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Manette agli evasori, il testo M5S: le pene salgono fino a otto anni PDF Stampa
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di Luciano Cerasa


Il Fatto Quotidiano, 11 ottobre 2019

 

Hanno scritto quanto promesso, perché lo hanno detto ovunque di voler azzannare i grandi evasori. Lo predica da settimane il premier Conte, lo ha garantito poche ore fa il Guardasigilli Bonafede: anche di fronte alle titubanze del ministro dell'Economia, il dem Roberto Gualtieri, manifestate un paio di giorni fa in audizione alla Camera: "Sul carcere agli evasori non ci sono misure allo studio".

E invece ecco le pene molto più alte per gli evasori, assieme a soglie di punibilità molto più basse, ridotte di un terzo e talvolta di un quarto. Eccola la linea dura del ministero della Giustizia, contenuta nella bozza di normativa inviata al Tesoro per essere inserita nel decreto fiscale. Ma chissà quanto rimarrà delle misure draconiane dopo i tavoli e le trattative con il Pd. Difficile valutare l'impatto delle norme pensate dai tecnici di Via Arenula, tarate sulla linea del Movimento. Più severe anche di quelle proposte nel dicembre scorso in un emendamento alla legge Anticorruzione dalla presidente della commissione Giustizia, Francesca Businarolo.

"Sulla lotta all'evasione facciamo sul serio, va fatto per la maggioranza dei cittadini che è corretta e porta sulle spalle il peso dello Stato", ha ribadito ieri a Montecitorio la viceministra dei 5Stelle all'Economia, Laura Castelli. Il giro di vite sui reati tributari è in quattro mosse. Viene rafforzato l'impianto sanzionatorio e vengono abbassate le soglie oltre le quali scatta il penale, alzate dalla riforma di del governo Renzi nel 2015.

A queste si aggiungono misure complementari, come la possibilità di confiscare i beni dei condannati e l'estensione della responsabilità amministrativa alle società per i reati tributari. Andiamo con ordine.

Nelle sanzioni di natura patrimoniale si rendono applicabili anche a chi sia stato condannato per delitti tributari misure pensate per il contrasto ai crimini mafiosi. Si consente il sequestro e la confisca dei beni e delle disponibilità finanziarie del condannato in via definitiva per le quali non sia in grado di giustificare la legittima provenienza.

Il giudice potrà disporre la confisca anche nei casi di estinzione del reato, come l'amnistia e la prescrizione. Ma si è operato anche sul versante penale, con una stretta della riforma renziana e un aumento delle pene. Con le nuove norme viene punito con la reclusione da quattro a otto anni (invece che da 1 anno e sei mesi a sei anni) chiunque si avvalga di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e che indichi in una delle dichiarazioni annuali relative, elementi passivi fittizi. Se l'ammontare è inferiore a euro 100 mila (la vecchia soglia era fissata a 150 mila) si applica la reclusione da 1 anno e sei mesi a 6 anni.

La dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici è punita con la reclusione da tre a otto anni e non più da un anno e sei mesi a sei anni. La dichiarazione infedele, finora punita con una pena da uno a tre anni, passa a due fino a cinque anni di carcere. Basta che l'imposta evasa sia superiore ai 100 mila euro e non più ai 150 mila. Inasprimenti di pena sono previsti anche per l'omessa dichiarazione e per le emissioni di fatture per operazioni inesistenti. Se l'importo non rispondente al vero indicato nelle fatture o nei documenti, per periodo d'imposta, è inferiore a 100 mila euro, si applica la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni.

L'occultamento o la distruzione di documenti contabili vengono perseguiti portando la reclusione prevista finora da un minimo di un anno e sei mesi a sei a una previsione compresa tra tre e sette anni. Il penale nell'o - messo versamento di ritenute scatta oltre un ammontare di 50 mila euro e la soglia per gli omessi versamenti Iva scende a 100 mila euro. Nel 2015, Renzi aveva alzato le soglie rispettivamente a 150 mila e 250 mila.

Insomma, si torna a prima della riforma. Altra novità introdotta è la punibilità delle società come responsabili dei reati tributari. In sostanza viene estesa anche a queste fattispecie la responsabilità amministrativa prevista dalla legge 231 del 2001. Nello schema 5S si applica il sequestro e la confisca anche in danno della persona giuridica, cioè la società, se beneficiarie degli illeciti tributari e il cui patrimonio non era direttamente aggredibile.

La nuova norma, si legge nella relazione tecnica, punta a superare le incertezze interpretative manifestatesi in giurisprudenza sull'applicabilità dell'attuale disciplina sulla sequestrabilità e confiscabilità dei beni per i delitti tributari commessi in associazione o per reati presupposti dei delitti di riciclaggio o auto-riciclaggio, la truffa ai danni dello Stato o il falso in bilancio, per i quali sarà chiamata a rispondere anche la società nell'interesse della quale sono stati commessi.

 

 

 

 

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