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Sanremo (Im): detenuto 44enne con aids conclamata muore per una crisi cardiocircolatoria PDF Stampa
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Sanremo News, 25 maggio 2010

È morto questa mattina alle 5.30, mentre stava riposando sulla branda della sua cella, un 44enne detenuto in carcere a Sanremo, Giuseppe Bonafè. L’uomo, secondo quanto confermato dalla dirigenza della casa circondariale di Sanremo, soffriva di crisi cardiorespiratorie ed era affetto da Aids conclamata. Questa mattina si è sentito male ed ha cercato di scendere dalla brandina, chiedendo aiuto anche ai suoi compagni di cella. Questi hanno subito chiamato gli agenti della Polizia Penitenziaria che, intervenuti, hanno anche parlato con il detenuto. Questo ha avuto un’ulteriore crisi e, sul posto, sono stati prontamente chiamati i medici del 118.
Sono state praticate le cure necessarie ma, purtroppo, per l’uomo non c’è stato nulla da fare. Il medico legale, arrivato poco dopo, ha confermato l’insufficienza cardiorespiratoria acuta. Il detenuto era stato trasferito da qualche mese dal carcere di Chiavari a quello di Sanremo. “Dispiace moltissimo di quanto accaduto - ha dichiarato al nostro giornale il Direttore del carcere matuziano, Francesco Frontirrè ma, come in questo caso, purtroppo molte volte in carcere finiscono soggetti che hanno svolto una vita non molto tranquilla. In questo caso eravamo di fronte ad un caso conclamato di Aids e, come confermato dal medico legale, escludiamo totalmente che la morte si da attribuire ad una caduta dalla branda”.
Sul caso è intervenuto il sindacato Uil-Pa: “Chi il carcere lo conosce davvero, ha gioco facile a prevedere anche le tragedie che all’interno di esso possono capitare. Quindi questa morte non ci coglie impreparati, perché ampiamente preannunciata. Quando si insiste nell’ammassare persone in spazi incompatibili con la dignità e la vivibilità, quando ci si ostina a voler determinare condizioni inumane di detenzione non possono non capitare certe cose. È noto a tutti che i letti a castello con tre piani sono potenzialmente pericolosi. Purtroppo siamo a commentare una morte che si poteva e si doveva evitare”. È chiaro e diretto il Segretario Generale della Uil Pa Penitenziari, Sarno, nel commentare la morte di un detenuto, Giuseppe Bonafè.
“Purtroppo la politica approccia quello che l’esimio Presidente Ciampi ha giustamente definito un dramma con tempi e modi ordinari, quando invece la straordinarietà della situazione imporrebbe soluzioni e tempi straordinari. La melina sul Ddl sulle carceri denota una insensibilità di fatto alla tragedia umanitaria che si consuma nelle nostre galere. Ogni giorno - continua Sarno - ci tocca aggiornare i macabri elenchi luttuosi di morti avvenute dentro le mura. Il personale assiste attonito ed impotente a questa carneficina, vittima anch’esso di un sistema statico ed incapace di indicare un percorso di gestione e di soluzioni. Più volte avevamo denunciato e lanciato l’allarme sul carcere sanremese. Allarmi e denunce rimasti inascoltati. Oggi l’istituto conta la presenza di 367 detenuti, quando ne potrebbe contenere al massimo 209”.
La Uil Penitenziari ricorda l’appello del Presidente Napolitano inviato alla recente Annuale del Corpo di Polizia Penitenziaria: “Come non dare ragione al Presidente Napolitano quando invita, direi esorta, i politici e la politica a rendere concrete le tante parole che si spendono sull’universo carcere. Il magma che ribolle nelle viscere delle carceri è ben noto agli operatori penitenziari di cui si continuano ad ignorare appelli ed allarmi. Siamo alla vigilia di una stagione che si connoterà per violenze e proteste. Nello stato attuale in cui versa il Corpo di polizia penitenziaria non può, perché impossibilitato, far fronte alle emergenze. Di questo si abbia coscienza e conoscenza. Per questo - conclude il segretario della Uil Pa Penitenziari - occorre determinare con immediatezza quelle implementazioni delle piante organiche del Corpo, che oggi scontano un deficit di circa 7mila unità. Penso a quanto accaduto ad Opera. Anche ciò ampiamente previsto. Lo avevamo detto che la mancanza di uomini, di mezzi e persino di carburante avrebbero potuto mettere a rischio processi e diritto alla difesa. Ed è puntualmente accaduto. Come puntualmente accadrà ciò che preannunciamo da tempo”.
 

 

 

 

 

 

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