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"Un genitore che dà amore è sempre un buon genitore, anche se detenuto" PDF Stampa
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di Maria Giovanna Cogliandro


larivieraonline.com, 6 ottobre 2019

 

Intervista a Francesca Racco, membro dell'Osservatorio Nazionale Adolescenza. Ci sono bambini che non sono mai andati a vedere una partita di pallone con il proprio papà, mai un giro in bici o una giornata al mare insieme. Un papà che non c'è neppure a tavola a Natale o per i compleanni.

Ci sono bambini che il proprio papà lo vedono solo una manciata di ore al mese, dopo aver oltrepassato un grande cancello, superato i controlli di sicurezza, per potergli parlare da dietro un vetro. Per capire quale possa essere l'impatto che può avere la carcerazione di un genitore sullo sviluppo del bambino abbiamo intervistato Francesca Racco, psicologa e psicoterapeuta, membro dell'Osservatorio Nazionale Adolescenza.

 

È più traumatico assistere all'arresto di un genitore o accorgersi improvvisamente della sua scomparsa senza che nessuno gli spieghi nulla?

La separazione forzata da una figura di riferimento è sempre un avvenimento impattante sulla psiche di un bambino, questo porta con sé vissuti di angoscia, disperazione e, talvolta, anche vero e proprio terrore. Allo stesso tempo vivere la scomparsa di un genitore senza capirne il motivo, ma sentendone solo la sua assenza, genera un senso di vuoto che non permette di dare un senso a ciò che accade e quindi genera confusione, incredulità, con conseguente senso di abbandono e possibili sensi di colpa.

 

Mentire dicendo che il padre si trovi, ad esempio, all'estero cosa comporta per il bambino?

Ai bambini bisogna sempre dire la verità e, considerato che questo sarebbe una bugia, non va bene. I bambini hanno bisogno di concretezza per poter dare significato a ciò che accade, anche se doloroso. Hanno diritto di mantenere i rapporti affettivi col genitore detenuto e dunque di vivere la relazione recandosi presso l'istituto penitenziario per gli incontri, cosa che non può avere luogo se il minore sa che il genitore è all'estero. Inoltre, il bambino potrebbe domandarsi il perché il genitore non viene a trovarlo e andare incontro al pensiero di non valere abbastanza tanto da non meritare il suo ritorno.

 

Come spiegare a un bambino che il padre (o la madre) è in carcere perché ha commesso un crimine?

È una comunicazione dura, quanto necessaria. Sempre meglio che i bambini sappiano come siano andate le cose da una persona di fiducia, piuttosto che dai compagnetti o dai media. L'importante è fargli capire che anche se un genitore ha commesso un'azione sbagliata non è necessariamente una persona sbagliata.

 

Proclamarsi innocenti per vergogna è un buon modo per proteggere il bambino?

Non è certamente facile dire certe verità ai figli, a volte quelle che vengono chiamate bugie a fin di bene, nascondono la difficoltà nel parlare di certi temi con i più piccoli, nonché il tentativo di difenderli da una realtà che può far molto male. In ogni caso quando ci si confronta con i bambini bisogna tenere sempre bene a mente che essi hanno prima di tutto bisogno di sperimentare sicurezza e amore. Quindi ancora una volta ribadisco che occorre dire sempre la verità, ma con un linguaggio a misura di bambino, corredato sempre dalla certezza che il legame affettivo è sopra ogni cosa.

 

Spesso la situazione viene raccontata utilizzando il "noi": "ce l'hanno con noi", "ci perseguitano", "ci vogliono fare del male"... cosa comporta questo stravolgimento della realtà per il bambino?

I bambini più sono piccoli e più guardano il mondo con gli occhi dei genitori. Questo "noi" è ingiusto, perché rischia di intaccare la percezione del mondo esterno e in casi gravi porta a vivere il mondo come ostile e pericoloso.

 

Nella nostra società il successo è diventato un valore fondamentale. Un genitore in carcere è avvertito come un perdente. Come far comprendere a un bambino che, sebbene il padre sia in carcere, rimane sempre il padre e deve aver fiducia in lui?

È vero che il successo, come mai prima d'oggi, ha un ruolo elevato nella considerazione della società, ma non credo che il genitore in carcere sia sempre un perdente. Ho conosciuto detenuti che hanno davvero affrontato un percorso rieducativo e che, dopo aver scontato la pena, con il reinserimento nella vita quotidiana si sono dati un seconda possibilità e hanno vinto l'errore. Così facendo, peraltro, hanno potuto dare l'esempio che "chi sbaglia paga" e che le conseguenze sono

dure e dolorose.

 

Cos'è più sbagliato, trattare il figlio di un detenuto con compassione perché visto come un bambino che cresce circondato da criminali o trattarlo con sprezzo perché immaginato come futuro criminale?

Probabilmente entrambe. Voglio fare un premessa, ogni bambino è sempre una creatura meravigliosa che non può e non deve espiare le eventuali colpe dei genitori. Partendo da questo presupposto, tutti i bambini hanno gli stessi diritti e a maggior ragione se intendiamo la detenzione del genitore come fattore di rischio, il contesto esterno dovrebbe costituire fattore di protezione. Quindi occorre capire il vissuto doloroso di questi bambini, non etichettandoli a priori, ma aiutandoli a costruire relazioni sociali sane.

 

Si può essere buoni genitori incontrando i propri figli da dietro un vetro?

Sicuramente la detenzione di un genitore intacca la serenità di un figlio, ancor più se è piccolo. I bambini non hanno le stesse risorse cognitive di un adulto e proprio per questo hanno bisogno di vedere il genitore e sentire la sua presenza. In caso di detenzione, cessa la libertà ma non l'essere genitore. Il genitore ha il diritto e il dovere di continuare a essere un buon genitore, garantendo l'affetto necessario atto a contenere la drammaticità della situazione. Un bambino ha sempre bisogno dell'amore dei genitori, qualunque cosa accada. Il genitore che dispensa amore è sempre un buon genitore, anche se detenuto.

 

Ci sono, poi, quei bambini che si trovano dietro le sbarre da neonati, detenuti insieme alla madre. Che impronta lascia un'esperienza del genere?

In questi casi il sostegno alla genitorialità e la possibilità di poter frequentare anche spazi esterni, rappresentano risorse fondamentali per evitare ripercussioni anche gravi sullo sviluppo di questi bambini.

 

Quali potrebbero essere le azioni di sostegno ai rapporti bambini-genitori detenuti?

Prima di tutto, bisogna capire che è un diritto fondamentale del bambino mantenere la relazione affettiva con il genitore anche se detenuto. Basterebbe applicare sempre la Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti, che evidenzia tutte le buone prassi per il mantenimento di relazioni familiari di qualità, incidendo così positivamente sullo sviluppo e sull'equilibrio psicofisico dei minori. Dovrebbe, ad esempio, essere sempre garantita una sede facilmente raggiungibile e i bambini non dovrebbero andare incontro a viaggi estenuanti per poter incontrare il proprio genitore. I contatti dovrebbero essere regolari e frequenti e importantissima sarebbe la presenza di personale esperto a sostegno dei più piccoli. Quando ci sono di mezzo i bambini, certamente vittime innocenti, niente dovrebbe essere considerato un privilegio. Purtroppo spesso accade il contrario, ed è così che sono pochi gli istituti dove le stanze sono accoglienti e belle, dove sono presenti spazi verdi in cui passeggiare e correre insieme o ambienti dove poter svolgere attività piacevoli e di crescita con i propri genitori. Nella mia attività da psicoterapeuta ho avuto modo di accogliere più volte storie strazianti di bambini che vivevano i colloqui con forti crisi di ansia, arrivando anche al rifiuto per il forte dolore percepito, interrompendo di fatto la relazione genitore-figlio. Dobbiamo mettere tutte le forze in campo affinché questo non accada, perché i figli dei genitori detenuti hanno gli stessi diritti di tutti gli altri bambini.

 

 

 

 

 

 

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