molti anni in servizio nel carcere di Piacenza, si è tolto la vita in mattinata, suicidandosi presso la propria abitazione. A darne notizia è Domenico Maldarizzi della Uil-Pa Polizia Penitenziaria Emilia Romagna. "Non sappiamo - afferma - se in questo caso c'entrino o meno le pessime condizioni di lavoro degli agenti, ma di certo non si può sottacere sul fatto che nell'ultimo periodo per molti appartenenti alle forze dell'ordine, ed in particolare alla Polizia Penitenziaria, questo triste trend sia in continua ascesa".

"Una strage silenziosa - sottolinea Maldarizzi - quella di chi si toglie la vita tra gli appartenenti alle forze dell'ordine, a dimostrazione che l'accesso a strumenti letali e particolari situazioni lavorative di stress sono tra i "fattori incidenti" considerati dagli psichiatri nella valutazione clinica del rischio di suicidio".

"È vero - precisa il sindacalista - è difficile arginare questo rischio suicidio per il numero di variabili a cui sono esposti i membri delle forze dell'ordine, ma è pur vero che l'Amministrazione ben poco fa per diminuire le azioni stressogene del nostro lavoro o per cercare di captare disagi anche familiari".

"Le esperienze pregresse, che pure sono state realizzate a macchia di leopardo sul territorio nazionale, hanno dimostrato che i "centri di ascolto" o gli "sportelli psicologici", per evidenti ragioni, non sono frequentati o non sono da soli sufficienti: perciò l'Amministrazione, oggi, deve analizzare le cause dello stress - carenze di personale, strutture, mezzi, attrezzature, insufficienze formative - ma soprattutto deve cercare di prevenire gli eventi critici ai quali i poliziotti possono essere coinvolti in qualità di spettatori, soccorritori e protagonisti durante l'espletamento del proprio servizio al punto di mettere a dura prova le capacità di adattamento".

"Questi eventi possono avere un effetto traumatico e potenzialmente lesivo dell'idoneità specifica del lavoratore, sia per colui che è rimasto vittima dell'infortunio/incidente, sia per coloro che hanno assistito direttamente all'intervento o prestato soccorso. Questo induce nel personale un significativo senso di isolamento sociale e fisico, che suscita un sentimento di abbandono da parte della propria amministrazione, una tendenza a confrontare la propria condizione con quella dei detenuti, una monotonia e ripetitività del lavoro che possono risultare dannosi ed ingigantire eventuali problemi personali".

"Ci stringiamo - conclude Il Segretario della Uil-Pa Polizia Penitenziaria Emilia Romagna - con tutto l'affetto e la solidarietà possibile al dolore indescrivibile della moglie, dei familiari, degli amici e dei colleghi a cui vanno i sentimenti del più vivo cordoglio da parte di tutta la Uil-Pa Polizia Penitenziaria".

 

 

 

 

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